{"help": "https://www.opendatacomunideimessapi.it/it/api/3/action/help_show?name=datastore_search", "success": true, "result": {"include_total": true, "limit": 100, "records_format": "objects", "resource_id": "014f586b-5df7-454b-b07a-3313a491fa27", "total_estimation_threshold": null, "records": [{"_id":1,"Id":1,"Nome_Originario":"Padreterno","name":"Padreterno","Uso":"Azienda agricola","Descrizione":"Andando da Francavilla verso Latiano, per La vecchia via Appia, si trova la Masseria dopo circa 4 km. Svoltando sulla destra e percorrendo per qualche centinaio di metri su una strada rurale. Fin dal 1800 è ricordata come un poggio, cioè una modesta struttura rurale a supporto delle attività economiche agricole e zootecniche. Un illustre veterinario francavillese, G. Caló, nella relazione igienico-sanitaria del 1877 riferisce che apparteneva a Galasso Giuseppe vi si allevavano 80 pecore. Nel nostro secolo è passata a Gargaro M. Maddalena, cui è rimasta fino al 1980. In quella data è stata acquistata da Montinari Francesca. Oggi ha un nuovo proprietario: Montanaro Cataldo. La Masseria ha un'estensione di circa 5 ettari, coltivati fino a qualche anno fa a vigneto e oliveto. Attualmente il vigneto è stato spiantato e sostituito da colture intensive. II complesso edilizio architettonicamente esprime l'idea del poggio, anche se nelle carte dell'I.G.M. è denominato masseria. Un porticato, adiacente alla costruzione principale, introduce in una corte sulla quale si affacciano stalle e locali di deposito. Le abitazioni sono dislocate al piano superiore. 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La sua denominazione risale al nome di un facoltoso proprietario terriero del '700, Giuseppe Rinato Pipino, che possedeva, oltre a beni cittadini, la masseria di S.Cecilia e gran parte di terre circostanti. Nei documenti del 1798 la masseria è indicata come un poggio ed è accatastata al suddetto Pipino, pur comparendo in testa a D. Donato Resta: «più possiede dei beni ereditari del fù D. Giuseppe Rinato Pipino suo zio, a lui appartenuti dopo la morte della di costei vedova D.na Francesca Salerno, che ne godea l'usufrutto, vita di lei durante, una masseria sita a S. Cecilia ed accatastata al detto fu Pipino». Nei documenti precedenti viene riportata l'esistenza nella stessa zona di un poggio denominato di Paolo Emilio, col quale nome ancora oggi è indicata la contrada. Molto probabilmente quel poggio era l'attuale masseria Pupini che forse è stata radicalmente modificata nel corso del tempo. Nel 1800 apparteneva ancora agli eredi Resta, dai qual, passò a Gargaro Giovanni, cui risulta appartenere nel 1877. A quei tempi si praticava un modesto allevamento di bestiame consistente in un centinaio di pecore, che è rimasto tale fino ad alcuni decenni or sono.","Fotografia1":"0B4DfLW7B1EjGNFNaTkhBOU1SOHM","Link1":"https://drive.google.com/uc?export=download&id=0B4DfLW7B1EjGNFNaTkhBOU1SOHM","Fotografia2":"0B4DfLW7B1EjGaUZVV0NFVWdTWkE","Link2":"https://drive.google.com/uc?export=download&id=0B4DfLW7B1EjGaUZVV0NFVWdTWkE","Fotografia3":"","Link3":"","Fotografia4":"","Link4":"","Fotografia5":"","Link5":"","Lat":"40.538489","Lon":"17.653558","Image":"https://drive.google.com/uc?export=download&id=0B4DfLW7B1EjGNFNaTkhBOU1SOHM","Imageok":"https://drive.google.com/file/d/0B4DfLW7B1EjGNFNaTkhBOU1SOHM/preview"},{"_id":3,"Id":3,"Nome_Originario":"Donna Annella","name":"Donna Annella","Uso":"In stato di abbandono","Descrizione":"Si trova a circa 7 km dall'abitato, quasi al confine coll'agro di Latiano; è raggiungibile per la strada vicinale Paolo dell'Aglio oppure dalla via Appia. Non è riportata nella carta dell'I.G.M. ed è ignorata nei documenti fin dal 1800. È diroccata ed allo stato di rudere; si evidenziano poche componenti la cui lettura risulta alquanto problematica. I resti fanno pensare ad un'antica masseria con caratteristiche di iazzo. I modesti locali di abitazione si sviluppano su un unico piano. Vi è invece una presenza abbastanza cospicua di residui di stalle, depositi e ricoveri. Importante doveva essere l'arco d'ingresso che portava in un ampio cortile delimitato in parte dalle costruzioni rimaste e in parte da un massiccio muro a secco, di cui manca completamente quello di sinistra. L'origine può essere datata nel XVII sec., ma il suo sviluppo sarà stato contestuale a quello delle masserie d'allevamento nel 1700, anche se probabilmente questa masseria non ha avuto un ruolo determinante nel territorio. Nel 1727, secondo la Platea del Feudo di Francavilla, apparteneva al Venerabile Monastero delle Monache di S. Chiara con la denominazione di Donna Indella.","Fotografia1":"0B4DfLW7B1EjGZjNndkw1WmZhODQ","Link1":"https://drive.google.com/uc?export=download&id=0B4DfLW7B1EjGZjNndkw1WmZhODQ","Fotografia2":"0B4DfLW7B1EjGekhHb2lzZVpBdkU","Link2":"https://drive.google.com/uc?export=download&id=0B4DfLW7B1EjGekhHb2lzZVpBdkU","Fotografia3":"0B4DfLW7B1EjGaUhhcy1WVzFsa00","Link3":"https://drive.google.com/uc?export=download&id=0B4DfLW7B1EjGaUhhcy1WVzFsa00","Fotografia4":"","Link4":"","Fotografia5":"","Link5":"","Lat":"40.541839","Lon":"17.656921","Image":"https://drive.google.com/uc?export=download&id=0B4DfLW7B1EjGZjNndkw1WmZhODQ","Imageok":"https://drive.google.com/file/d/0B4DfLW7B1EjGZjNndkw1WmZhODQ/preview"},{"_id":4,"Id":4,"Nome_Originario":"Don Giulio","name":"Don Giulio","Uso":"Azienda agricola","Descrizione":"Per raggiungerla bisogna percorrere la via Francavilla F.-S. Vito dei Normanni e, superato il cimitero, svoltare a destra per una strada rurale che fiancheggia il Canale Reale. La masseria è dopo circa 6 km. Sulle carte dell'I.G.M. e in altri documenti è chiamata erroneamente Donna Giulia. Riferisce P. Palumbo che la masseria «D. Giulio, che prese il nome di D. Giulio Palmieri, aveva una estensione di tomola 455; 367 pecore e 26 bovi; pagava la decima alla commenda di Maruggio e al principe Francavilla ed alcuni canoni alla Mensa Vescovile di Oria; confinava con la masseria Rodia di D. Luca dell'Aglio. Fu comperata con subasta nel settembre 1672 dal procuratore del convento (delle Clarisse) don Orazio Melone per ducati 3,300». Al Venerabile Monastero delle monache di S. Chiara è appartenuta fino al tempo della soppressione degli ordini religiosi, nel primo decennio del 1800. Così viene descritta nel catasto onciario del 1753: «[...] in feudo di questa terra nel luogo detto la contrada di S. Livino una Masseria detta di D. Giulio, consistente in casamento, curti, aia, giardino ed in tomola 268 di terre semensabili e tumola cento novanta cinque di terre macchiose giusta i beni di D. Luca Dell'Aglio da tramontana, beni del D. Paolo dell'Aglio da ponente, beni degli eredi del Dr. Giuseppe di Niccolò Forleo da scirocco, feudo di S. Giacomo da tramontana ed altri. In detta masseria sono gli bestiami: bovi di carretta para due, bovi aratori para cinque, vacche para sei, giovenchi di fatica para due, pecore n. duecento trenta, capre n. trenta». Successivamente al primo decennio del 1800 ha avuto diversi proprietari: nel 1877 si riscontra il cavaliere Francesco Ferreri; nel 1970 è accatastata a Prete Angelo Gualtiero e Argese Grazia (livellaria); oggi è proprietario Saponaro Nicola, che ne conduce la modesta azienda in forma diretta. L'estensione della masseria è di un ettaro, coltivato a vigneto e a colture intensive; si allevano 7 capi di bovini e animali da cortile; la produzione del latte è impiegata per la trasformazione in prodotti caseari. Nonostante le trasformazioni operate specialmente negli ultimi tempi, la masseria presenta elementi della sua struttura originaria circondata da un solido muro perimetrale a secco. L'attuale accesso all'abitazione è sulla strada vicinale a nord-est, dove si legge la data del 1874, che ricorda sicuramente un periodo di restauro del vecchio impianto. Qui, in alto e in corrispondenza della porta, v’è una caditoia, simbolo della diffusa esigenza della sicurezza degli abitanti della masseria. Però l’ingresso originario doveva essere a nord, dove ancora v’è l’arco che richiama, nella sua semplicità, le porte cittadine. Questo immette in uno spazio aperto nel quale non ci sono tracce delle sue antiche utilizzazioni. Si può supporre che ci fossero recinti per animali. Tutti i corpi di fabbrica sono allineati sulla sinistra: stalle con coperture di tegole, depositi e le abitazioni. 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Altri storici la ricordano perché è stata avanzata l'ipotesi che nello stesso luogo in cui essa sorge, si trovava la «famosissima et antichissima città di Rodi, patria di Ennio». La masseria si raggiunge percorrendo la via per S. Vito dei Normanni per circa 900 metri e sulla destra la strada interna per 5,200 km. La sua origine, stando alle notizie di Pietro Palumbo, risale al XVI secolo e «fu venduta da Bernardina Milizia e Antonio Monaco ad Ottavio e Cesare di Core Forleo con istrumento del 1591 del notare Agostino Danuscio di Francavilla. Tredici anni dopo (passò) agli eredi di Antonio di Core Forleo e quindi ai dell'Aglio e ai Clavica». Il Palumbo non fa menzione in questi passaggi dell'appartenenza della masseria ai Cotogno, come si rileva molto chiaramente nel catasto onciario del 1638: «Giuseppe Francesco Cotogno, nobile, anni 19, per la massaria detta Rodia e Lanzafame di tomola 110 di terre, cioè di fattizze tomola 60 e di macchiose tomola 50 stimate le fattizze a ducati 8 il tomolo, e le macchiose a' cavalli 15 il tomolo, sono in tutto ducati 555 once 92.25. Per due carrette forzate stimate ducati 30 sono once 5. Per la giumenta, che terrà per lo uso stimata ducati 20 sono once 1. Per li bovi aratori n. 10 stimati ducati 10 l'uno sono ducati 100 once 16.20». La denominazione successiva ed attuale della masseria deriva dal nome del sacerdote Luca dell'Aglio che l'aveva ereditata da Paolo dell'Aglio agli inizi del 1700. Al reverendo Luca dell'Aglio è accatastata nel 1753 come una «Masseria nominata Rodia sita nel medesimo Feudo di questa Terra con abbitato, e casi membri ad uso dei coloni, curti, suppenne, vasi d'acqua, e tumola 90 di terre semensabili e n. venti macchiose, giusta li beni di Cataldo Scardini da ponente, feudo di S.Giacomo da tramontana, beni del Reverendo monastero di S.Chiara da levante, scirocco. Nella masseria (vi sono) bovi di carretta para due, bovi aratori para due, pecore n. 150, due giumente, capre n. cinque». Alla fine del secolo è divisa in quote ai discendenti di Paolo dell'Aglio, tutti residenti fuori feudo: D. Giuseppe e dell'Aglio, nobile vivente di Genzano, D. Saverio dell'Aglio della Vetrana. «Dai dell'Aglio fu acquistata nel 1792 dal notar Ciro Misa, poi i discendenti vendettero agli attuali possessori: eredi Gioacchino Iurlaro e Giuseppe Ialffaldano» afferma Feliciano Argentina, storico locale. Ma nel 1809 risulta appartenere soltanto a Giuseppe dell'Aglio con la denominazione «lo Rene», e Generoso Calò, nella sua relazione igienico sanitaria del 1877, riporta come proprietari della masseria: Misa Pietro e lurlaro Luigi. Evidentemente la masseria ha avuto nell'800 passaggi di proprietà meno semplici di quanto ha riferito Argentina. Fino al 1971 risultava accatastata agli eredi lurlaro. Oggi è di proprietà di Saponaro Gennaro e di Affaldani Giuseppe, di Bari. Viene distinta in Don Luca grande e piccola, ma l'estensione della masseria è notevolmente limitata, perchè negli ultimi decenni il terreno è stato frazionato e venduto in particelle. La struttura architettonica appare come un elegante complesso piuttosto residenziale che masserizio. Ha complessivamente caratteri diversi dalle classiche masserie, pur presentando alcuni elementi tipici e consueti, come il portale di ingresso, laterale al corpo di fabbrica, il massiccio muro a secco perimetrale, locali adibiti a fienili e a stalle, giardini di agrumeti. Sulla destra si sviluppa, quasi staccata eppure inserita nel contesto, Don Luca piccola, più semplice nell'impostazione e nella distribuzione degli spazi. Entrambi nel corso del tempo hanno subito trasformazioni e modifiche, finalizzate a renderle confortevoli abitazioni, permanente per i Saponaro, stagionale per gli Affaldani. Poco distante dalle costruzioni della masseria sorgeva un chiesetta e v'era ancora un'ampia aia, che oggi non esistono più, perchè abbattute venti anni fa per far posto all'impianto di un tendone.","Fotografia1":"0B4DfLW7B1EjGT3h2eFdIN3d6ekE","Link1":"https://drive.google.com/uc?export=download&id=0B4DfLW7B1EjGT3h2eFdIN3d6ekE","Fotografia2":"0B4DfLW7B1EjGV2N1V09sS2VqLTA","Link2":"https://drive.google.com/uc?export=download&id=0B4DfLW7B1EjGV2N1V09sS2VqLTA","Fotografia3":"0B4DfLW7B1EjGdGdPckRIdTNVTEk","Link3":"https://drive.google.com/uc?export=download&id=0B4DfLW7B1EjGdGdPckRIdTNVTEk","Fotografia4":"0B4DfLW7B1EjGRmR6T0VyMG5QT0E","Link4":"https://drive.google.com/uc?export=download&id=0B4DfLW7B1EjGRmR6T0VyMG5QT0E","Fotografia5":"","Link5":"","Lat":"40.56419","Lon":"17.642059","Image":"https://drive.google.com/uc?export=download&id=0B4DfLW7B1EjGT3h2eFdIN3d6ekE","Imageok":"https://drive.google.com/file/d/0B4DfLW7B1EjGT3h2eFdIN3d6ekE/preview"},{"_id":6,"Id":6,"Nome_Originario":"Guardiola","name":"Guardiola","Uso":"Azienda agricola","Descrizione":"Il complesso edilizio, in completo stato di abbandono, si può raggiungere dalla strada per S. Vito dei Normanni svoltando a destra km 4,600 dall'abitato di Francavilla. La masseria, malgrado lo stato di disfacimento e le aggiunte di epoche successive, presenta ancora i segni del suo monumentale aspetto edilizio. La struttura originaria complessiva è a forma rettangolare. Una colombaia, sul lato nord, rialzata rispetto al piano di costruzione, fa pensare ad un portale di accesso alla masseria, oggi scomparso. A sinistra un secondo portale immette in un lungo locale ricoperto da tegole, probabilmente stalle o rifugi per animali. All'interno si apre una corte, chiusa da un poderoso muro a secco, irrobustito da contrafforti; in essa si sviluppano verso sud, a destra recinti aperti e delimitati da muri, a sinistra un corpo di fabbrica a due piani, oggi purtroppo cadente. A piano terra di quest'ultimo vi erano locali con volte a botte, al primo piano v'era l'abitazione del proprietario; una stretta scala interna immette in un salone da cui si accede in due camere con volte a crociera e su un terrazzo posteriore, che si affaccia su un giardino. A sinistra della costruzione si intravedono i resti di una capiente cisterna e di una cappella, riccamente affrescata con dipinti di immagini sacre. La chiesetta è per metà crollata, rimane solo una parete laterale e parte di quella frontale sulla quale resiste alla inevitabile distruzione un bellissimo affresco, sicuramente eseguito da mano esperta (l'autore potrebbe L. Delli Guanti) raffigurante l'«Estasi di Santa Teresa». Anche se a stento si riesce a leggerne l'insieme, traspare dal dipinto una chiara ispirazione al complesso scultoreo omonimo che il Bernini nel '600 ha eseguito per la chiesa di Santa Maria della Vittoria a Roma, dove tuttora si trova. La Santa viene rappresentata mentre è colpita dal dardo dell'angelo, che si intravede sullo sfondo. La scena principale appare, tuttavia, l'immagine della «Natività», oggetto dell'estasi della Santa, quasi un tema nel tema, di cui colpisce la figura della Madonna col Bambino, presentata con realistico senso di maternità, mentre allatta il proprio figlioletto, quasi in una consueta scena di vita quotidiana. Illeggibili immagini di Santi incorniciate in nicche, decorano la restante parete laterale. La cappella, le cisterne, il forno e la complessità degli spazi riservati ai cortili e a rustici testimoniano l'importanza e l'autonomia economica raggiunta in passato dal complesso masserizio. L'origine della masseria si può datare nel XVI sec.. Pietro Palumbo afferma che essa compare nel catasto del 1604 «in testa» ai Cotogno. Nel catasto onciario del 1636 si legge «Giuseppe Francesco Cotogno, per la massaria nominata la Guardiola con cappella, giardino, torre, curti, suppenne, case di paglia, acquari, e fosse d'acqua, un cinque chiusure ed altri membri, quale permuta con la massaria sua dotale detta lo spicchiullo (...)». Ancora Palumbo dice che «dai Cotogno la masseria passò ai Martini di Oria e quindi ai Forleo», ma non riporta la fonte di tali notizie. Di certo si può affermare che nel catasto onciario del 1753 la masseria compare tra i beni degli Argentina che risultano proprietari fino al 1971. In quel catasto la masseria compare nel «rivelo» sia di Gioacchino Barone Argentina che in quello del Sacerdote D. Filippo Argentina e viene così descritta: «E più possiede in feudo di questa terra una masseria nominata la Guardiola consistente in casamento, curti, vasi d' acqua , ed altro, ed in tomola 115 di terre seminative, e tomola 29 macchiose giusta i beni dei P.P. Francescani da ponente, e scirocco, beni del Dr. Giannuzzi da tramontana, quelli di D. Luca Dell'Aglio da levante. In detta masseria vi sono bestiami: bovi di carretta para due, bovi aratori para due, vacche due e una somara». La masseria, quindi, è legata per altri due secoli alla famiglia Argentina che solo qualche anno fa l'ha ceduta. Tutto il complesso è indubbiamente uno dei più importanti del territorio; in esso sono inseriti importanti elementi architettonici e lavori pittorici di notevole pregio ed interesse, che per lo stato di degrado in cui si trovano, rischiano di scomparire per sempre. Per questo riteniamo che debba essere sottoposta all'attenzione delle autorità competenti per un suo recupero e restauro.","Fotografia1":"","Link1":"","Fotografia2":"","Link2":"","Fotografia3":"","Link3":"","Fotografia4":"","Link4":"","Fotografia5":"","Link5":"","Lat":"nessunrisultato","Lon":"nessunrisultato","Image":"https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/a/a7/Blank_image.jpg","Imageok":"https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/a/a7/Blank_image.jpg"},{"_id":7,"Id":7,"Nome_Originario":"Feudo Superiore","name":"Feudo Superiore","Uso":"Azienda agricola","Descrizione":"E’ visibile dalla strada prov. Francavilla F.-S. Vito dei Normanni a 5 km dall'abitato; è poco distante dalla masseria Feudo inferiore, alla quale assomiglia nella tipologia architettonica. La masseria Feudo superiore, o di sopra, ha però un'origine più tarda, forse fu costruita da Nicolò Giannuzzi nella seconda metà del 1700. Essa infatti non compare nei documenti anteriori a questo periodo, in cui la masseria Feudo viene presentata unica. (Vedi masseria Feudo inferiore). Sicuramente la parte superiore doveva essere uno «iazzu» di quella inferiore e successivamente è stata ingrandita e trasformata. Anche negli ultimi tempi sono stati aggiunti molti nuovi corpi di fabbrica, adeguati alle esigenze dell'attuale modernizzata azienda zootecnica. La costruzione, ricoperta di un colore rosa antico, si presenta come un palazzo cittadino dell'età degli Imperiali adattato all'ambiente rurale. Per un portico, che attraversa le costruzioni, si accede in una corte, oggi occupata da corpi di fabbrica aggiuntivi, i quali, insieme con le trasformazioni avvenute in diversi tempi, rendono difficile la lettura dell'impianto originario. Fino alla metà del 1800 ha avuto gli stessi proprietari della consorella Feudo inferiore; successivamente registra proprietà diverse. Era comunque una modesta azienda agricola e zootecnica. Prima del 1938 è appartenuta a D. Brigida Forleo; da quella data ad oggi è di Di Summa Anna. Ha un'estensione di c. 67 ettari, coltivati e seminativo col sistema rotativo e pochi ettari a oliveto; 40 ettari sono condotti in affitto da Argese Martino, gli altri ettari a mezzadria da operatori diversi. Si allevano una ventina di capi di ovini e caprini, 56 capi di bovini e animali da cortile. 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Vito dei Normanni, ad appena 3 km dall'abitato. La costruzione presenta le tipiche caratteristiche di una masseria fortezza; non sono sopravvenute nel corso dei secoli aggiunte o trasformazioni tali da renderne difficile la lettura dell'impianto originario, che testimonia l'importanza di questo antico insediamento rurale. L'edificio centrale, articolato su due piani, può essere considerato una villa rustica o residenza rurale, studiata accuratamente negli spazi abitativi, ma anche una torre di difesa come testimoniano le due garitte angolari aggettanti di forma cilindrica. Una scala interna si svolge nello spessore delle ampie murature e arriva fino al terrazzo. Locali coperti da volte a crociera si dispongono sia al piano inferiore che a quello superiore su una pianta rettangolare. Accanto all'edificio-torre si articolano diversi locali adibiti a stalle e a magazzini ed è situato il portale ad arco che immette in un modesto cortile, sul quale, oltre ai corpi di fabbrica, si affacciano una colombaia, stalle e spazi aperti e recintati da muretti a secco. Nel muro perimetrale, a nord, sono inseriti ricoveri chiusi degli animali con ingressi ad arco. La costruzione nel 1600 fu dei Forleo, dai quali passò, agli inizi del 1700, a Nicolò Giannuzzi, stimato e facoltoso uomo di legge. Quest'ultimo nella Platea del Feudo di Francavilla dichiara di «possedere in territorio di detta terra di Francavilla un'altra Masseria, che fu del quondam Gio: Battista e D. Angelica Forleo, chiamata la Masseria grande del Feudo, con abitato, curti, suppenne, vasi d'acqua, un giardino d'alberi comuni ed altri membri, di tomola cinquecento incirca, e per quanti sono terre fattizze, e macchiose chiuse, e aperte, parte delle quali terreni sono redditizie al Feudo del Castello d'Oyra, altre redditizie alla Suddetta Principal Corte di Francavilla, compresi nella presente porzione del Feudo grande, altri redditizi alla mensa Vescovile della Città d'Oyra, altre al Venerabile Convento di S. Francesco d'Oyra, altri al Barone Argentina, ed altri sono franchi ut supra, [...]». Nel catasto onciario del 1753-54 la masseria, chiamata il Feudo, è ancora «in testa» a Nicolò Giannuzzi, di anni 76, [...] consistente in case dì abitazione, di paglia, e di merci, curti, suppenne, vasi d'acqua, ed altri membri, ed in tomola trecento di terreni semensabili, e tomola duecento di terreni macchiosi per uso di erba [...] confinante colli terreni della Masseria del Dr. Pietrantonio, e fratelli di Caniglia a scirocco, colli terreni della Masseria del Dr. D. Carlantonio Forleo da ponente, strada pubblica per S. Vito da levante, lemite partifeudo da tramontana, ed altri [...]. In detta masseria possiede li infrascritti animali: bovi di carretta n. sei, bovi oratori n. dodeci, vacche tra sterpe ed annicchiariche n. dodeci, pecore di frutto n. 282, capre di frutto n. 15». Nicolò Giannuzzi possedeva un grosso patrimonio che tra l'altro comprendeva «[...] nel tenimento di questa Città quattro Masserie grandi ben corredate, cioè la prima nominata lo Riale, che può portare undici parecchi di buoi a mangiatoia; nove altri parecchi a mangiatoia l'altra di S. Croce; altri sei parecchi quella del Feudo di Sopra, ed altri sei parecchi quella del Feudo di Basso, che formano in tutto parecchi trenta due di buoi di fatiga; come pure vi sono quantità di respettive cavalcature, come giumente, e somari, mandre di vacche, mandre di bestiame e caprino, quantità di pollami [...]». Tutti questi beni andarono alla figlia Marianna che «bigotta, ritiratasi in un convento di Manduria e morta a 3 agosto 1796, lasciò malvolentieri ai fidecommissari il grosso patrimonio e diè quello che poté all'Ospedale ed a Manduria». Giovanna Scazzeri, la più prossima dei parenti, oppugnò la disposizione testamentaria e con atto del 2 gennaio 1799 stilato dal notaio Marzo di Napoli, gli Scazzerri ebbero definitivamente il Feudo. Agli inizi del 1800 il Feudo inferiore risulta appartenente a Scazzeri Pasquale con un'estensione di tomoli 83,3, a Scazzeri Giuseppe, Forleo Monda Domenico e Argentina Pompeo con tomoli 151,2. Nel 1877 la masseria risulta di proprietà di Galante cav. Giovanni e vi si praticava un discreto allevamento di bestiame: 8 mucche, 200 pecore, 10 capre, 2 cavalli, un asino. Attualmente appartiene a Di Summa Anna che ne è proprietaria dagli anni trenta di questo secolo ed è condotta in affitto da Manelli Antonio dal 1945. Si estende per 127 ettari, coltivati a seminativo, e 27 ettari ad oliveto; il resto sono zone di pascolo. L'azienda infatti è prevalentemente zootecnica: si allevano 60 capi circa di bovini, 160 capi di ovini e 40 equini tra puledri, stalloni, cavalli da corsa e fattrici. Il massaro sig. Manelli partecipa a competizioni da trotto con i suoi cavalli, conseguendo spesso riconoscimenti locali e nazionali.","Fotografia1":"0B4DfLW7B1EjGdWdUQV9RTXZiY1U","Link1":"https://drive.google.com/uc?export=download&id=0B4DfLW7B1EjGdWdUQV9RTXZiY1U","Fotografia2":"0B4DfLW7B1EjGWjFwM0FJRFB5RjQ","Link2":"https://drive.google.com/uc?export=download&id=0B4DfLW7B1EjGWjFwM0FJRFB5RjQ","Fotografia3":"0B4DfLW7B1EjGbDZ5YzBkdWl2eTg","Link3":"https://drive.google.com/uc?export=download&id=0B4DfLW7B1EjGbDZ5YzBkdWl2eTg","Fotografia4":"0B4DfLW7B1EjGQzBNcDZFVEZlTDQ","Link4":"https://drive.google.com/uc?export=download&id=0B4DfLW7B1EjGQzBNcDZFVEZlTDQ","Fotografia5":"","Link5":"","Lat":"40.557701","Lon":"17.612009","Image":"https://drive.google.com/uc?export=download&id=0B4DfLW7B1EjGdWdUQV9RTXZiY1U","Imageok":"https://drive.google.com/file/d/0B4DfLW7B1EjGdWdUQV9RTXZiY1U/preview"},{"_id":9,"Id":9,"Nome_Originario":"Caniglia","name":"Caniglia","Uso":"Disabitata","Descrizione":"E' situata a pochi chilometri dalla strada provinciale Francavilla F.-S. Vito dei Normanni e si raggiunge percorrendo qualche chilometro della strada vicinale omonima, subito dopo il cimitero. La denominazione deriva dal cognome di uno dei primi proprietari, Leonardo Antonio Caniglia. Della masseria si ha notizia in documenti che risalgono agli inizi del 1600. All'epoca viene così descritta: «Per una massaria in loco detto la Franca appresso riale con torre, case, suppenne, e cortiglio et acquaro, era di D. Marco Peregrino, consistente in tomola centoventiuno e mezzo di terre cioè tomola 18 fattizze da diversi parti stimati a ducati 8 il tomolo sono ducati 90 e tomola 33 di terre macchiose stimati a ducati 10 il tomolo sono ducati 33.2.10 che fra tutto fanno la stima di ducati 307.2.10 sono once 51.10. Per 150 pecore stimate a ducati 25 il centinaio sono ducati 37.2.10 sono once 6.10. Per para dieci di bovi stimati ducati 20 il paro sono ducati 40 sono once 6.20. Per una carretta ferrata stimata ducati 15 sono once 2.15» Da D. Marco Peregrino, probabilmente nel XVI secolo, era passata a Giuseppe Cotogno al quale è accatastata nel 1636. Da questi passò a Leonardo Antonio Caniglia e successivamente ai suoi eredi fino al 1800. Nella Platea del Feudo di Francavilla è descritta nel «rivelo» dei fratelli D.ri Pietro Antonio e Michele Caniglia: (Una massaria di terreni fattizzi e macchiosi sita in luogo volgarmente chiamato lo Reale con abitato, curti, suppenne, vasi d'acqua, giardino d'alberi comuni, ed altri membri, e con un poggio similmente di terreni fattizzi, e macchiosi con curti e una casa a tetto in luogo detto la torretta contiguo ed attaccato alli terreni di detta massaria; [...] quali terreni di detta massaria e di detto Poggio ascendono al numero di duecento settanta in circa, cioè tomoli duecento dieci incirca fattizzi e tomoli settanta in circa tra tostini e macchie, incluso in dette fattizze un vignale di tomoli due, chiamato il Pozzo di S. Massimo, il quale ci pervenne per titolo di permuta assignatoci dal Venerabile ospedale di detta terra, alli quali terreni di detta massaria e poggio confinano li terreni della massaria del dr. Nicolò Giannuzzi da tramontana, le terre della massaria di Pietro Oronzo Salinaro da levante, li terreni della massaria del Venerando D. Onofrio Forleo da ponente, le terre di D. Laura Forleo vedova del quondam Andrea Pipino, altre dotali di Niccolò Gargaro e Geronimo Farina, altre ereditarie del quondam Reverendo D. Giuseppe Carlo di Milato ed altre tutte da scirocco [...]». La decima sia della masseria che del poggio veniva versata alla Marchesal Corte del Castello d'Oyra e alla Principal Corte di Francavilla. Nella relazione di Generoso Calò del 1877 compare di proprietà di Foresio Giuseppe. Al catasto recente risulta intestata a D'Amico Caterina e Di Summa Anna, ma attualmente appartiene agli eredi Di Summa: Marcello e Michele. Ha un'estensione di 14 ettari, coltivati prevalentemente a vigneto. La costruzione si trova in un mediocre stato di conservazione, ma è abbandonata. Imponente nella struttura architettonica, sorge lungo il corso del «torrentaccio» che fu il Canale Reale, dal quale per lunghi anni prese il nome, come ci tramandano i documenti antichi. Ha le sembianze della masseria fortificata, accentuate dal massiccio muro perimetrale da cui è recintata e quasi protetta. È a corte chiusa e richiama l'impostazione tipica della maggior parte delle masserie del nostro territorio. Ha due ingressi ad arco di cui il principale è a nord-ovest. Ad esso adiacente v'è una graziosa colombaia a torretta e, sul lato destro, due ampie stalle e l'ovile, costituito da un susseguirsi di piccoli e bassi vani aperti sul cortile da una progressione di archi. Simile a questo articola un altro ovile sul lato opposto e quasi adiacente al secondo ingresso. Al centro si erge il corpo di fabbrica abitativo costituito da due piani: quello inferiore, formato da ampi locali, che dovevano avere funzioni diverse e attinenti alle attività economiche della masseria (pensiamo che ci fosse il fienile, trappeto, ecc.); quello superiore, comprendente le stanze abitate dal proprietario, molte delle quali si affacciano su terrazze e ne prendono ariosità e luce. E’ singolare constatare che all’abitazione del piano superiore si accedeva per un’ampia scalinata da un ingresso; ai locali del piano inferiore si andava da un altro ingresso. Questo asseto indubbiamente è legato alla funzione e al ruolo del mezzardo, vero conduttore e promotore della vita economica della masseria, il quale occupava la parte inferiore del fabbricato, separatamente dal proprietario. Curti, divisa da bassi muretti a secco, e un giardino completano il complesso masserizio. Al di fuori della recinzione si nota ancora l’esistenza di un acquario situato proprio sulle sponde del Canale Reale, e un ricovero per bovini fornito di mangiatoie e bevitoi in pietra.","Fotografia1":"0B4DfLW7B1EjGekxuc3QyQWJJZEE","Link1":"https://drive.google.com/uc?export=download&id=0B4DfLW7B1EjGekxuc3QyQWJJZEE","Fotografia2":"0B4DfLW7B1EjGVl8xUjhLbXZEajg","Link2":"https://drive.google.com/uc?export=download&id=0B4DfLW7B1EjGVl8xUjhLbXZEajg","Fotografia3":"0B4DfLW7B1EjGMHowUVJGNGdVU2c","Link3":"https://drive.google.com/uc?export=download&id=0B4DfLW7B1EjGMHowUVJGNGdVU2c","Fotografia4":"0B4DfLW7B1EjGUzJ0VVpSbzkyT0U","Link4":"https://drive.google.com/uc?export=download&id=0B4DfLW7B1EjGUzJ0VVpSbzkyT0U","Fotografia5":"","Link5":"","Lat":"40.547522","Lon":"17.605578","Image":"https://drive.google.com/uc?export=download&id=0B4DfLW7B1EjGekxuc3QyQWJJZEE","Imageok":"https://drive.google.com/file/d/0B4DfLW7B1EjGekxuc3QyQWJJZEE/preview"},{"_id":10,"Id":10,"Nome_Originario":"Salinari","name":"Salinari","Uso":"Azienda agricola","Descrizione":"Dista dal centro abitato circa 3 km e si raggiunge percorrendo la strada vicinale Paolo dell'Aglio. È situata in prossimità del Canale Reale e, insieme con la contrada, prende il nome da antichi proprietari, forse i suoi fondatori. Nel catasto onciario del 1636 compare «in testa» a Gio: Matteo Salinaro in comune con la sua nipote Martia. Nella Platea del Feudo di Francavilla «Pietro Oronzio Salinaro della terra di Francavilla con giuramento rivela di possedere in comune ed in diviso con Margherita Salinaro (sua) sorella [...] una masseria nominata delli Salinari consistente in casa d'abitazione, curti, suppenne, vasi d'acqua, e terre fattizze, e macchiose, e tostine al numero di tomola cento cinquanta in circa appresso li terreni della masseria nominata del Feudo del Dr. Nicolò Giannuzzi da tramontana, li terreni della Masseria detta delli Mogaveri del Clerico Leonard' Antonio Mogavero, e della Masseria dello Leccese di Silvestro Scardino da levante, le vigne del Venerabil Convento della Città d'Oyra da scirocco, e li terreni della Masseria del Dr. Pietro Antonio e fratelli de Caniglia da ponente, ed altri; qual masseria è renditizia di decima di frutti, e prezzo alla Marchesal Corte del Castello d'Oyra [...] ». Nella metà del 1700 era passata al Venerabile Convento S. Francesco d'Assisi della terra di Francavilla, forse per una donazione di qualcuno dei Salinari, consisteva «in tomoli 120 di terre semensabili e tomoli 50 chiazzilli, e macchiose». Ai Padri Francescani rimane fino ai primi del 1800 e, in seguito alle soppressioni degli ordini religiosi, passò al Reggio Demanio. In questi anni «la masseria denominata Li Salinari, giusta i suoi notori confini, (è) consistente in terreni si fattizzi che macchiosi, ed in tostini, curti, suppenne, case di abitazione, e di merce, vasi d'acqua ed altri membri, e commodità, ed in un vignale denominato l'ulmo, in Feudo di (questa) Città [...]». Probabilmente fu riscattata dal Demanio negli anni successivi da Di Summa Antonio, che ne risulta il proprietario nel 1877. Da questi è stata tramandata agli eredi fino a qualche anno fa,quando è stata acquistata dal notaio Italo Forleo. Attualmente la Masseria si estende per 75 ettari coltivati a seminativo e vigneto. La costruzione è disabitata e ultimamente ha subito radicali trasformazioni. Quasi l'intero muro perimetrale è stato abbattuto insieme con curti e ricoveri; rimane soltanto la torre a due piani, antica abitazione dei proprietari e, poco distante, una costruzione con stanze per coloni. I pochi resti non permettono una ricostruzione dell’impianto masserizio ma rappresentano tracce evidenti di un’ampia struttura.","Fotografia1":"0B4DfLW7B1EjGYUExbHZmNHRyTFk","Link1":"https://drive.google.com/uc?export=download&id=0B4DfLW7B1EjGYUExbHZmNHRyTFk","Fotografia2":"0B4DfLW7B1EjGTXBJR2pMUnQ3cWs","Link2":"https://drive.google.com/uc?export=download&id=0B4DfLW7B1EjGTXBJR2pMUnQ3cWs","Fotografia3":"0B4DfLW7B1EjGcDAzd29mZ3BLeWM","Link3":"https://drive.google.com/uc?export=download&id=0B4DfLW7B1EjGcDAzd29mZ3BLeWM","Fotografia4":"","Link4":"","Fotografia5":"","Link5":"","Lat":"40.543473","Lon":"17.625983","Image":"https://drive.google.com/uc?export=download&id=0B4DfLW7B1EjGYUExbHZmNHRyTFk","Imageok":"https://drive.google.com/file/d/0B4DfLW7B1EjGYUExbHZmNHRyTFk/preview"},{"_id":11,"Id":11,"Nome_Originario":"Mogaveri","name":"Mogaveri","Uso":"Azienda agricola","Descrizione":"La masseria dà il nome alla contrada omonima, detta anche Moauri, e si raggiunge percorrendo per 3,800 km la strada vicinale Paolo dell'Aglio e per 500 m una strada interna sulla sinistra. È in stato di abbandono, tuttavia conserva abbastanza intatta l'antica struttura edilizia. La tipologia architettonica dell'intero corpo masserizio è quella della struttura a corte, delimitata, ai lati, da muri a secco nei quali si aprono locali ad un piano adibiti a stalle e ricoveri chiusi. Comunicante con un'ampia stalla vi era l'antico trappeto di cui rimangono le macine e tre vasche per il passaggio della sentina. Il portale d'ingresso, ad arco, è inserito in un unico complesso edilizio che si sviluppa a destra con una stalla e un ricovero diroccato, a sinistra con l'abitazione principale a torre che si articola su due piani: il piano terra comprende una stanza con un camino e due locali, di cui uno presenta ancora intatti una pressa olearia a muro e un sistema di canalizzazione per il passaggio dell'olio nella cisterna (deposito) sottostante. Una stretta scala esterna porta locali del piano superiore dove si dislocano le stanze con camini e con volte a crociera. Caratteristica una colombaia chiusa che si erge sulla sommità della costruzione. Posteriormente e ai lati delle costruzioni si aprono ampi spazi recintati da muri a secco, ricoveri aperti per animali e/ o giardini. La masseria è databile alla fine del 1500 e se ne fa menzione in un atto del notaio Ferrari Marsilio del 24 agosto 1596. In alcuni documenti antichi compare con la denominazione «Don Menga», cambiata in Mogaveri dal nome dei suoi primi proprietari cui la masseria appartenne per oltre un secolo. Nella Platea del 1727 è scritto: «Io clerico Leonard'Antonio Mogavero della terra di Francavilla rivelo come fra li corpi stabili siti nel territorio di questa terra vi sono li seguenti fra il comprensorio della presente porzione del feudo del Castello D'Oyra. Una masseria volgarmente chiamata D. Menga con torre, curti, case di paglia, suppenne, acquaro, palombaro, ed altri membri di tomola cento incirca terre tra fattizze e macchiose e tostine appresso li terreni della masseria di Silvestro Scardino chiamata dello Leccese da tramontana, li terreni della masseria dell'eredi del quondam Paolo dell'Aglio da levante, li terreni della masseria chiamata delli Salinari da ponente, la via pubblica che va da questa terra alla suddetta masseria delli eredi del quondam Paolo dell'Aglio da scirocco ed altri. Quale masseria paga l'ottava di frutti, e prezzo, ed annui carlini sei di censo perpetuo alla corte del Castello d'Oyra». Per eredità la masseria passò al nipote Fabrizio Preite, successivamente a D. Francesco Carlo Canonico Lombardi e poi a D. Giuseppe Renato Lombardi della città di Oria ai cui eredi rimase fino al 1800. Alla fine del secolo risulta appartenere a Russo Cosimo e vi si praticava un discreto allevamento di bestiame: 8 vacche, 180 pecore, 14 capre. Fino al 1985 risultava accatastata a Leone Giuseppe.","Fotografia1":"0B4DfLW7B1EjGLThQdUZqaTZXZDg","Link1":"https://drive.google.com/uc?export=download&id=0B4DfLW7B1EjGaUhhcy1WVzFsa00","Fotografia2":"","Link2":"","Fotografia3":"","Link3":"","Fotografia4":"","Link4":"","Fotografia5":"","Link5":"","Lat":"40.550727","Lon":"17.636394","Image":"https://drive.google.com/uc?export=download&id=0B4DfLW7B1EjGaUhhcy1WVzFsa00","Imageok":"https://drive.google.com/file/d/0B4DfLW7B1EjGLThQdUZqaTZXZDg/preview"},{"_id":12,"Id":12,"Nome_Originario":"Paolo dell'Aglio","name":"Paolo dell'Aglio","Uso":"Azienda agricola","Descrizione":"Paolo dell'Aglio, nobile possidente francavillese vissuto tra il XVII e il XVIII secolo, è ricordato nella toponomastica del nostro territorio per la denominazione di un'importante strada vicinale e di un'estesa contrada a nord della città. Col suo nome è inoltre chiamata una masseria, che sulla carta dell'I.G.M. è indicata erroneamente come casa, situata a 5,800 km sulla predetta strada rurale, che porta, parallelamente alla via Appia, in territorio di Latiano. Le sue origini si intravedono nella descrizione che viene fatta nella Platea di Francavilla del 1727, dove è denominata «delli Pischilli». A quell'epoca la masseria apparteneva al dott. Paolo dell'Aglio e ai suoi fratelli e sorelle. E' descritta come una «masseria di terreni fattizzi, e macchiosi ascendenti a tomolo cento dieci incirca, con abitazione, curti, vasi d'acqua, giardino, ed altri membri nominata delli Pischilli pervenutaci dall'eredità del quondam Paolo dell'Aglio nostro zio, fralli quali terreni ve ne sono tomolo cinquanta due incirca redditizi di decima alla Commenda di Maruggio, che sono appresso le terre della Massaria di D. Giacomo Pipino da levante, le terre della medesima Commenda da sirocco, e le terre del Venerando Monastero delle Venerande Monache di Francavilla da tramontana, altri tomolo nove incirca di dette terre sono franche, e li restanti tomolo quaranta in circa di terreni, che sono appresso li terreni della Massaria del Clerico Leonardo Antonio Mogavero da ponente, le terre del poggio di Silvestro Scardino da scirocco, e li terreni della Massaria di detto Scardino chiamata dello Leccese da tramontana, sono renditizi di decima di frutti, e prezzo alla Principal Corte di detta Terra di Francavilla». Ai dell'Aglio la masseria appartenne fino alla metà dell'800. Da Paolo dell'Aglio fu tramandata agli eredi Giuseppe, Saverio e Cesare. La masseria non compare nella relazione igienico-sanitaria di G. Calò del 1877, il che fa supporre che in quel periodo non era più un'azienda zootecnica e forse nemmeno agricola, ma era diventata una residenza stagionale dei proprietari. Oggi la masseria appartiene per metà all'Orfanotrofio ed Educandato S. Orsola, e per metà a Costa Alfredo. È a corte aperta ed è formata da due complessi edilizi quasi distaccati. Il più antico è a due piani e si presenta massiccio ed elegante: al piano inferiore un'ampia stalla è solcata da canali di scolo che portavano l'acqua piovana nelle cisterne sottostanti ed è arricchita da un grande camino. Con il lato destro addossato alle costruzioni abitative c'è una chiesetta, molto semplice, il cui portale è alleggerito in alto da una finestrella ad oculo ovale; all'interno si intravedono tracce dell'antico altare. Sulla destra completa la costruzione un locale di deposito il cui terrazzo è circondato da una balaustra in pietra formata da colonnine di ispirazione barocca. Lungo i lati si dipartono due massicci muri, rafforzati da contrafforti che circondano l'intero complesso, compreso un ampio giardino.","Fotografia1":"0B4DfLW7B1EjGRi1uVURhMnFObjA","Link1":"https://drive.google.com/uc?export=download&id=0B4DfLW7B1EjGRi1uVURhMnFObjA","Fotografia2":"0B4DfLW7B1EjGQTZwLTA0OVZBWUk","Link2":"https://drive.google.com/uc?export=download&id=0B4DfLW7B1EjGQTZwLTA0OVZBWUk","Fotografia3":"0B4DfLW7B1EjGOW4zVGhEOVhzdlE","Link3":"https://drive.google.com/uc?export=download&id=0B4DfLW7B1EjGOW4zVGhEOVhzdlE","Fotografia4":"","Link4":"","Fotografia5":"","Link5":"","Lat":"nessunrisultato","Lon":"nessunrisultato","Image":"https://drive.google.com/uc?export=download&id=0B4DfLW7B1EjGRi1uVURhMnFObjA","Imageok":"https://drive.google.com/file/d/0B4DfLW7B1EjGRi1uVURhMnFObjA/preview"},{"_id":13,"Id":13,"Nome_Originario":"Forleo Inferiore","name":"Forleo Inferiore","Uso":"Azienda agricola","Descrizione":"La denominazione della masseria deriva sicuramente dal nome dei Forleo, arrivati a Francavilla ai principi del sec. XVI con gli spagnoli di Consalvo di Cordova. Quella dei Forleo fu nei secoli successivi una famiglia possidente di numerosi beni urbani ed extraurbani, tra i quali l'omonima masseria. La costruzione è costituita da due complessi, separati tra di loro da un muro divisorio, che si raggiungono da direzioni diverse: dalla strada detta della «Tredicina» dopo un km circa dall'abitato; dalla via provinciale Francavilla F. - Ostuni dopo circa un km e mezzo dal centro urbano. Il primo complesso edilizio appare più antico ed è molto semplice; si sviluppa su due piani e richiama gli elementi architettonici dei palazzi cittadini. Rilevanti appaiono le cornici che sovrastano le finestre laterali. È una masseria a corte chiusa di modeste dimensioni, in stato di semiabbandono. Manca ancora l'energia elettrica. Proprietario è Lupo Gaetano e l'azienda è condotta a mezzadria dai signori Martellotti; ha un'estensione di 50 ettari e si allevano pochi capi di bestiame vario. L'altra costruzione, completamente imbiancata, è stata modificata nel passato ed ampliata negli ultimi decenni; qualche traccia di antico rimane nel muro perimetrale sul lato sinistro e nei rifugi coperti da tegole. Il resto della costruzione è modesta e semplice. Questa parte della masseria è oggi una piccola azienda zootecnica: si allevano 10 capi di bovini, 100 capi di caprini e ovini, 15 suini e animali da cortile; il latte è trasformato in prodotti caseari. Proprietario attualmente è Trisolino Francesco che l'ha acquistata nel 1972 da Argentina Feliciano. Nel catasto onciario del 1636 risulta di proprietà di Carlantonio Forleo che «vive nobilmente»; ubicata «nel territorio di questa Terra in loco detto Pazzano seu C. Riale di tomola cento e vinti in circa». Puntuali riferimenti alla masseria si riscontrano nei catasti successivi, dove viene descritta di modeste dimensioni, ma con «case, curti, capanne, vasi d'acqua, giardino ad uso dei coloni ed altri membri», con gli elementi cioè indispensabili delle masserie settecentesche. I proprietari continuarono ad essere i Forleo, che si tramandarono l'eredità fino alla fine del 1800. La masseria appare per la prima volta divisa tra due proprietari nella relazione igienico-sanitaria di G. Calò del 1877: Forleo Luigi e Lupo Francesco. Gli animali che si allevavano nell'azienda di Forleo Luigi erano 109 pecore. mentre in quella di Lupo Francesco le pecore erano 260 e vi si allevavano anche 90 capre, 2 cavalli, 6 vacche e 2 asini. Successivamente la quota di Forleo è passata ad Argentina e da questi agli attuali proprietari.","Fotografia1":"","Link1":"","Fotografia2":"","Link2":"","Fotografia3":"","Link3":"","Fotografia4":"","Link4":"","Fotografia5":"","Link5":"","Lat":"nessunrisultato","Lon":"nessunrisultato","Image":"https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/a/a7/Blank_image.jpg","Imageok":"https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/a/a7/Blank_image.jpg"},{"_id":14,"Id":14,"Nome_Originario":"Forleo Superiore","name":"Forleo Superiore","Uso":"Azienda agricola","Descrizione":"Si raggiunge percorrendo per 4 km circa la via per San Vito; si trova a sinistra dopo 500 metri. La sua denominazione trae origine dai proprietari, i Forleo, che la possedettero fin dal 1600 per oltre due secoli; sembra, però, che esistesse già molti anni prima e che appartenesse a Muzio De Milato, al cui nome è legata una vasta contrada a Nord del territorio francavillese. Nel catasto onciario del 1636 si legge: «Gio: Gregorio Forleo, nobile, per la masseria che fu del quondam Muzio Di Milato, con torre, curti, suppenne, case di paglia, giardino, cisterne ed altri membri di tomolo 170 mittà fattizze e l'altre macchiose parte chiuse e parte aperte incluse tomolo 25 di terre fanile, stimata per relazione dell'esperti a ducati 6 lo tomolo le fattizze e ducati 2.2.10 lo tomolo li macchiose, sono in tutto ducati 722.2.10 once 120.12.10. Per para 3 di bovi et una carretta ferrata stimati ducati 35 once 12.13. Per pecore n. 200 stimati ducati 50 once 8.10. Per vacche n. 3 cioè 2 figliate, et una sterpa, stimate confusamente ducati 6 l'una sono ducati 18». La masseria «Forleo Superiore» nel catasto onciario del 1753-54 risulta appartenere a Onofrio Forleo, nobile vivente, di anni venti sotto tutela della madre Monda in comproprietà con Carlo Antonio Forleo sacerdote: «possiedono di più in feudo di questa terra un'altra masseria nominata di Muzio [...] di tomola 170 di terre tra semensabili tostine e macchiose». Qui la pittrice Francesca Forleo Brayda (1779-1820) dipinse la maggior parte delle sue tele. A Antonio Maria Forleo Brayda, infatti appartiene la masseria in quegli anni. Con atto notarile del notaio D. Francesco Milone del 20 luglio 1836 la masseria fu donata da D. Vincenzo Forleo al signor D. Onofrio Forleo. Il documento si conserva nell'archivio privato della signora Salvagno Jeanne vedova Maggi. Si riporta il manoscritto testo inedito per i riferimenti riguardanti la ricostruzione storica della masseria alla fine dell'Ottocento. «Il suddetto D. Vincenzo Forleo ha dichiarato innanzi di noi Notaio e testimoni, che con l'istrumento stipulato dal fu Notare D. Francesco Paolo Capuano di questo comune in data de 26 luglio 1798 allorchè il defunto dì lui fratello D. Antonio si ammogliò colla Signora D. Maria Michela Cipolla, fe donazione al medesimo di tutti i suoi beni, diritti, azioni, e ragioni, riservandosi soli ducati mille da conseguirle dai beni donati, tra quali vi era la masseria denominata dì Muzio sita in agro di questo comune, consistente la stessa in fabricati, e corredata, di doti, capitanie di animali vaccini, bovini e pecorini, e vari attrezzi rurali, nonché di tomola duecento ottantasette, stoppelli tre e mezzo circa di terreni semensabili, ed erbosi, confinante da ponente con le terre della Masseria Tredicina, da tramontana con quelli della Masseria Pallone, e da levante con quelli della Masseria Feudo di Sopra [...] (segue l'elenco di altri beni fondiari annessi alla Masseria). De dichiarati beni, diritti, azioni, e ragioni, niente eccettuato, detto Signor D. Vincenzo Forleo, si è liberamente determinato di voler farne donazione come espressamente ed irrevocabilmente con titolo particolare dona in favore del ,suddetto, suo nipote D. Onofrio Forleo, espressamente accettante, la proprietà di detti ducati mille, nonché delle sue altre quote porzioni appartenuteli per successione dal defunto zio D. Francesco Antonio Forleo, e defunta Germana D. a Francesca Forleo, ripetibili tutti da terreni della detta masseria Muzio che si possedeva dal defunto D. Antonio Forleo ed oggi da di lui figli ed Eredi riservandosi esso donante di tutti i seguenti beni il pieno usufrutto, durante la di lui vita, ad eccezione del gregge affittato che da oggi accorda il pieno diritto, dominio al donatario di lui nipote D. Onofrio Forleo, e non altrimenti [...]. La porzione dei beni di sopra donati fan parte di quella proprietà che nella matrice del Catasto provvisorio di questo comune di Francavilla negli articoli 1181 e 1150, sotto la rubrica di Forleo Monda eredi di Domenico, e Forleo Domenico, ed Antonio in Francavilla, cioè la porzione sulla masseria Muzio fra la totale estensione di tomola 287 e stoppelli tre e mezzo». Nel 1890 Partemio Forleo Brayda donò tutto il patrimonio all'Ospedale Civile Dario Camberlingo. Successivamente la masseria è stata acquistata dal Dr. Francesco Braccio ed è rimasta al figlio Pompeo fino a venti anni fa, quando è passata a Caliandro Oronzo ed ora ai suoi eredi, che ne conducono l'azienda in modo diretto e familiare. Si pratica una forma di allevamento ridotta a pochi capi vari di bestiame per uso domestico e la masseria non comprende terreni. Ha una costruzione modesta su cui s'innalza un corpo di fabrica superiore turrito, il cui elemento decorativo è il balcone in pietra. Al cortile si accede per un portale inserito in un alto muro di recinzione di pietra, unica traccia degli antichi elementi che costituivano il complesso masserizio, successivamente ampliato con costruzioni aggiuntive.","Fotografia1":"","Link1":"","Fotografia2":"","Link2":"","Fotografia3":"","Link3":"","Fotografia4":"","Link4":"","Fotografia5":"","Link5":"","Lat":"nessunrisultato","Lon":"nessunrisultato","Image":"https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/a/a7/Blank_image.jpg","Imageok":"https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/a/a7/Blank_image.jpg"},{"_id":15,"Id":15,"Nome_Originario":"Pallone","name":"Villa Reale","Uso":"Ristorante-bed & breakfast","Descrizione":"Sorge nell'omonima contrada sulla via per S. Vito dei Normanni; per raggiungerla bisogna svoltare, dopo 4,5 km, per una strada vicinale a sinistra e percorrerla per circa 1,600 km. La masseria è ben tenuta dagli attuali proprietari, che l'hanno arricchita con graziosi lavori in ceramica realizzati con cura di particolari. Si accede nel cortile per un ingresso ad arco ai cui lati si affiancano locali per l'abitazione del massaro e dei coloni e un caratteristico vecchio trullo. Di fronte si innalza, su due piani, la monumentale costruzione dei signori proprietari, che è semplice, con un frontale non uniforme, dalla quale fuoriesce un corpo di fabbrica quadrato che fa pensare ad una torre. Spezzano e rendono più leggero il prospetto un caratteristico balcone chiuso e, sulla sommità, un piccolo campanile. All'interno le stanze sono a crociera e razionalmente disposte per un uso confortevole. Le parti laterali della corte sono chiuse da poderosi muri a secco. Al di la del muro di sinistra si intersecano numerosi recinti per animali, divisi tra loro da muretti a secco e delimitati da un massiccio muro perimetrale lungo il quale, ad ovest, sono ricavati ricoveri chiusi con accesso ad arco. In uno dei recinti sorge ancora un caratteristico complesso di trulli, vecchio ricovero delle bestie. Oggi questa originale suddivisione di spazi è abbandonata e in rovina, ma s'intravedono ancora gli accurati sistemi di canalizzazione e di organizzazione, che denotano un efficiente allevamento del bestiame nel passato. Dietro la costruzione centrale vi è un giardino, forse agrumeto, anch'esso delimitato da un poderoso muro perimetrale. Staccata dalla masseria, sul lato sud, sorge una chiesetta utilizzata, secondo i proprietari, fino a pochi decenni fa per la celebrazione di riti religiosi. Sul frontale vi è la data del 1834, a cui presumibilmente risale una ristrutturazione dello stabile, e una scritta indecifrabile. Oggi la chiesetta è un fienile. La masseria è antica ma non sappiamo la data di origine e i suoi primi proprietari. Nella Platea del Feudo di Francavilla del 1727 appartiene agli eredi di Luca Preite, i quali così dichiarano: «Una massaria„ che da noi si possiede in comune, ed in diviso di terreni fattizzi, e macchiosi con terre, case, suppenne, vasi d'acqua, alberi di olivo, altri alberi comuni, cappella dove si celebra Messa ed altri membri, sita in luogo volgarmente chiamato Muzio di Milato, pervenutaci dalle eredità della quondam D. Francesca Antonia Forleo nostra comune madre, li terreni della quale masseria sono redditizi di decima, cioè alcuni al Feudo di S. Giacomo, altri al venerabile convento di S. Franceso d'Assisi d'Oyra, altri a noi medesimi, ed altri sono redditizi di decima di frutti e prezzo alla Principal Corte di detta terra di Francavilla. [...]». Nel 1737 apparteneva a Fabrizio del Prete, nobile, che ne risulta il proprietario anche nel catasto onciario del 1753: questi possiede «una masseria nominata Pallone, o sia Muzio, consistente in casi di abitazione, curti, capanne, case di paglia, e di merci ed altri membri in tomola 100 di terre semensabili aperte, ed in tomola 40 di terre macchiose con vasi d'acqua. Animali: bovi di carretta due, bovi aratori otto, vacche cinque, pecore di frutto 90». Dai del Prete la masseria fu venduta al notaio Raffaele Cavaliere nel 1782, i cui discendenti l'hanno posseduta fino ad alcuni decenni fa. Dopo l'unità d'Italia la masseria fu coinvolta nel fenomeno del brigantaggio brindisino e un suo abitante, Angelo Michele Tagliente di Giambattista, di anni 18, contadino, fece parte della banda di Giuseppe Laveneziana. «Stava a \"travagliare\" presso la masseria Pallone, insieme ad \"un tale Angelo di Ceglie\" (Ventrella), allorché, il 1 novembre, passò Giuseppe Laveneziana con sua banda e lo obbligò ad andare \"seco lui\", insieme al suo amico. Rimase in quella comitiva, egli asserisce, solo per qualche giorno, finchè non ebbe \"il destro\" di fuggire e costituirsi, quindi, al Delegato di Francavilla». Nella masseria Pallone si svolse, inoltre, parte di un breve e tragico idillio tra il brigante Francesco Monaco, capobanda, e la giovane contadina cegliese Menica Rosa Martinelli. Una storia d'amore che portò alla morte del brigante ucciso dai compagni per questioni sorte a causa di lei. Attualmente appartiene a Caliandro Cosimo che la conduce direttamente. Oggi ha una estensione di 24 ettari coltivati interamente a seminativo e si allevano bovini (7 capi), ovini (250 capi); il latte è trasformato in prodotti caseari.","Fotografia1":"0B4DfLW7B1EjGME9XbC1ibE9LM0U","Link1":"https://drive.google.com/uc?export=download&id=0B4DfLW7B1EjGME9XbC1ibE9LM0U","Fotografia2":"0B4DfLW7B1EjGR1FDQnJzaC1yYXc","Link2":"https://drive.google.com/uc?export=download&id=0B4DfLW7B1EjGR1FDQnJzaC1yYXc","Fotografia3":"0B4DfLW7B1EjGcVFCek5VT2p6VDA","Link3":"https://drive.google.com/uc?export=download&id=0B4DfLW7B1EjGcVFCek5VT2p6VDA","Fotografia4":"0B4DfLW7B1EjGeGpacXJ6bVhsNUE","Link4":"https://drive.google.com/uc?export=download&id=0B4DfLW7B1EjGeGpacXJ6bVhsNUE","Fotografia5":"","Link5":"","Lat":"40.581687","Lon":"17.616024","Image":"https://drive.google.com/uc?export=download&id=0B4DfLW7B1EjGME9XbC1ibE9LM0U","Imageok":"https://drive.google.com/file/d/0B4DfLW7B1EjGME9XbC1ibE9LM0U/preview"},{"_id":16,"Id":16,"Nome_Originario":"Palmo","name":"Palmo","Uso":"Azienda agricola-ristorante","Descrizione":"Si chiama così dal nome di Palmo Forleo dal quale ebbe inizio uno dei rami della discendenza dei Forleo venuti in terra d'Otranto con gli Spagnoli ai principi del XVI secolo. La masseria sorge in un tratto di territorio francavillese detto allora «Serrone», da cui la denominazione di Serro assegnata a due masserie: le attuali Sierro e Palmo, detta anche Serro di Palmo. È situata quasi ai confini col territorio di Ostuni; si raggiunge percorrendo la via Francavilla F.-Ostuni per 6 km e una strada rurale a sinistra per appena 800 metri. Si presenta divisa in due complessi architettonici separati tra loro. Quello più antico è formato da una costruzione a tre piani,di cui uno molto basso quasi seminterrato. L'altro è più recente, rispetto al primo, ed è interamente imbiancato. Entrambi gli impianti sono a corte chiusa; hanno una quasi identica dislocazione delle costruziobi abitative, degli ovili (aperti da sequenze di archi) dei locali con funzioni diverse e dei nuovi corpi di fabbrica. Non è stato possibile cogliere i particolari della parte interna della costruzione più antica perchè l'attuale proprietaria è restia a permetterne l'ingresso. È databile agli inizi del 1600 e, come risulta dal catasto onciario di quegli anni, appartenne a Palmo Forleo e da questi ai suoi eredi. Una prima e completa descrizione si può leggere nel «rivelo» di «D.na Caterina Desiati, vedova del quondam D. Giampietro Felice Forleo ed Anna Maria Forleo usufruttuaria delli beni del quondam Dr. Giampietro Felice Forleo marito e fratello rispettivamente». È «Una Massaria di tomoli duecento e venti incirca di terre, e per quante sono terre macchiose e fattizze con una chiusura d'olive chiamata la casa del vento, con abitato, curti, vasi d'acqua, ed altri membri siti in territorio di detta terra in luogo volgarmente chiamato il Serro di Palmo appresso li terreni di quell'Eccellentissima casa chiamata la Difesa d'Attilio da levante, li terreni della massaria dell'eredi del quondam Dr. Giambattista Forleo da ponente, a tramontana, ed altri; la stessa pervenne al suddetto Dr. Giampiero dal quondam Dr.Giuseppe suo padre...». Ai fratelli Giuseppe Antonio e Francesco Paolo Forleo la masseria apparteneva nel 1753 come si rileva dal catasto onciario di quell'anno. Subito dopo,però, una metà passò al barone Pompeo Argentina e ai suoi fratelli. La masseria aveva un'estensione complessiva di tomoli 158,4. Negli anni seguenti continuò ad avere due proprietari diversi discendenti dagli Argentina e dai Forleo.In particolare nel 1877 risulta appartenere parte a Argentina Giovanni e parte a Brost Carmela,di origine spagnola,rapita durante la campagna di Spagna con Giuseppe Bonaparte dal Cav. Giosuè Forleo, capitano dei Veliti a cavallo. Fino a qualche tempo fa era accatastata agli eredi Forleo e ad Argentina Fernando. Oggi è divisa in due parti: una, di proprietà di Mariligia Nardone, erede di Forleo M. Maddalena in Nardone, che ha un'estensione di circa 50 ettari; è un'azienda agricola e zootecnica condotta a mezzadria, in cui si allevano pochi capi di bovini e cento di ovini; l'altra appartiene a Balestra Pompeo, di S.Michele, ha un'estensione di 45 ettari, coltivati a uliveto e seminativo, ma buona parte del terreno è incolto e poco coltivabile;è condotta direttamente tramite salariati, e non si pratica alcuna forma di allevamento di bestiame.","Fotografia1":"0B4DfLW7B1EjGSDkzRXRYU2p2ems","Link1":"https://drive.google.com/uc?export=download&id=0B4DfLW7B1EjGSDkzRXRYU2p2ems","Fotografia2":"0B4DfLW7B1EjGY09tWGpZbFRRVWM","Link2":"https://drive.google.com/uc?export=download&id=0B4DfLW7B1EjGY09tWGpZbFRRVWM","Fotografia3":"0B4DfLW7B1EjGN3ZyaUFlczEzYUU","Link3":"https://drive.google.com/uc?export=download&id=0B4DfLW7B1EjGN3ZyaUFlczEzYUU","Fotografia4":"0B4DfLW7B1EjGS2FDdkUwNGpkTWs","Link4":"https://drive.google.com/uc?export=download&id=0B4DfLW7B1EjGS2FDdkUwNGpkTWs","Fotografia5":"","Link5":"","Lat":"40.589417","Lon":"17.597793","Image":"https://drive.google.com/uc?export=download&id=0B4DfLW7B1EjGSDkzRXRYU2p2ems","Imageok":"https://drive.google.com/file/d/0B4DfLW7B1EjGSDkzRXRYU2p2ems/preview"},{"_id":17,"Id":17,"Nome_Originario":"Difesa","name":"Difesa","Uso":"Azienda agricola-bed & breakfast","Descrizione":"La si raggiunge dalla provinciale Francavilla Fontana-Ostuni al km ottavo circa, a mezzo di strada interpoderale che va percorsa per circa 800 metri.L'originaria denominazione secondo i documenti antichi,è «D'Attilio» dal nome di Attilio Fanelli che la possedeva tra il XVII e il XVIII sec. Da questi passò ai Principi Imperial i«in virtù di permuta [...] con istrumento per mano di Notare Donato Ianuscio delle Grottaglie nel mese di dicembre dell'anno 1699, copia del quale in archivio, tomo 96,foglio 123».È descritta come una masseria «di terreni fattizi e macchiosi con abitato, curti, suppenne, case di paglia, vasi d'acqua ed altri membri, parte della quale è feudale, e parte Burgensatica». Segue nel documento una particolareggiata descrizione dei limiti della masseria. Nel catasto onciario del 1753 risulta ancora tra i beni della Principal Corte: «Nel luogo detto Attilio tomola ottanta di terre parte fattizze, e parte macchiose con abitanti, curti, vasi d'acqua, ed altri membri della Masseria nominata d'Attilo corpo feudale di detto Eccellentissimo Signore, giusta i beni dei fratelli de Forleo da ponente, via pubblica per Ostuni da scirocco, ed altri». In margine alla descrizione v'è uno scritto aggiuntivo:«Si nota che la controscitta Massaria è stata venduta a D.Francesco Allegretti per mezzo d'istrumento di notare Imperio».Probabilmente la nota risale alla fine del 1700, e comunque ad Allegretti Francesco, medico di Ceglie, è accatastata agli inizi del 1800. A questa famiglia è appartenuta per oltre un secolo. Nel 1877 vi si praticava un discreto allevamento di bestiame: 5 vacche, 120 pecore, 30 capre,2 cavalli, 1 asino. Dopo l'unità d'Italia la masseria è stata covo di briganti per la sua posizione geografica, essendo situata lontano dai centro abitati e in una zona abbastanza impervia e alta. Qui stava «a travagliare» Antonio Raffaele Esposito, di padre incerto, prima che vi passasse la banda «comandata da Romano Lamorte e da Giuseppe Lavaneziana», e che fosse costretto ad arruolarsi tra i briganti «con minaccia della[...] vita». Fino al 1955 era proprietaria Urgesi Maria di Ceglie, che la vendette a Bufano Francesco, i cui eredi oggi ne conducono la modesta azienda agricola, dall'estensione di 17 ettari, in forma diretta. La costruzione è a corte chiusa;sorge in una zona sopraelevata dalla quale si controlla un esteso paesaggio circostante. I locali, ad un unico piano,hanno volte a semibotte e sono molto ampi. Nel poderoso muro perimetrale, che circonda il complesso masserizio, si vedono ancora gli ovili. Molta parte dell'impianto è stata tuttavia trasformata anche oggi con l'aggiunta di nuovi corpi di fabbrica, per cui spesso diventa difficile individuare i vecchi elementi. Gli attuali proprietari hanno riferito che durante la seconda guerra mondiale è stata utilizzata dall'aviazione militare, per la sua posizione geografica, come centro operativo militare.","Fotografia1":"","Link1":"","Fotografia2":"","Link2":"","Fotografia3":"","Link3":"","Fotografia4":"","Link4":"","Fotografia5":"","Link5":"","Lat":"nessunrisultato","Lon":"nessunrisultato","Image":"https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/a/a7/Blank_image.jpg","Imageok":"https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/a/a7/Blank_image.jpg"},{"_id":18,"Id":18,"Nome_Originario":"Sierro","name":"Sierro","Uso":"Abbandonata","Descrizione":"Si trova abbandonata a Nord della città, a circa 7,600 km sulla destra della via della «Tredicina».La sua denominazione ricorda nella tradizione locale l'esistenza di un ambiente naturale, che si indicava col nome di «Serrone». In quell'ambiente sorgeva la struttura di questa masseria massiccia e ben protetta dal muro perimetrale. L'ingresso è a ovest tra due corpi di fabbrica: a destra si sviluppano fino al muro di cinta locali tegolati, tra cui un attrezzatissimo trappeto, di cui rimangono ancora le macine di pietra e le presse di legno sommerse dalle rovine;a sinistra si eleva la costruzione a torre,al cui piano superiore si va per una scala esterna,alle stanze di quello inferiore si accede per un ingresso inserito in un porticato. L'intera costruzione era adibita ad abitazione. Adiacente al muro laterale e a quello posteriore vi sono le stalle,alcune delle quali molto ampie. È da notare la razionale utilizzazione di tutti gli spazi del complesso masserizio e la distribuzione delle strutture che tiene conto della loro funzionalità. Un ingresso secondario, infatti, portava direttamente alle stalle senza disturbare le zone abitative. All'interno della corte sorgono due fabbriche aggiuntive, che denotano un adeguamento non molto remoto della masseria alle esigenze socio-economiche del nostro secolo. La masseria faceva parte nel 1600 del patrimonio di Palmo Forleo dal quale fu tramandata ai figli ed eredi fino all'800. Nella Platea del 1727 si legge: «Io dottor Ignazio Domenico Forleo della terra di Francavilla tanto in mio proprio nome quanto in nome, e parte di Giacinto, clerico Roberto, e Filippo Pasquale Forleo di detta terra miei fratelli minori tutti figli ed eredi ab intestato al quondam Dr. Gio: Battista Forleo con giuramento rivelo possedere pro comuni, ed indiviso con detti miei fratelli in territorio della terra predetta tra il comprensorio della presente porzione del Feudo Grande una Masseria ereditaria del detto quondam Dr. Giambattista nostro padre, quale Massaria è la quarta parte della Massaria, che fu del quondam Palmo Forleo nostro atavo [...] quale Massaria, che presentemente si possiede in comune da me, e dalli miei fratelli chiamata il Serro di Palmo consiste in tomola 180 incirca di terre tra fattizze, e macchiose con torre, o sia palombaro, curti, suppenne, case di paglia, vasi d'acqua, ed altri membri con alberi di olivo dentro, alberi di fragno, ed altri alberi comuni appresso la Massaria delli suddetti eredi del detto quondam notare Marrucci da ponente, e gerocco , la massaria della Difesa d'Attilio da tramontana, la massaria delli eredi del detto quondam Giampietro Felice Forleo anche da gerocco ed altri». Nei catasti di questo secolo la masseria continua a risultare di proprietà dei Forleo e a sviluppare un'attivita zootecnica modesta.Nel 1753 si allevano «bovi di carretta para due, bovi aratori para due, vacche sei,una giumenta, una somara, pecore 85, capre 20». Nell'800 la masseria compare di proprietà di Nicola Barbaro,che aveva sposato la figlia di D. Felice forleo, con la quale si estinse uno dei rami dei Forleo. Attualmente è accatastata a Barbaro Forleo Giuseppe fu Nicola.","Fotografia1":"","Link1":"","Fotografia2":"","Link2":"","Fotografia3":"","Link3":"","Fotografia4":"","Link4":"","Fotografia5":"","Link5":"","Lat":"nessunrisultato","Lon":"nessunrisultato","Image":"https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/a/a7/Blank_image.jpg","Imageok":"https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/a/a7/Blank_image.jpg"},{"_id":19,"Id":19,"Nome_Originario":"Pane e Passole","name":"Pane e Passole","Uso":"Azienda agricola","Descrizione":"Dista circa 6 km all'abitato; è raggiungibile della strada detta «Tredicina» dopo km 5,800,oppure della via per Ceglie Messapico, della quale,dopo 6,600 s'imbocca una strada vicinale per altre 2 km circa. Documenti fanno risalire a circa tre secoli fa l'origine della masseria, tuttavia oggi non esiste alcun elemento antico nell'impianto, che è stato completamente trasformato ed attrezzato per l'attività di un'azienda agricola meccanizzata ed intensiva. L'estensione è di circa 100 ettari, le cui coltivazioni l'attuale proprietario sta trasformando in monocolture, attraverso consistenti apporti tecnici ed economici da parte degli enti preposti. Fino a pochi anni fa si praticava l'allevamento del bestiame,che oggi è stato abolito totalmente. La masseria compare fin negli atti del 1600 con la denominazione di«Cociniline» e nel 1700 con quella di «Cocioline». Nel 1600 faceva parte del ricco patrimonio di ben quattro masserie di Palmo Forleo. Aveva un'estensione di «tomola 60 di terre chiuse cioè quaranta fattizze, e li ristanti macchiose appresso la difesa e li altri beni di detto Palmo, stimati le fattizze docati 12 lo tomolo, e lo macchiosi docati 3 lo tomolo, sono in tutto docati 540». Nel 1700 passò a Marcello Marrucci e successivamente ai suoi eredi. Era «consistente per quanto mi pare in tomola trecento cinquanta in circa, e per quanti sono di terre fattizze e macchiose, con curti, case, suppenne, vasi d'acqua, oliveto e giardino, quali terre sono rendirizie di decima di frutti e prezzo alla Principal Corte di detta terra di Francavilla [...], quale massaria mi pervenne dall'eredità del quondam Marcello Marrucci mio padre, e pago l'annuo perpetuo censo alla medesima Principal Corte di carlini trenta sei, e grani due, e cavalli sette, quale censo si ritrova in testa di D.Francesco Forleo di Lecce; confina detta masseria appresso li terreni della masseria di Luca Coseggia da ponente, li terreni della masseria degli eredi del quondam D. Giambattista Forleo, e l'infrascitta mia chiusa da levante, la chiusura di S.Maria della Grotta che è il partefeudo da tramontana, li terreni dell'altra mia masseria chiamata la Tredicina da gerocco, ed altri confini» . Nella metà del secolo vi si praticava un discreto allevamento di bestiame:«bovi di carretta para tre, bovi aratori para cinque, vacche n. 12, pecore n. 280, capre n.30, due giomente e una somara». Nel 1800 la masseria passò a Arnò Carlo e dagli eredi di questi a Valente Giuseppe e Maggio Iolanda, ai quali risulta ancora accatastata.","Fotografia1":"","Link1":"","Fotografia2":"","Link2":"","Fotografia3":"","Link3":"","Fotografia4":"","Link4":"","Fotografia5":"","Link5":"","Lat":"nessunrisultato","Lon":"nessunrisultato","Image":"https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/a/a7/Blank_image.jpg","Imageok":"https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/a/a7/Blank_image.jpg"},{"_id":20,"Id":20,"Nome_Originario":"Capece","name":"Capece","Uso":"Azienda agricola","Descrizione":"Si trova a 7 km a nord dell'abitato di Francavilla Fontana e si può raggiungere percorrendo per 1,500 m circa la strada vicinale che si immette sulla provincale Francaviila F.-Ceglie, all'altezza della chiesa di Bax. Attualmente è di proprietà di Miccoli Michele, che conduce direttamente l'azienda di circa 70 ettari, coltivati a oliveti, seminativo, e colture varie. Si allevano: 55 capi di ovini e 23 capi di bovini, il cui latte prodotto è destinato alla centrale «Guadalupi» di Brindisi. Architettonicamente è molto semplice e modesta nelle dimensioni e si sviluppa su un unico piano. Sul frontale v'è una guardiola di forma semicircolare, che si solleva sul resto dei locali, i quali si affacciano su un'area rettangolare aperta. Notizie storiche di questa masseria si riscontrano nella Platea di Francavilla del 1727, dove risulta di proprietà dei fratelli Luca e Giuseppe Domenico Coseggia. Era «sita e posta in luogo ,volgarmente chiamato Lama dello Alto, appresso li terreni della massaria del Canonico D. Donato Maria Marrucci da levante, li terreni della masseria del Dr.Giulio Bax da ponente, li terreni della masseria del Dr. Nicolò Giannuzzi da girocco, ed altri confini[...]». Nei decenni successivi passò al Dr.Giuseppe Capece, nobile, dal quale ha preso l'attuale denominazione. «Possiede in feudo di questa terra una masseria nominata \"dello Alto\" consistente in case di abitazione, curti, vasi d'acqua ed altro, ed in tomola 115 di terre semensabili, ed in tomola 60 macchiose, presso le macchie degli eredi di don Giuseppe Bax da ponente, macchie del Dr.Gianuzi da girocco [...]. In detta masseria vi stanno animali: bovi da carretta para due, bovi aratori para due, vacche para tre, pecore 120, capre 20». Nel 1809 la Masseria è già denominata «Capece» e risulta appartenere a Capece Gennaro, residente in Cisternino, con una estensione di tomoli 209,4. Generoso Calò nel prospetto delle masserie e poggi di Francavila Fontana elaborato nel 1877, afferma che appartiene a Caliandro Pietro. Da quest'ultimo è passata nel nostro secolo agli attuali proprietari.","Fotografia1":"0B4DfLW7B1EjGa2Y2b3YzRnJrZTA","Link1":"https://drive.google.com/uc?export=download&id=0B4DfLW7B1EjGa2Y2b3YzRnJrZTA","Fotografia2":"0B4DfLW7B1EjGUWphcC1ITTZmRUE","Link2":"https://drive.google.com/uc?export=download&id=0B4DfLW7B1EjGUWphcC1ITTZmRUE","Fotografia3":"0B4DfLW7B1EjGZ19FMXVDUWNqc2M","Link3":"https://drive.google.com/uc?export=download&id=0B4DfLW7B1EjGZ19FMXVDUWNqc2M","Fotografia4":"0B4DfLW7B1EjGT3BVNm1Gd216SUk","Link4":"https://drive.google.com/uc?export=download&id=0B4DfLW7B1EjGT3BVNm1Gd216SUk","Fotografia5":"","Link5":"","Lat":"40.581895","Lon":"17.57008","Image":"https://drive.google.com/uc?export=download&id=0B4DfLW7B1EjGa2Y2b3YzRnJrZTA","Imageok":"https://drive.google.com/file/d/0B4DfLW7B1EjGa2Y2b3YzRnJrZTA/preview"},{"_id":21,"Id":21,"Nome_Originario":"Tredicina","name":"Triticum","Uso":"Masseria didattica","Descrizione":"Sita nella contrada omonima, si raggiunge facilmente percorrendo per km 3,750 la strada vicinale detta della «Tredicina» (alle spalle del rione Peschiera). Abitata fino a qualche decennio fa dai fattori, oggi è abbandonata ma in buone condizioni statiche. Ristrutturata, potrebbe essere un importante centro agri-turistico. Al complesso edilizio si accede per un portale ad arco, sul cui frontale è visibile uno stemma scolpito nella pietra, che fa pensare sia stata posseduta sicuramente da una famiglia nobiliare. Al centro dello stemma si intravede una figura alata. Al di sopra del portale sorge una colombaia il cui interno è in pietra viva. La corte è un piazzale squadrato dove si affacciano le stalle e i recinti aperti degli animali, un forno, adiacente all'ingresso, un locale con volte a botte e camino, sicuramente adibito ad abitazione dei coloni, le stanze padronali, con volte a stella e a finte vele. Dietro i corpi di fabbrica si distende, tutt'intorno, circondato da un massiccio muro in pietra, uno spazio aperto costituito da un ampio giardino, da un agrumeto e da un ovile aperto. Staccato dalla masseria sorge un fienile senza ingressi al piano terra, ma con aperture verso l'alto a forma di finestrelle. La masseria è di origine seicentesca e compare tra i confini di un'altra masseria nominata «Pezzente» di proprietà di Marsilio Balestra, nobile . All'inizio del secolo XVIII appartiene ai Marrucci. Il Canonico D. Donato Maria Marrucci, nella Platea degli Imperiali «rivela» di possedere: «Un'altra massaria di terreni fattizzi e macchiosi nominata la Tredicina con curti, case, vasi di acqua, pure ereditaria di detto quondam mio padre di tomaia 200 incirca e per quanti sono di terre, le quali sono renditizie di decima di frutti, e prezzo alla suddetta Principal Corte di Francavilla. Confina detta Massaria appresso la sopradescritta mia Massaria da tramontana, li terreni della Massaria del Dr. Nicolò Giannuzzi da ponente, ed altri. E paga annui grana trentacinque, e cavalli quattro di censo perpetuo a detta Pricipal Corte, de quali grana diecissette, e cavalli otto si trovano in testa di D. Giulio Bax». Nel 1773 il proprietario D. Giampietro Marrucci fece riedificare i fabbricati ai mastri muratori Lorenzo Cavallo e Giuseppe Domenico Sternativo su disegno che egli stesso fornì .Il documento è riportato in appendice. Nel 1809 risulta di proprietà di Marrucci Vittorio erede di D. Donato Maria. Agli inizi del 1900 apparteneva ai Barbaro; fu acquistata successivamente dal Dr. Francesco Braccio. Circa quarant'anni fa fu da questi donata come regalo di matrimonio, alla figlia Matilde Braccio che ne è l'attuale proprietaria. Il terreno della masseria è stato frazionato nel corso degli ultimi decenni in diverse quote. Oggi la sua estensione è di circa 50 ettari, coltivati a oliveto, seminativo e, in piccola parte, a vigneto. L'azienda è condotta in economia direttamente dalla proprietaria,pur risiedendo a Roma.","Fotografia1":"0B4DfLW7B1EjGaVRUQzhZZ1lzOTg","Link1":"https://drive.google.com/uc?export=download&id=0B4DfLW7B1EjGaVRUQzhZZ1lzOTg","Fotografia2":"0B4DfLW7B1EjGVzZSM2lzbTluQ1k","Link2":"https://drive.google.com/uc?export=download&id=0B4DfLW7B1EjGVzZSM2lzbTluQ1k","Fotografia3":"0B4DfLW7B1EjGc25BUU92emxIUEU","Link3":"https://drive.google.com/uc?export=download&id=0B4DfLW7B1EjGc25BUU92emxIUEU","Fotografia4":"0B4DfLW7B1EjGOEtBeFg2V0FSVnc","Link4":"https://drive.google.com/uc?export=download&id=0B4DfLW7B1EjGOEtBeFg2V0FSVnc","Fotografia5":"","Link5":"","Lat":"40.570986","Lon":"17.584555","Image":"https://drive.google.com/uc?export=download&id=0B4DfLW7B1EjGaVRUQzhZZ1lzOTg","Imageok":"https://drive.google.com/file/d/0B4DfLW7B1EjGaVRUQzhZZ1lzOTg/preview"},{"_id":22,"Id":22,"Nome_Originario":"Donna Laura","name":"Donna Laura","Uso":"Azienda agricola","Descrizione":"Si trova nella contrada omonima a un paio di km a nord dell'abitato sulla strada vicinale detta della «Tredicina». La costruzione appare notevolmente ristrutturata ed ampliata sul lato sud da corpi moderni aggiuntivi. Anche lo stabile più antico, che si sviluppa su due piani, ha subito un ampliamento sul lato nord pur nel rispetto dell'architettura originaria. Nello stile sembra rifarsi al modello dei palazzotti signorili rinascimentali; è semplice e privo di elementi ornamentali. Ha due ingressi ad arco: uno inserito nella costruzione centrale, che doveva essere quello principale; l'altro inserito nel muro perimetrale, che serve per gli animali. L'intera masseria è circondata da massicci muri a secco. All'interno le stanze dell'antica costruzione sono ampie e con volte a crociera; rimangono però pochissime tracce della corte e di altri elementi, che sicuramente componevano il complesso edilizio, oggi attraversato da un muro divisorio. La masseria infatti appartiene a Maria Barbaro nella parte nord, più antica e disabitata; agli eredi di Salvatore Fragnelli di Cisternino, dal 1954, nella parte sud, nuova, abitata permanentemente. L'estensione di entrambe le quote si aggira intorno a pochi ettari, coltivati a vigneto, oliveto e colture irrigue. Le prime notizie di questa masseria si riscontrano nella Platea del Feudo di Francavilla nel «rivelo» di Pietro Bax con questa descrizione: «una masseria di terreni fattizzi, macchiosi, e chiusi ascendenti a tomola centoventinove incirca, con abitato, curti, vasi di acqua et altri membri sita in luogo volgarmente chiamato lo Riale, giusta li terreni della masseria dell'eredi del quondam Carl'Antonio Forleo da levante, le terre della masseria del Dr. Nicolò Giannuzzi da ponente, le terre di Domenico Balestra da levante, ed altri, pervenutami detta Masseria dalla fù D. Petrosilla Montanaro, alla quale pervenne in virtù della restituzione delle doti di D. Lucrezia Montanaro sua sorella, moglie del fù Dr. Giulio Casalino, stante morì senza figli...». Nel catasto onciario del 1753-54 risulta appartenere a Pascale Coco, civile. «E in feudo di questa terra una masseria nominata Donna Laura consistente in curti, capanne, casi d'abitazione, vasi d'acqua, iusso all'acquario detto di Avolio, e con tomoli cinquantasei di terre semensabili e tomoli quarantasette macchiosi. In detta masseria: Bovi di carretta para due, bovi aratori para due, pecore cento, una giumenta». Agli eredi Coco la masseria fu tramandata fino a parte del 1800 e aveva un'estensione di 103 tomoli; poi passò a Barbaro Cav. Nicola.","Fotografia1":"","Link1":"","Fotografia2":"","Link2":"","Fotografia3":"","Link3":"","Fotografia4":"","Link4":"","Fotografia5":"","Link5":"","Lat":"nessunrisultato","Lon":"nessunrisultato","Image":"https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/a/a7/Blank_image.jpg","Imageok":"https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/a/a7/Blank_image.jpg"},{"_id":23,"Id":23,"Nome_Originario":"Carlo Di Noi Inferiore","name":"Carlo Di Noi Inferiore","Uso":"Azienda agricola","Descrizione":"Si trova sul lato destro della provinciale Francavilla F, - Ceglie Messapica in prossimità della ferrovia Sud-Est. Non conosciamo documenti che permettono di risalire con certezza alle sue origini. Molto probabilmente la sua denominazione è legata al nome Carlo di Noi, antico proprietario di terre di quella zona, richiamato nel «rivelo» di Nicolò Giannuzzi nella Platea di Francavilla. Si sa per certo che la masseria esisteva già agli inizi del 1700, ma era nominata «delli Montanari» forse perché apparteneva a Petrosilla Montanaro. Nella Platea la descrizione della masseria compare nel «rivelo» del Dr. Claudio Bottari e si riferisce principalmente alla natura dei terreni che formano la proprietà. Mancano dati che ricostruiscono il complesso edilizio della masseria, la quale confinava a scirocco con «lo Riale», a ponente con «li terreni della masseria del Dr. Giuseppe Forleo». Nel catasto onciario del 1753-54 compare tra i beni del Dr. Nicolò Giannuzzi :«E nel Feudo di questa terra di Francavilla nel luogo detto il Reale (possiede) una masseria consistente in case di abitazione , curti, suppenne, case di paglia, giardinetto ad uso dei coloni, vasi d'acqua, ed altri membri, ed in tomola duecento cinquanta tre di terreni semensabili, incluso il vignale presso il Reale, altri tomola cinque e mezzo di terreni nel luogo detto la Madonna della Grazia, presso il limite del distretto da tramontana, altri tomola 5 di terreni in detto luogo, presso le terre di Gioacchino Casalino da scirocco e detto lemite del distretto da tramontana, ed un vignale di tomola uno circa di terreni franchi con alberi venti di ulivi antichi, presso li terreni di detto Casalino da tramontana, ed altri; in tomola 115 di terre tostine, e sterpose, ed in tomola 430 di terreni macchiosí ad uso di erba, e con alberi di 370 d'ulivi nel luogo detto il Serro, confinante detta masseria e beni di essa con li beni della masseria del Dr. Luca Bottari da ponente, strada detta dell'Abbruzzesi da scirocco, terre del canonico Marrucci da levante, terreni della masseria dell'eredi del Dr. Giulio Bax da tramontana, ed altri, decimabile in parte alla Camera di questa suddetta terra ed in parte alla Mensa Vescovile d'Oria, stimata la rendita in tutto dedotte le spese, e decime suddetta per annui docati cinque cento quaranta nove, e grana trenta cinque once 1831:05. Nella detta masseria vi possiede l'infrascritti animali: bovi di carretta n. sei; bovi aratori n. dodeci; vacche tra sterpe ed annichiariche, n.diece sette; pecore di frutto n. 272; capre di frutto n. 200». La masseria seguì la stessa sorte dei beni del grosso patrimonio di Nicolò Giannuzzi e passò ai Bottari insieme con la masseria Clemente. Successivamente fu ereditata da Margherita Tommaso e quindi da Carissimo Tommaso, al quale appartiene tuttora. L'azienda è condotta a mezzadria da F. Ruggiero. La costruzione è a corte chiusa e si accede per un grazioso arco sormontato da volute concentriche al centro. Sulla corte si affacciano locali bassi in spessa muratura con volte a botte, adibiti a stalla, al di là dei quali si erge la costruzione centrale a torre, a due piani, nella quale sono sistemate le stanze dei proprietari con volte a crociera. Tutt'intorno si aprono spazi aperti delimitati da muro di cinta nel quale si inseriscono ricoveri chiusi con aperture ad arco.","Fotografia1":"0B4DfLW7B1EjGTkROZ0dEdDBDR00","Link1":"https://drive.google.com/uc?export=download&id=0B4DfLW7B1EjGTkROZ0dEdDBDR00","Fotografia2":"0B4DfLW7B1EjGXzB3RVpvWXRFWUU","Link2":"https://drive.google.com/uc?export=download&id=0B4DfLW7B1EjGXzB3RVpvWXRFWUU","Fotografia3":"0B4DfLW7B1EjGQ09vOTlTaE9jZ0k","Link3":"https://drive.google.com/uc?export=download&id=0B4DfLW7B1EjGQ09vOTlTaE9jZ0k","Fotografia4":"","Link4":"","Fotografia5":"","Link5":"","Lat":"40.5545","Lon":"17.577493","Image":"https://drive.google.com/uc?export=download&id=0B4DfLW7B1EjGTkROZ0dEdDBDR00","Imageok":"https://drive.google.com/file/d/0B4DfLW7B1EjGTkROZ0dEdDBDR00/preview"},{"_id":24,"Id":24,"Nome_Originario":"Cadetto Inferiore","name":"Cadetto Inferiore","Uso":"Azienda agricola","Descrizione":"Le masserie Cadetto superiore e Cadetto inferiore o piccolo sono distanti tra loro in «linea d'aria» appena un km e mezzo e si raggiungono: la prima percorrendo la strada Francavilla F.-Ceglie Messapica per circa 4 km e poi a sinistra una strada vicinale per circa 250 metri; la seconda andando dalla via per villa Castelli e imboccando la strada vicinale di Bontempo sul cui lato destro è visibile dopo 1 km e mezzo. La masseria Cadetto superiore si estende per 66 ettari, è attualmente di proprietà di G. Greco ed è condotta in affitto dal sig. Quarato. Vi si allevano 80 capi di bovini, il cui latte prodotto è inviato alla centrale di Brindisi. La costruzione risale ad un paio di secoli fa, ma parte è stata rifatta nel 1888, secondo un'iscrizione che appare sulla facciata, dal cav. Luigi Foresio, che ne risulta il proprietario in quegli anni. L'intero complesso è a corte aperta ed è costituito da un semplice palazzo a due piani, abitazione e depositi, e da quattro caratteristici trulli adibiti a stalle per gli animali. Uno dei trulli è adattato a cella frigorifera per la conservazione del latte. La masseria Cadetto inferiore o piccolo appare piuttosto una «villa» ed infatti era una residenza di caccia degli Imperiali. È una «costruzione seicentesca voluta dai principi Imperiali riporta F. Argentina passata dopo ai Gesuiti di Lecce, indi con le leggi eversive venduta dal Demanio ai Foresio; poi, all'inizio del secolo acquistata dai Maggi». Argentina non documenta queste notizie, che non sono nemmeno riportate nei catasti del XVIII e XIX secolo. Inoltre nel 1877 la masseria Cadetto piccolo risulta appartenere a De Fazio Francesco e non ai Foresio, dei quali sicuramente fu proprietà negli anni precedenti insieme con l'altra masseria «Cadetto superiore». Oggi appartiene agli eredi di Raffaele Maggi; è abitata e curata dalla sign.ra Maggi Salvagno Jeanne. Si estende per 8 ettari, coltivati prevalentemente a seminativo e vigneto. Si allevano n. 10 capi di bovini. La costruzione è nell'insieme un palazzo signorile. La facciata sistemata a due piani ha un ampio portale d'ingresso arcuato ribassato e sormontato nel secondo piano da una finestra riccamente incorniciata e terminante in alto con un timpano più aggettante. Al centro, incastonata, è scolpita una coppia di putti, affiancata da altre finestre più semplici nell'incorniciatura. La facciata è molto sobria nel resto della decorazione che si limita solo a due oblò ovalizzati. L'ala sinistra della facciata si presenta molto più bassa e termina in alto ai rispettivi angoli con due torrette aggettanti. Al piano superiore si accede per uno scalone impreziosito da una balaustra finemente scolpita. Da notare la bellissima formella scolpita sulla parete che fiancheggia lo scalone, sulla quale si erge un piedistallo con sopra una scultura rappresentante un putto. La luce all'insieme viene data da un'ampia finestra che si affaccia sul cortile posteriore. Il piano superiore è molto elegante diviso in vari ambienti riccamente adornati con stucchi e affreschi sulle volte e con quadri e sculture sulle pareti. Il restante complesso architettonico è notevolmente modificato e della «masseria» conserva pochi e modesti elementi.","Fotografia1":"0B4DfLW7B1EjGTjZrS1lZaEh2UFE","Link1":"https://drive.google.com/uc?export=download&id=0B4DfLW7B1EjGTjZrS1lZaEh2UFE","Fotografia2":"","Link2":"","Fotografia3":"","Link3":"","Fotografia4":"","Link4":"","Fotografia5":"","Link5":"","Lat":"40.552966","Lon":"17.556252","Image":"https://drive.google.com/uc?export=download&id=0B4DfLW7B1EjGTjZrS1lZaEh2UFE","Imageok":"https://drive.google.com/file/d/0B4DfLW7B1EjGTjZrS1lZaEh2UFE/preview"},{"_id":25,"Id":25,"Nome_Originario":"Cadetto Superiore","name":"Cadetto Superiore","Uso":"Azienda agricola","Descrizione":"Le masserie Cadetto superiore e Cadetto inferiore o piccolo sono distanti tra loro in «linea d'aria» appena un km e mezzo e si raggiungono: la prima percorrendo la strada Francavilla F.-Ceglie Messapica per circa 4 km e poi a sinistra una strada vicinale per circa 250 metri; la seconda andando dalla via per villa Castelli e imboccando la strada vicinale di Bontempo sul cui lato destro è visibile dopo 1 km e mezzo. 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Argentina passata dopo ai Gesuiti di Lecce, indi con le leggi eversive venduta dal Demanio ai Foresio; poi, all'inizio del secolo acquistata dai Maggi». Argentina non documenta queste notizie, che non sono nemmeno riportate nei catasti del XVIII e XIX secolo. Inoltre nel 1877 la masseria Cadetto piccolo risulta appartenere a De Fazio Francesco e non ai Foresio, dei quali sicuramente fu proprietà negli anni precedenti insieme con l'altra masseria «Cadetto superiore». Oggi appartiene agli eredi di Raffaele Maggi; è abitata e curata dalla sign.ra Maggi Salvagno Jeanne. Si estende per 8 ettari, coltivati prevalentemente a seminativo e vigneto. Si allevano n. 10 capi di bovini. La costruzione è nell'insieme un palazzo signorile. La facciata sistemata a due piani ha un ampio portale d'ingresso arcuato ribassato e sormontato nel secondo piano da una finestra riccamente incorniciata e terminante in alto con un timpano più aggettante. 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Arco di accesso. In alto è visibile la data: 1889.Sul portale d'ingresso vi è la data 1889, a cui con molta probabilità risale l'origine della costruzione masserizia. Attualmente appartiene ai Carissimo che possiedono anche Carlo di Noi inferiore per cui è facile ritenere che la masseria abbia avuto gli stessi proprietari della consorella anche al momento della sua nascita. È semplice nell'impostazione, che presenta le caratteristiche della masseria a corte chiusa, con alcuni elementi indispensabili alla conduzione di un'azienda zootecnica. Da notare come nel cortile dei bovini le mangiatoie siano state ricavate nel muro di cinta in pietra. L'estensione è di 46 ettari, coltivati ad oliveto e seminativo, si allevano 60 bovini e 80 ovini. E' accatastata a Tommaso Carissimo ed è condotta a mezzadria da Argentiero Domenico.","Fotografia1":"0B4DfLW7B1EjGSWJMZnhoV2ZJRVk","Link1":"https://drive.google.com/uc?export=download&id=0B4DfLW7B1EjGSWJMZnhoV2ZJRVk","Fotografia2":"0B4DfLW7B1EjGZEhoUnRpX2RoelU","Link2":"https://drive.google.com/uc?export=download&id=0B4DfLW7B1EjGZEhoUnRpX2RoelU","Fotografia3":"0B4DfLW7B1EjGT3Vvd3l5WDByYkk","Link3":"https://drive.google.com/uc?export=download&id=0B4DfLW7B1EjGT3Vvd3l5WDByYkk","Fotografia4":"0B4DfLW7B1EjGZ2lsN1o4cEF0aHM","Link4":"https://drive.google.com/uc?export=download&id=0B4DfLW7B1EjGZ2lsN1o4cEF0aHM","Fotografia5":"","Link5":"","Lat":"40.570986","Lon":"17.565191","Image":"https://drive.google.com/uc?export=download&id=0B4DfLW7B1EjGSWJMZnhoV2ZJRVk","Imageok":"https://drive.google.com/file/d/0B4DfLW7B1EjGSWJMZnhoV2ZJRVk/preview"},{"_id":27,"Id":27,"Nome_Originario":"Palmarino","name":"Palmarino","Uso":"Azienda agricola","Descrizione":"Sorge nella contrada Palmarino; è visibile sulla sinistra della provinciale per Ceglie Messapico al km 4,750. La masseria ha un'estensione di 61 ettari, coltivati direttamente e in economia dai proprietari. Vi si allevano 50 capi di bovini, 150 di ovini, 2 cavalli di razza e animali da cortile. ll latte viene trasformato artigianalmente in formaggio. Vi si accede per un portale ad arco ed è completamente recintata da un alto muro di pietra. Sullo spazio scoperto del cortiletto interno si affacciano le abitazioni, il fienile, i magazzini e i ricoveri degli animali. L'edificio presenta l'aspetto della tipica masseria salentina con una timida espressione di edilizia civile cittadina inserita nella campagna. La storia di questa masseria è legata a quella di Bontempo. Per lunghi anni entrambe hanno avuto stessi proprietari ed analoghi sistemi economici. Insieme con la masseria Bontempo appartenne ai Bottari tra i secoli XVIII e XIX. Nella Platea del 1727 il Dr. Luca Bottaro, ereditata dal padre D. Michele Bottaro, dagli zii Claudio e Rinato Bottaro, possiede «un'altra massaria chiamata Palmarino di tomoli cento venti in circa di terre fra fattizze, e macchiose chiuse ed aperte con abbitato, curti, suppenne, vasi d'acqua ed altri membri appresso li terreni della massaria del Dr. Niccolò Giannuzzi da levante, lo passaturo che ha detta massaria di Palmarino per andare col suo bestiame alle fosse di Castelluzzo da ponente, le terre della massaria del Dr. Giulio Bax da tramontana, le terre della massaria di detta Principal Corte chiamata di Castelluzzo similmente da tramontana, le terre della suddetta altra mia massaria di Buontempo da girocco ed altri. Quale massaria è redditizia di decime di frutti, e prezzo alla medesima Principal Corte». Trent'anni dopo la masseria è del Dr. Gio: Filippo Bottari e si estende per «tomola duecento quaranta nove e mezzo di terre semensabili, tomola sette gracili, tomola quaranta due di macchie ordinarie, ed in tomola settantotto di macchie arbustate. In detta masseria sono bestiami: bovi di carretta para tre, bovi aratori para sette, vacche para tre, pecore cento, capre 50, e una giumenta». La masseria Palmarino, dopo la morte di D. Ciro Bottari, ultimo della famiglia, passò in eredità ai Margarita coi quali si era impatato attraverso il matrimonio della figlia naturale con Antonio Margarita. Da alcuni decenni è accatastata a Salonna Francesco, ai cui eredi appartiene attualmente.","Fotografia1":"0B4DfLW7B1EjGcWpSSndCeWtSMlE","Link1":"https://drive.google.com/uc?export=download&id=0B4DfLW7B1EjGcWpSSndCeWtSMlE","Fotografia2":"0B4DfLW7B1EjGVUNQeTJNNGlWdlU","Link2":"https://drive.google.com/uc?export=download&id=0B4DfLW7B1EjGVUNQeTJNNGlWdlU","Fotografia3":"0B4DfLW7B1EjGRG84Z1UxcFpSZ2c","Link3":"https://drive.google.com/uc?export=download&id=0B4DfLW7B1EjGRG84Z1UxcFpSZ2c","Fotografia4":"","Link4":"","Fotografia5":"","Link5":"","Lat":"40.550053","Lon":"17.598512","Image":"https://drive.google.com/uc?export=download&id=0B4DfLW7B1EjGcWpSSndCeWtSMlE","Imageok":"https://drive.google.com/file/d/0B4DfLW7B1EjGcWpSSndCeWtSMlE/preview"},{"_id":28,"Id":28,"Nome_Originario":"Bax","name":"Bax","Uso":"Azienda agricola","Descrizione":"È situata nella frazione omonima ed è visibile sul lato destro della via provinciale Francavilla F.-Ceglie Messapico. Sorge su un terreno roccioso ed è attualmente abbandonata. Il complesso edilizio è costituito da un corpo di fabbrica frontale in discrete condizioni statiche, dietro il quale si distendono le altre costruzioni completamente diroccate. Sono visibili gli ovili sul lato sinistro e altri membri tipici di queste costruzioni rurali. La sua struttura edilizia presenta ancora tracce di un'antica origine. Sicuramente l’attuale denominazione deriva dal nome dei primi proprietari di cui si hanno notizie nella Platea di Francavilla dell'anno 1727: «Io dr. Giulio Cesare Bax della terra di Francavilla con giuramento rivelo come fra li corpi stabili che possedo in territorio di detta terra vi sono li seguenti siti nel comprensorio della presente porzione del Feudo Grande: Una masseria nominata Raziullo di tomoli cinquanta incirca di terre fra fattizze, e macchiose, con abitato, curti, vasi d'acqua, olive e altri membri, sebbene non si è fatto misurare per porzione la vera quantità di dette terre, qual massaria, e suoi terreni sono appresso il paretone parti feudo tra questa terra di Francavilla e quella di Ceglie da tramontana, li terreni della massaria di Luca Coseggia da levante, il passaturo comunale detto di Garofalo, e Dr. Luca Bottaro, e le terre della massaria di Castelluccio di questa Principal Corte da ponente, li D. ri Nicolò Giannuzi e Luca Bottari da girocco, ed altri. Qual massaria è a me pervenuta dall'eredità del quondam Dionisio Bax mio padre, dall'eredità del quondam D. Giulio Cesare Bax mio zio e parte dell'eredità della quondam Teresa Callà mia madre per alcuni corpi comprati. La qual massaria di tomoli cinquecento incirca di terre come sopra con olive, e suoi membri di sopra apprezzati non solo renditizia di decima di frutti, e di prezzo alla Principal Corte di Francavilla, ma sta anche soggetta all'infrascritti annui canoni di ducatii nove, grana venti sei, e cavalli due per l’infrascritti corpi». All'inizio del 1800 la masseria, denominata chiaramente «Bax», risulta appartenere a Giovanna Scazzeri con un'estensione di tomoli 450,8 , e agli Scazzeri è continuata ad appartenere fino ad oggi. Attualmente è un'azienda agricola, condotta direttamente dal proprietario, ed ha un'estensione di circa 50 ettari, coltivati ad oliveto e seminativo.","Fotografia1":"0B4DfLW7B1EjGdUxoXzJjZkNhemc","Link1":"https://drive.google.com/uc?export=download&id=0B4DfLW7B1EjGdUxoXzJjZkNhemc","Fotografia2":"0B4DfLW7B1EjGWXRZbnRDcDFqU3M","Link2":"https://drive.google.com/uc?export=download&id=0B4DfLW7B1EjGWXRZbnRDcDFqU3M","Fotografia3":"0B4DfLW7B1EjGY2FNMTJ4NUltSDQ","Link3":"https://drive.google.com/uc?export=download&id=0B4DfLW7B1EjGY2FNMTJ4NUltSDQ","Fotografia4":"","Link4":"","Fotografia5":"","Link5":"","Lat":"40.586065","Lon":"17.553912","Image":"https://drive.google.com/uc?export=download&id=0B4DfLW7B1EjGdUxoXzJjZkNhemc","Imageok":"https://drive.google.com/file/d/0B4DfLW7B1EjGdUxoXzJjZkNhemc/preview"},{"_id":29,"Id":29,"Nome_Originario":"Monacelle","name":"Monacelle","Uso":"Disabitata","Descrizione":"Sono poco distanti tra di loro e si trovano a sud del Vallone Bottari. Si possono raggiungere dalla via per Ceglíe svoltando al km 7,500 da Francavilla per una strada interna, poco praticabile, in un ambiente, che conserva ancora le tracce di quella che fu una estesa macchia mediterranea e le caratteristiche di una zona impervia, rocciosa e incoltivabile. La denominazione di Monacelle deriva sicuramente dal fatto che in passato è appartenuta all'Orfanotrofio delle Monache. Non si sa con precisione la data della sua origine; è certo che esisteva nell'800, apparteneva alla Congrega di Carità e si praticava il seguente allevamento di bestiame: 28 capi vaccini, 200 pecore, 1 cavallo, 4 asini e muli. Delle due masserie degna di attenzione è Monacelle di sopra o vecchia, che è attualmente abbandonata, nonostante si noti un tentativo di ristrutturazione recente. La vecchia struttura è completamente in pietra viva, ben squadrata, un materiale di cui il terreno circostante è ricchissimo. E' formata da un'ampia costruzione e da quattro trulli a tronco di cono, due dei quali sono coperti da un'unica lastra di pietra. Sulla sinistra sorge un corpo di fabbrica, per uso abitativo, più complesso, in tufo, forse successivo all'originario. L'intera struttura è recintata da un modesto muro di pietra. S'intravedono i resti di due cisterne: una interna, l'altra esterna ai fabbricati. Incorporato nella costruzione c'è un forno e fuori da essa un'ampia aia lastricata. Monacelle di sotto o nuova, sicuramente molto più recente dell'altra, è abitata ed è una struttura semplice, priva di elementi di interesse particolare. L'estensione di entrambe è di circa 120 ettari, buona parte dei quali incoltivabili, per cui ultimamente si sta tentando di recuperare parte del territorio all'agricoltura attraverso un difficile spietramento. Nella masseria nuova si pratica un allevamento di circa 30 capi di bovini.","Fotografia1":"0B4DfLW7B1EjGeVd2bk0zTHVldUE","Link1":"https://drive.google.com/uc?export=download&id=0B4DfLW7B1EjGeVd2bk0zTHVldUE","Fotografia2":"0B4DfLW7B1EjGQjVUQ3UzSkZuWDQ","Link2":"https://drive.google.com/uc?export=download&id=0B4DfLW7B1EjGQjVUQ3UzSkZuWDQ","Fotografia3":"0B4DfLW7B1EjGd3FpbC1vRmo5Y3M","Link3":"https://drive.google.com/uc?export=download&id=0B4DfLW7B1EjGd3FpbC1vRmo5Y3M","Fotografia4":"0B4DfLW7B1EjGRGFHMkxPcEUtakU","Link4":"https://drive.google.com/uc?export=download&id=0B4DfLW7B1EjGRGFHMkxPcEUtakU","Fotografia5":"","Link5":"","Lat":"40.588959","Lon":"17.532696","Image":"https://drive.google.com/uc?export=download&id=0B4DfLW7B1EjGeVd2bk0zTHVldUE","Imageok":"https://drive.google.com/file/d/0B4DfLW7B1EjGeVd2bk0zTHVldUE/preview"},{"_id":30,"Id":30,"Nome_Originario":"Bottari","name":"Bottari","Uso":"Azienda agricola","Descrizione":"E' situata ai confini tra il territorio di Francavilla F. e quello di Ceglie M., poco distante dall'omonimo bosco. Vi si arriva percorrendo la strada per Ceglie per 7 km e mezzo circa e svoltando a sinistra per altri 2 km di strada vicinale. Ha attualmente un'estensione di 200 ettari circa, parte coltivati a oliveto e seminativo, parte a pascolo e una cospicua parte è rimasta macchia mediterranea. La sua economia si basa soprattutto sull'allevamento del bestiame: vi sono 200 capi di ovini e 27 di bovini, il cui latte prodotto è inviato alle centrali. E' una masseria fortezza, sistemata a L sul lato ovest, dove si apre un cortile recintato da murature molto spesse ed alte, alleggerite da qualche nicchia, tipica mangiatoia per bovini; alle spalle del muro, sul lato destro si estende un giardino, delimitato da un altro muro a secco. A nord si affacciano sulla corte recinti aperti e ricoveri degli animali. L'ingresso alla masseria è sul lato sud ed è compreso tra il muro di cinta e la costruzione padronale. L'imponenza e la solidità della struttura è accentuata dalle caditoie che sormontano le finestre del piano superiore. Tra le caditoie sono inserite feritoie sgusciate con apertura larga all'interno e stretta all'esterno. Sulla facciata , a sud, vi sono due guardiole cilindriche: quella a est è pensile, quella a ovest arriva fino al muro di cinta e contiene la scala che porta al terrazzo. L’intero edificio è in pietra squadrata, cementata con materiale terriccio; le stanze hanno volte a crociera a tutto sesto. In alto la costruzione termina con fumaioli con aperture sporgenti, i quali denotano la presenza di caminetti nelle stanze. I terrazzi sono ricoperti da mattoni cotti e la pavimentazione delle stanze principali è in ceramica, materiale abbastanza usato nel 1600. Adiacente alla imponente costruzione si allineano, a sud, locali a un piano adibiti a frantoio e deposito, dove c’era una vecchia cappella. Questi sono sovrastati da una spaziosa balconata su cui si affacciano gli ambienti principali. Al centro, sulla balconata, spicca uno stemma gentilizio con scudo, sormontato da una corona reale e da un elmo piumato, con la scritta <<HUC FRANGITUR IRA>>. Una nuova cappella è stata costruita negli anni cinquanta un po’ distante dell’edificio ed è utilizzata, ancora oggi, in occasioni particolari. Ha una forma rettangolare, è molto semplice e sul frontale v’è un'immagine sacra con la scritta: QUASI OLIVA SPECIOSA IN CAMPIS. Attualmente la masseria appartiene a Carissimo Agostino (residente in Canada) ed è condotta a mezzadria. La masseria sicuramente prende il nome dell'antica famiglia dei Bottari che risultano proprietari dai primi del '600 fino alla fine del 1700. Probabilmente essa all'origine apparteneva a Toma Balestra e poi passò a Giacomo Bottari, come risulta dal Catasto Onciario del 1643, dove si legge: «Per la massaria che fu di Toma Balestra in luogo detto la fragnitu con case, suppenni, curti, cisterna con terre fattizze e macchiose» gli animali allevati erano 200 pecore e capre, 2 giumente, 10 paia di bovi. Nel 1727 la masseria era di Luca Bottari. Nella Platea del Feudo di Francavilla viene così descritta: «Un'altra masseria di tomoli cento e venti in circa terre tra fattizze, macchiose chiuse, ed aperte nominata volgarmente il Trullo, seu lo Parco dei Bottari con abbitato, suppenne, case di paglia, vasi d'acqua ed altri membri appresso il paretone partefeudo, che sta tra il territorio di Ceglie ed il territorio di Francavilla da tramontana, li terreni macchiosi di detta Principal Corte detti della Scivola, e di Casalicchio da ponente, li terreni della suddetta massaria di Castelluzzo da scirocco, e levante, ed altri. Quale massaria detta il Parco dei Bottari è redditizia di decima di frulli e prezzo alla suddetta Principal Corte». Ai Bottari appartenne per tutto il Settecento, mentre nella contribuzione fondiaria del 1809 la masseria detta il «Palco dei Bottari», fu di Carluccio Oreste di Ceglie ed aveva un'estensione di «tomoli 345 e 4 stoppelli, di cui 127 tomoli sono a macchia». Nel corso del secolo passò a Raffaele Maggi, che ne risulta il proprietario nel 1877. Da Raffaele Maggi è passata nel nostro secolo ai Carissimo.","Fotografia1":"","Link1":"","Fotografia2":"","Link2":"","Fotografia3":"","Link3":"","Fotografia4":"","Link4":"","Fotografia5":"","Link5":"","Lat":"40.575364","Lon":"17.573242","Image":"https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/a/a7/Blank_image.jpg","Imageok":"https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/a/a7/Blank_image.jpg"},{"_id":31,"Id":31,"Nome_Originario":"Casalicchio","name":"Casalicchio","Uso":"Azienda agricola","Descrizione":"E’ una delle masserie feudali appartenute nei secoli XVII e XVIII alla famiglia dei Principi Imperiali. Vi si arriva percorrendo la strada per Villa Castelli per 5,600 km e svoltando a destra per altri 4 km di strada vicinale. Nella Platea del Feudo di Francavilla del 1727 così viene descritta: «Una masseria nominata di Casalicchio di terreni macchiosi ed aperti con molte chiusure di olive, e con abitato, curti, suppenne, due fosse di acqua, ed altri membri, alla quale masseria si sono incorporati l’infrascritti corpi pervenuti ut infra, e sta confinata una con detti corpi incorporati, nel modo che segue[…]». Il documento continua con una descrizione ampia e precisa dei confini di questa masseria, che sono confermati dal catasto onciario del 1753-54, dove risulta iscritta ancora fra i beni dei Principi Imperiali. «Di più possiede nel suddetto Feudo di questa terra una masseria nominata di Casalicchio, consistente in curti, suppenne, due fosse d’acqua, abitato ed altri membri con tomola quattordici e mezzo di terre sementabili e novanta cinque macchiose, e con alberi 4944 d’ulivo con molti colmoni e termiti, giusta le macchie nominate il Parco di Bottari da tramontana, le macchie del Parco di Renna da scirocco, le macchie della masseria nominata la Lama delli Galassi da levante, ed altri […]». Al margine sinistro del foglio una nota precisa :«Si nota, come la contradetta masseria di Casalicchio è stata venduta parte alli fratelli Ciciriello, e a parte a D. Ferdinando Coco come dalle subaste, e dall’istrumento di Coco stipulato dal notaio di Milato». Nel 1809, infatti, la masseria risulta di proprietà di Ciciriello Rocco, in Ceglie, con tomoli 78, ma alla fine del secolo era già passata ad Argentina Giovanni. Oggi la masseria è di proprietà di Di Summa Anna di Francavilla Fontana. Ha un’estensione di 160 ettari circa, parte coltivati ad oliveto e parte lasciati incolti. L’allevamento è limitato a pochi capi di bovini: appena dodici; il latte ricavato, lavorato in modo artigianale, viene trasformato in prodotti caseari. La struttura della masseria è a corte aperta. L’abitazione è in pietra squadrata, si sviluppa su due piani ed è molto semplice architettonicamente. Sul lato destro si allineano locali di deposito e un caratteristico ricovero degli animali, che è delimitato da un poderoso muro di pietra e formato da 8 piccoli trulli, stalle di bovini, affiancati in doppia fila. Poco distante dal complesso v’è un ampio acquaro.","Fotografia1":"0B4DfLW7B1EjGWURQcnk5UEVpMFE","Link1":"https://drive.google.com/uc?export=download&id=0B4DfLW7B1EjGWURQcnk5UEVpMFE","Fotografia2":"0B4DfLW7B1EjGcWNhZmVRbDVhOWc","Link2":"https://drive.google.com/uc?export=download&id=0B4DfLW7B1EjGcWNhZmVRbDVhOWc","Fotografia3":"0B4DfLW7B1EjGVVk1ams2UFNLajg","Link3":"https://drive.google.com/uc?export=download&id=0B4DfLW7B1EjGVVk1ams2UFNLajg","Fotografia4":"","Link4":"","Fotografia5":"","Link5":"","Lat":"40.5845","Lon":"17.508394","Image":"https://drive.google.com/uc?export=download&id=0B4DfLW7B1EjGWURQcnk5UEVpMFE","Imageok":"https://drive.google.com/file/d/0B4DfLW7B1EjGWURQcnk5UEVpMFE/preview"},{"_id":32,"Id":32,"Nome_Originario":"Sciaiani","name":"Sciaiani","Uso":"Azienda agricola","Descrizione":"Si giunge alla masseria percorrendo la provinciale Francavilla F. - Villa Castelli e a circa 7 km deviando a destra e proseguendo per altri due km. Una struttura edilizia nuova precede all'occhio del visitatore il vecchio complesso architettonico, costituito da costruzioni quasi allineate e con copertura a spioventi. Sull'insieme si erge una costruzione a due piani, che suggerisce l'idea della torre sul lato nord e quello della chiesa sul lato est. Sulla facciata, in alto, v'è una croce in pietra e quasi al vertice degli spioventi si legge a fatica la data del 1860, che probabilmente si riferisce a una ristrutturazione o alla costruzione del piano superiore. Sul lato destro della stessa facciata una caditoia ed una feritoia fanno pensare alla necessità della difesa anche attiva della masseria. Sul lato sinistro di questa struttura, che doveva essere l'abitazione degli antichi proprietari, si articolano i locali di deposito e le stalle per bovini, che si affacciano posteriormente su cortili rocciosi. Poco distanti sono situati due acquari e il forno. Sottostante il cortile lastricato della parte nuova della masseria Sciaiani v'è un cavernone scavato nella roccia, utilizzato a frantoio oleario. Complessivamente la masseria Sciaiani si estendeva per circa 300 ettari, coltivati prevalentemente a oliveto e seminativo. Negli ultimi tempi è stata, per motivi di eredità e per vendita, suddivisa in più parti per cui oggi il suo territorio risulta frantumato in diverse aziende. La vecchia struttura edilizia della masseria appartiene a Donato Pastore; vi si pratica un allevamento di bestiame ridotto a pochi capi. Non compare nei catasti del '700 una masseria denominata Sciaiani ma si fa spesso menzione delle «macchie delli Sciajani» comprese nei beni della Principal Corte degli Imperiali.E probabile che il primo; nucleo abitativo esistesse comunque nel XVIII secolo, perchè nel catasto dei 1809 compare una masseria Sciaiani, estesa tomoli, di proprietà di Massi Marco di Ceglie. Alla fine del secolo risultava appartenere a Sassi Vincenza; vi si allevavano: «123 vaccine, 56 pecore e 50 capre».","Fotografia1":"0B4DfLW7B1EjGMzVFTURIUnhWdXc","Link1":"https://drive.google.com/uc?export=download&id=0B4DfLW7B1EjGMzVFTURIUnhWdXc","Fotografia2":"0B4DfLW7B1EjGbWVnb1pYdFItdUU","Link2":"https://drive.google.com/uc?export=download&id=0B4DfLW7B1EjGbWVnb1pYdFItdUU","Fotografia3":"0B4DfLW7B1EjGb3ZLRXdINWRqanc","Link3":"https://drive.google.com/uc?export=download&id=0B4DfLW7B1EjGb3ZLRXdINWRqanc","Fotografia4":"0B4DfLW7B1EjGX19ESGxobzlBMkE","Link4":"https://drive.google.com/uc?export=download&id=0B4DfLW7B1EjGX19ESGxobzlBMkE","Fotografia5":"","Link5":"","Lat":"40.573112","Lon":"17.506684","Image":"https://drive.google.com/uc?export=download&id=0B4DfLW7B1EjGMzVFTURIUnhWdXc","Imageok":"https://drive.google.com/file/d/0B4DfLW7B1EjGMzVFTURIUnhWdXc/preview"},{"_id":33,"Id":33,"Nome_Originario":"Cavalli","name":"Cavalli","Uso":"Azienda agricola","Descrizione":"Si raggiunge percorrendo la via che porta a Villa Castelli per 5,600 km e svoltando poi a destra per un altro chilometro e mezzo. La struttura, ben visibile per il suo colore giallino, è molto semplice; lo stato di conservazione è buono ed è utilizzata attualmente come modesta azienda agricola a conduzione familiare. Vi si allevano alcuni capi di bovini e animali da cortile. L'estensione della masseria è di circa 30 ettari, coltivati prevalentemente ad uliveto. Da circa 30 anni è di proprietà di Cervellera Giovanni; alla fine del 1800 risultava di proprietà di Iurlaro Luciano ed anche allora si praticava un modesto allevamento di dodici vaccini. Non si conoscono le origini della masseria nè i passaggi di proprietà susseguitisi nel tempo. 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La sua denominazione deriva da antichi proprietari che la possedettero sin dall'origine e che la conservarono per oltre due secoli. Nel 1636 Geronima dello Prete vedova di Giò: Lelio Danuscio «possiede una masseria nel territorio di essa terra nel loco detto di Grani consistente in 2 chiusure macchiose di tomola 20, in un'altra chiusura di terra fattizze di tomola 9, in una pezza di terre fattizze di tomola 25, un'altra di tomolo un'altra 9, terre aperte e macchiose tomola 30, con chiazzili, giardino, curti, case e suppenne, appresso la massaria di Francesco Antonio Tagliavante e li beni dell'heredi di Giò: Antonio anuscio» . Una più completa descrizione della masseria si rileva dalla Platea: «Io Giuseppe del quondam Luca Prete. della terra di Francavila rivelo con giuramento, come fra li corpi stabiliti, che possiedo in territorio di detta terra, vi sono li seguenti siti tra il comprensorio della presente porzione del Feudo Grande. Una masseria di terreni fattezze e macchiosi ascendenti al numero di tomola novanta incirca chiusi, e aperti con cortiglio abitazione, casa di paglia, curti, giardino, palmento, vasi d'acqua, chiusura d'alberi di olivo, ed altri alberi comuni sita in luogo volgarmente chiamato Grani, appresso la via publica chiamata via della Foresta da gerocco li terreni della massaria delli fratelli di Tagliavanti, ed il lemite nominato di Marasco da ponente, la chiusa della suddetta masseria di Tagliavanti nominata l'Agnona, e l'olive di questa Principal Corte chiamate delli Calassi da tramontana, l'olive della suddetta masseria di Tagliavanti da levante, ed altri confini; pervenutami in virtù del legato laicale fondato dal quondam Fabrizio dello Prete mio avo come appare da codicillo fatto per mano di Notare Domenico Candida sotto li undici Marzo 1688, e per mano di Notare Marcello Marrucci reassunto in carta pergamena in forma probante col peso di celebrare una messa in ogni giorno festivo dell'anno, et in tutti i sette sabati della quaresima nella Cappella della Beatissima Vergine di Grani, come dal detto legato. Quali terreni di detta masseria, olive, giardino, et alberi comuni, come di sopra, descritti non solo sono redditizi di decima, di grani, e prezzo alla Principal Corte di detta terra di Francavilla, ma stanno anche soggetti al peso di pagare l'infrascritti annui corpi alla medesima Principal Corte per li sottoscritti corpi». Nei catasti di questo secolo la masseria risulta di proprietà di Fabrizio Preite e continua ad appartenere ai suoi eredi anche nel 1800. Oggi la masseria «Del Prete» appartiene a Spalluto Giuseppe; ha una estensione di 35 ettari, coltivati ad oliveto, e da quindici anni non è più praticato l'allevamento del bestiame. L'azienda, diventata agricola, ha modificato la sua struttura originaria: gli antichi ricoveri per gli animali sono stati sostituiti da nuove costruzioni adibite ad abitazioni permanenti dei proprietari e a magazzini. Ciò che rimane dell'antica masseria è il portale, sormontato da una colombaia, sulla cui sommità vi sono resti di scultura in pietra. Al centro è visibile un putto alato e, ai lati, due composizioni floreali.","Fotografia1":"0B4DfLW7B1EjGYTl4MVN0RlFyVkE","Link1":"https://drive.google.com/uc?export=download&id=0B4DfLW7B1EjGYTl4MVN0RlFyVkE","Fotografia2":"0B4DfLW7B1EjGX2FUVERVaTRFYjQ","Link2":"https://drive.google.com/uc?export=download&id=0B4DfLW7B1EjGX2FUVERVaTRFYjQ","Fotografia3":"0B4DfLW7B1EjGdXpQaENmb0hsZms","Link3":"https://drive.google.com/uc?export=download&id=0B4DfLW7B1EjGdXpQaENmb0hsZms","Fotografia4":"","Link4":"","Fotografia5":"","Link5":"","Lat":"40.55672","Lon":"17.508995","Image":"https://drive.google.com/uc?export=download&id=0B4DfLW7B1EjGYTl4MVN0RlFyVkE","Imageok":"https://drive.google.com/file/d/0B4DfLW7B1EjGYTl4MVN0RlFyVkE/preview"},{"_id":35,"Id":35,"Nome_Originario":"Spadone","name":"Spadone","Uso":"Disabitata","Descrizione":"Si trova sulla via per Villa Castelli, al km 5,600, in contrada omonima, poco distante dal 114° Deposito Sussidiario A.M. Vi si accede per un portale sormontato da un semplice cornicione; in alto sui due lati, dovevano esserci due piccole statue in pietra. Al centro dell’ampia corte si eleva una graziosa costruzione a torre di circa 10 m, sormontata da otto originali merli, con la funzione di colombaia. La masseria è circondata da un massiccio muro di recinzione nel quale si inseriscono stalle, ricoveri, depositi e le abitazioni a due piani. Interessante un focolare, strutturalmente simile ai cibori delle chiese paleocristiane e medioevali, che si trova in un’ampia stalla. Esternamente al muro rimangono i resti dell’antico pergolato, costituito da graziose colonne ioniche con semplici capitelli, che si dice circondasse l’intero complesso edilizio. Della masseria si trovano notizie nella Platea di Francavilla del 1727. «Io Dr. Giò: Cesare Casalino della terra di Francavilla con giuramento rivelo, come fra li corpi stabili, che possedo in territorio di detta terra, vi sono i seguenti siti fra il comprensorio della presente porzione del Feudo grande: una masseria chiamata volgarmente Spadone posseduta in comune, ed in diviso col Reverendo D. Policarpo Casalino, mio fratello assente, e causa studi dimorare in Napoli, consistente in tomola 106 circa di terra tra fattizze e macchiose, e alberi mille incirca d’olive a noi pervenuta dall’eredità del Reverendo quondam D. Mattia Casalino la mettà e l’altra mettà dall’eredità del quondam Rinato Casalino, nostri zii, appresso lo Riali di Grani da gerocco, le chiusure del Dr. D. Donato Antonio Resta da ponente, le chiusure della Masseria detta lo Vizzo posseduta da Nicolò Arseni, e le chiusure di Giuseppe Maria Durso da tramontana, ed altri dichiarando che la Masseria suddetta consiste in case di abitazione, curti, vasi d’acqua, et altri membri. Quale Masseria non solo è redditizia di decima di frutti, e prezzo alla Principal Corte di detta terra di Francavilla, ma sta anche soggetta al peso di pagare annui grana trentuno, e cavalli nove di censo perpetuo alla stessa Principal Corte di Francavilla[…].» La Masseria appartiene nel 1753-54 a Giò: Cesare Casalini, dottore in legge e nel catasto di quegli anni viene denominata «Grani» dal luogo dove è ubicata. Nello stesso documento si riportano i capi di bestiame allevati: «Bovi di carretta due, bovi aratori quattro, vacche tre, pecore di frutto 85, capre di frutto 8». Nel resto del Settecento e per tutto l’Ottocento la masseria rimase di proprietà dei Casalini; fu successivamente acquistata dalla famiglia Carissimo, precisamente dalla madre dell’ambasciatore Agostino Carissimo. L’attuale proprietario è Carissimo Alessio. Oggi l’estensione della masseria è di circa 60 ettari, coltivati ad uliveto ed in piccola parte a seminativo. È condotta in affitto da Colucci Pasquale che pratica anche l’allevamento di 15 bovini, 6 caprini e 5 suini. Il latte prodotto viene inviato alla centrale di Brindisi.","Fotografia1":"0B4DfLW7B1EjGdUdzMHlieThwZlU","Link1":"https://drive.google.com/uc?export=download&id=0B4DfLW7B1EjGdUdzMHlieThwZlU","Fotografia2":"0B4DfLW7B1EjGNlc5NHR4dlZ6Z2M","Link2":"https://drive.google.com/uc?export=download&id=0B4DfLW7B1EjGNlc5NHR4dlZ6Z2M","Fotografia3":"0B4DfLW7B1EjGTHZGak1pQlBSSms","Link3":"https://drive.google.com/uc?export=download&id=0B4DfLW7B1EjGTHZGak1pQlBSSms","Fotografia4":"0B4DfLW7B1EjGaV9nX1NNQkhFT0E","Link4":"https://drive.google.com/uc?export=download&id=0B4DfLW7B1EjGaV9nX1NNQkhFT0E","Fotografia5":"","Link5":"","Lat":"40.554595","Lon":"17.516398","Image":"https://drive.google.com/uc?export=download&id=0B4DfLW7B1EjGdUdzMHlieThwZlU","Imageok":"https://drive.google.com/file/d/0B4DfLW7B1EjGdUdzMHlieThwZlU/preview"},{"_id":36,"Id":36,"Nome_Originario":"Giovannella","name":"Giovannella","Uso":"Azienda agricola","Descrizione":"«La masseria Giovannella, che sta sulla via per Villa castelli a km 4,200 dall’abitato, è esempio di una tra le più antiche strutture di masseria fortificata. La torre merlata che è al centro del cortile recintato da alte muraglie, ove sono le stalle e le corti, è ancora di tipo medievale pur essendo stata costruita, considerando la tecnica, tra la fine XVI ed i primi del XVII». L’edificio, che doveva essere l’abitazione degli antichi proprietari, è in stato di abbandono; è stato molte volte modificato, ma senza cambiare la sua antica struttura. Lo storico Pietro Palumbo riferisce che fu data in dote dal sacerdote Angelo Cavallo nel 1624 al convento delle monache di San Carlo, sorto a Francavilla nel 1590. Nel catasto onciario del 1643 appartiene a Gio: Lorenzo Bottaro, nobile, di anni 46, ed è citata «massaria in loco detto Scorciagatti che fu del fratello Donato Antonio Alessio con torre, case, suppenne, curti, giardino con albori comuni con una vigna…». Si allevavano 400 pecore e capre, 8 paia di buoi. Una più completa descrizione della masseria compare nella Platea del Feudo di Francavilla del 1727: «Io Dr. Claudio Bottari della terra di Francavilla e leggittimo amministratore dei beni del clerico Bernardo e D. Gian Filippo Bottari miei nipoti e figli ed eredi del fu D. Francesco Nicolò Bottari mio fratello rivelo in detto nome con giuramento, come fra li corpi stabili che i miei nipoti possiedono in territorio di detta terra vi sono i seguenti siti fra il comprensorio del Feudo grande. Una massaria di terreni fattizzi e macchiosi ascendenti a tomola cinque cento in circa, e per quanto sono con abbitazione, torre, curti, camere, palombaro, case di paglia, niviere suppenne con tre iazzi cioè quello dei bovi, quello di pecore, e l'altro vicino l'ovile di Scorciagatti ed altri membri con vasi d'acqua, con giardino e con alberi pezze cento in circa di olive di essi terreni di detta massaria, sita in luogo volgarmente chiamato Bontempo, verso la via vecchia di Martina da levante, la terra della massaria detta delli Marrucci, che oggi li possiedi da detti miei nepoti da ponente, lo Reale da scirocco, li beni del Eccellentissimo marchesato di Oria da tramontana ed altri, parte delli quali terreni di detta masseria sono ereditari del quondam Claudio seniore, parte compresi dal fu Gian Lorenzo Bottari, parte compresi da me in tempo della minore ettà di detto quondam, mio fratello, ed altri acquistati da Francesco Nicolò mio fratello, quali terreni di detta masseria con alberi di olivo, giardino, ed altri membri quanto sopra detto, sono redditizi di decima di frutti e prezzo alla Principal Corte di detta terra di Francavilla, e paga detta masseria li sottoscritti annui perpetui censi alla suddetta Principal Corte per li infrascritti corpi» . Negli anni seguenti la masseria passò dai Bottari a Giuseppe Pagano o Paiano come risulta sia dal catasto onciario del 1753, sia da quello del 1798. In quest'ultimo essa è intestata a Rocco Clavica: «la masseria detta di Giovannella accatastata a D. Giuseppe Pagano, nella quale vi sono compresi tomola 9 di terreni aggiudicati a D. Felice Bax e da questo venduti a detto signor Clavica» . Nel 1809 la masseria si estendeva per tomoli 116 e risulta appartenere ancora a Rocco Clavica. Feliciano Argentina riferisce che dai Clavica passò ai Barbaro-Forleo, successivamente a Cosimo Di Summa e signora Rosa Carissimo moglie del conte Guerrieri di Rimini. Nella relazione igienico sanitaria di G. Calò del 1877 la masseria risulta però divisa in tre parti ed appartenere al cav. Nicola Barbaro, a Rocco Clavica ed a Carmela Brost. Attuali proprietari sono i Caliandro che conducono direttamente l’azienda. Ha una estensione di 90 ettari circa, coltivati ad oliveto e, la minima parte, a vigneto. Si allevano 200 capi tra capre e pecore e 20 capi di suini. Il latte viene trasformato in prodotti caseari.","Fotografia1":"0B4DfLW7B1EjGdWpUUjRkSWlzZWc","Link1":"https://drive.google.com/uc?export=download&id=0B4DfLW7B1EjGdWpUUjRkSWlzZWc","Fotografia2":"0B4DfLW7B1EjGeVB1VlVHaDV3LW8","Link2":"https://drive.google.com/uc?export=download&id=0B4DfLW7B1EjGeVB1VlVHaDV3LW8","Fotografia3":"0B4DfLW7B1EjGMENZMjBLc05Talk","Link3":"https://drive.google.com/uc?export=download&id=0B4DfLW7B1EjGMENZMjBLc05Talk","Fotografia4":"0B4DfLW7B1EjGOXpvQUc1anJ6Ukk","Link4":"https://drive.google.com/uc?export=download&id=0B4DfLW7B1EjGOXpvQUc1anJ6Ukk","Fotografia5":"","Link5":"","Lat":"40.552116","Lon":"17.531443","Image":"https://drive.google.com/uc?export=download&id=0B4DfLW7B1EjGdWpUUjRkSWlzZWc","Imageok":"https://drive.google.com/file/d/0B4DfLW7B1EjGdWpUUjRkSWlzZWc/preview"},{"_id":37,"Id":37,"Nome_Originario":"Bontempo","name":"Villa Bontempo","Uso":"Azienda agricola-masseria didattica","Descrizione":"Poco distante dal centro abitato la si può raggiungere percorrendo per un km e mezzo la via Francavilla F. - Villa Castelli e per un altro km e mezzo circa la strada vicinale sulla destra.","Fotografia1":"0B4DfLW7B1EjGcEJUcnJZYkRBOXM","Link1":"https://drive.google.com/uc?export=download&id=0B4DfLW7B1EjGcEJUcnJZYkRBOXM","Fotografia2":"0B4DfLW7B1EjGZUkxSkp1dkhtMzA","Link2":"https://drive.google.com/uc?export=download&id=0B4DfLW7B1EjGZUkxSkp1dkhtMzA","Fotografia3":"0B4DfLW7B1EjGVFNXN1pIRmZmckk","Link3":"https://drive.google.com/uc?export=download&id=0B4DfLW7B1EjGVFNXN1pIRmZmckk","Fotografia4":"","Link4":"","Fotografia5":"","Link5":"","Lat":"40.55151","Lon":"17.55493","Image":"https://drive.google.com/uc?export=download&id=0B4DfLW7B1EjGcEJUcnJZYkRBOXM","Imageok":"https://drive.google.com/file/d/0B4DfLW7B1EjGcEJUcnJZYkRBOXM/preview"},{"_id":38,"Id":38,"Nome_Originario":"Vizzo","name":"Vizzo","Uso":"Azienda agricola","Descrizione":"Si raggiunge percorrendo per km 1,500 la via provinciale Francavilla F. - Villa Castelli e per altri 5 km, sulla destra, la strada vicinale di Buontempo. Il complesso masserizio è a corte aperta. Mangiatoie nel muro di recinzione ricordano che nella masseria in passato vi era principalmente allevamento di cavalli. Una costruzione di epoca recente, in cui abitano gli attuali proprietari, nasconde il corpo più antico della masseria, che si eleva su due piani; è semplice nello stile e sulla sommità si erge una torretta rettangolare che doveva avere la funzione di colombaia o, secondo i proprietari, di avvistamento e di controllo del territorio. Attualmente questa antica costruzione è disabitata perchè pericolante. Architettonicamente appare un semplice palazzo cittadino inserito nell'ambiente rurale. La originaria struttura crediamo che dovesse essere molto diversa e che sia stata radicalmente modificata da costruzioni di epoche successive. Se ne hanno notizie già nel XVI secolo e apparteneva ad Andrea de Milato. Passò nel 1707 al Reverendo D. Giuseppe Domenico Arsenio, che la donò successivamente al fratello Nicolò Arsenio. Nella Platea di Francavilla viene così descritta: «una masseria di terreni fattizzi, e macchiosi, chiusurati, ed aperti, ascendenti in tomola cento in circa con alberi mille in circa d'olivo fruttiferi, e con altri trecento alberi in circa d'olivo anche fruttiferi, dispersi in detti terreni macchiosi, e con habitato, curti, suppenne, cappella, giardino, vasi d'acqua, seu votani, et una cisterna, et altri membri, e con una quantità d'alberi di pere siti tra li terreni di detta masseria, nominata dello Vizzo, giusta li terreni della masseria di Nicolò del quondam D. Giuseppe Forleo da levante, li terreni della masseria dell'eredi del quondam D. Francesco Bottaro da tramontana, li terreni della masseria del Dr. Gio: Cesare e D. Policarpo Casalino da gerocco, ed altri». Negli anni seguenti la Masseria passò in proprietà ai Bottari. Non si conosce l'anno preciso, ma in un atto notarile del 1760 è registrata al Dr. Gio: Filippo Bottari, su richiesta del quale esperti massari, Carlo di Noi, Vito Cocola ed Angelo De Summa, attestano che «la masseria nominata lo Vizzo di detto Sig. Bottari consiste in tomola sessanta circa di terre macchiose e solamente se ne trovano tre tomola e mezzo da circa 4 anni e possono fruttare non più di 10 ducati» 4. Nel 1809 compare ancora trai beni di D. Ciro Bottari con un'estensione di 98 tomoli. Dopo, come tutti i beni di D. Ciro, passò ai Margarita e quindi ai Carissimo (vedi mass. Feudo) ai quali è appartenuta fino a 20 anni fà. Da questi ultimi è stata venduta ai fratelli Giuseppe e Vito Cito che la conducono in forma diretta e familiare. L'estensione attuale della masseria è di 48 ettari, coltivati a oliveto e in parte a seminativo. Si allevano pochi capi di bovini, la cui produzione del latte è utilizzata per prodotti di uso familiare.","Fotografia1":"","Link1":"","Fotografia2":"","Link2":"","Fotografia3":"","Link3":"","Fotografia4":"","Link4":"","Fotografia5":"","Link5":"","Lat":"nessunrisultato","Lon":"nessunrisultato","Image":"https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/a/a7/Blank_image.jpg","Imageok":"https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/a/a7/Blank_image.jpg"},{"_id":39,"Id":39,"Nome_Originario":"Capitolo grande","name":"Capitolo grande","Uso":"Disabitata","Descrizione":"Sono due masserie, il Capitolo grande e il Capitolo piccolo, poco distanti tra di loro e situate nella zona industriale sulla via F. - Grottaglie, a circa 3.500 km dall'abitato di Francavilla. Entrambe le strutture sono state notevolmente modificate ed adattate a semplici residenze rurali. Il Capitolo grande è di proprietà di Vincenzo Trisolino per 30 ettari, e di Anna Trisolino per altri 30 ettari coltivati complessivamente a seminativo e tendone. Il Capitolo piccolo appartiene agli eredi di Addolorata Trisolino, ha un'estensione di 60 ettari coltivati a seminativo, oliveto e tendone. Come testimonia la sua stessa denominazione, la masseria dagli inizi del 1700 fu per lungo tempo proprietà del Reverendo Capitolo e Clero della terra di Francavilla, al quale pervenne «dall'Eredità della quondam D. Porzia Mandurino ed era consistente in tomola due cento trenta in circa terra tra fattizze e macchiose [...]\". Nella metà del '700 aveva ancora un unico nucleo abitativo costituito da «case, d'abbitazione, di paglia, e di merce, curti, vasi d'acqua, ed altri e nelli sottoscritti terreni semensabili e macchiosi» (per un totale di tomoli 193 circa). «In detta masseria .sono gli bestiami: bovi di carretta para due, bovi aratori para cinque, vacche n. nove, pecore di frutto n. 200, una giovenca». La masseria continuò ad essere del Capitolo fino ai primi anni del 1800 quando le nuove disposizioni napoleoniche soppressero tutti beni ecclesiastici. Era condotta in affitto con durata contrattuale di tre anni. In un atto notarile del 1764 i legge che «i Sacerdoti canonico D. Giovanni Costantino, canonico D. Antonio Maria di Franco Tommaso Scazzeri, D. Giuseppe Bonaventura Gallo, D. Livino Fedele, D. Pietro Costantini, D. Pietro Serio prendono in affitto dal Reverendo Capitolo Francavilla la masseria Fontanelle, consiste in terreni fattizi, macchiosi, vasi d'acqua, abitate, curti, bestiame grosso e minuto vettovaie, attrezzi ed altro per la durata di anni tre, per l'annuo canone di ducati 275». I canonici a loro volta affidavano ad operatori agricoli l'allevamento del bestiame e la coltivazione delle terre, secondo chiare disposizioni contrattuali. Nel 1877 nella relazione igienico sanitaria di Generoso Calò la masseria risulta appartenere a Trisolino Vincenzo e possiede il seguente bestiame: 27 bovini, 60 ovini, 3 cavalli, 2 asini. Non sappiamo quando l'allevamento del bestiame sia stato soppresso; di certo la fine delle attività tipiche delle due masserie del capitolo è stata segnata definitivamente con la trasformazione della contrada in zona di sviluppo industriale.Al loro posto sono visibili le ciminiere e le strutture di cemento armato delle piccole industrie,segno di un progresso senza scrupoli che elimina le vecchie culture senza profitto.","Fotografia1":"0B4DfLW7B1EjGbVZPNU9Wd0QwOTA","Link1":"https://drive.google.com/uc?export=download&id=0B4DfLW7B1EjGbVZPNU9Wd0QwOTA","Fotografia2":"0B4DfLW7B1EjGSGsxMmhiRy15bHc","Link2":"https://drive.google.com/uc?export=download&id=0B4DfLW7B1EjGSGsxMmhiRy15bHc","Fotografia3":"","Link3":"","Fotografia4":"","Link4":"","Fotografia5":"","Link5":"","Lat":"40.535641","Lon":"17.532525","Image":"https://drive.google.com/uc?export=download&id=0B4DfLW7B1EjGbVZPNU9Wd0QwOTA","Imageok":"https://drive.google.com/file/d/0B4DfLW7B1EjGbVZPNU9Wd0QwOTA/preview"},{"_id":40,"Id":40,"Nome_Originario":"Capitolo piccolo","name":"Capitolo piccolo","Uso":"Disabitata","Descrizione":"Sono due masserie, il Capitolo grande e il Capitolo piccolo, poco distanti tra di loro e situate nella zona industriale sulla via F. - Grottaglie, a circa 3.500 km dall'abitato di Francavilla. 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La masseria è stata notevolmente ristrutturata ed ampliata all'esterno con nuovi locali adibiti ad abitazioni per i fattori e depositi. Non vi sono tracce di muri di recinzione. La vecchia costruzione, elegante nell'aspetto, è del tipo a torre. Il portale di ingresso sorge tra due torri, che presentano analoghe caratteristiche e si sviluppano su due piani. La torretta più piccola è merlata e decorata da archetti pensili che dividono i due piani; su quella più grande gli stessi archetti sono elementi ornamentali lungo il cornicione. Piccole aperture nelle parti superiori fanno pensare a probabili punti di avvistamento. Oggi l'impianto architettonico è aperto, ma originariamente doveva essere del tipo a corte chiusa, circondata dai soliti ambienti utili per la conduzione della masseria. Anticamente era così descritta: «Una masseria di tomola cento e venti in circa e per quanti sono di terre semensabili, e macchiose con curti, suppenne, giardino, vasi d'acqua, abitato, ed altri membri sita in luogo volgarmente chiamato Piscarano appresso il Lemite, seu Passaturo chiamato dell'Apruzzesi, seu delli Montanari da ponente, la via pubblica per la quale si va da questa terra a quella delle Grottaglie da tramontana, l'altra via pubblica per la quale si va da questa terra nella città di Taranto da scirocco, le terre della masseria dell'eredi del quondam Paolo Argentina da levante ed altri». In quegli anni la masseria era del dr. Giuseppe Maria Bottari, di suo fratello Francesco Maria e di sua sorella Agostina. Essi la ricevettero in parte dall'eredità della madre Francesca Antonia Casalino, in parte dal padre Pietro Paolo Bottaro, un'altra porzione dallo zio tutore Giuseppe Antonio Bottaro, che a sua volta aveva acquistato da Oronzo Greco «alias abate Coppa, e parte anche pervenutaci dal quondam Paolo Argentina in virtù di permuta fatta d'alcune terre». Nel catasto del 1753-54 si legge che Giacinto Bottari, dottore in legge, aveva nel luogo «Tiberio una masseria con un'estensione di tomoli cento venti circa». Il bestiame che si allevava era ridotto a sessanta pecore, dieci buoi e una giumenta. Ai primi del 1800 la masseria Tiberio risulta appartenere a Casalino Saverio con un'estensione complessiva di 167 tomoli. E' ancora dei Casalino alla fine dello stesso secolo e precisamente di Casalino Partemio. Con i Casalino la masseria sembra aver avuto un incremento sia nell'estensione dei terreni che nell'allevamento del bestiame, il quale nel 1877 ammonta a otto capi di bovini e 140 di ovini . Oggi l'allevamento non si pratica più e l'attuale proprietaria, Lavarra Rosa, residente a Bologna, conduce direttamente, tramite il fattore Carrisi Damiano, i terreni che sono ridotti a 50 ettari, coltivati prevalentemente a vigneto e a seminativo.","Fotografia1":"","Link1":"","Fotografia2":"","Link2":"","Fotografia3":"","Link3":"","Fotografia4":"","Link4":"","Fotografia5":"","Link5":"","Lat":"40.528578","Lon":"17.528471","Image":"https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/a/a7/Blank_image.jpg","Imageok":"https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/a/a7/Blank_image.jpg"},{"_id":42,"Id":42,"Nome_Originario":"Nanni","name":"Nanni","Uso":"Abbandonata","Descrizione":"E' ubicata a qualche centinaio di metri a destra della via per Grottaglie a circa 5 km dall'abitato. Sulle carte dell'I.G.M. è riportata come poggio, ma nei documenti è una masseria, anche se modesta nella sua struttura ed estensione. Se ne fa riferimento nei documenti catastali del XVIII secolo. In quello onciario del 1753-54 Camilla Balestra in Capillis (di anni 84) «possiede in feudo di questa terra in loco detto Tiberio una masseria nominata li Fasani con capanni, curti, vasi d'acqua, ed altri membri d'uso dei coloni, e bestiame, e con tomola 57 di terre semensabili e tomola 3 di scorzose [...] giusta i beni delli eredi del dott. Claudio Bonari da scirocco e con via pubblica da tramontana. In detta masseria (vi sono) bovi di carretta n. due para, bovi aratori para uno, ed una somara». Altre notizie sulla masseria si riscontrano oltre un secolo dopo nella relazione igienico-sanitaria di Generoso Calò del 1877, dove la masseria è chiamata «Nanno»; era di proprietà di Brost Carmela e vi si praticava un modesto allevamento di bestiame: 4 vaccini, 90 pecore, 2 cavalli. Attualmente il complesso edilizio è abbandonato e in parte cadente. È una struttura quasi quadrata, a corte chiusa, a cui si accede per un arco ed è delimitata da un muro perimetrale di tufo. La costruzione centrale è una torre formata da due piani: quello inferiore è un'unica stalla con un grazioso camino; quello superiore, al quale porta una scala esterna, è costituito da poche stanze che dovevano essere la residenza dei proprietari. Adiacenti la torre sono gli ovili, davanti alle cui entrate arcuate vi sono ancora recinti aperti, squadrati geometricamente. Sul lato est resti di vecchie costruzioni fanno pensare a locali di deposito o di abitazione dei coloni.","Fotografia1":"","Link1":"","Fotografia2":"","Link2":"","Fotografia3":"","Link3":"","Fotografia4":"","Link4":"","Fotografia5":"","Link5":"","Lat":"nessunrisultato","Lon":"nessunrisultato","Image":"https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/a/a7/Blank_image.jpg","Imageok":"https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/a/a7/Blank_image.jpg"},{"_id":43,"Id":43,"Nome_Originario":"Capitanessa","name":"Capitanessa","Uso":"Azienda agricola","Descrizione":"Si trova nella contrada omonima; la si può raggiungere percorrendo per 6 km la via per Grottaglie e per 500 metri una strada vicinale sulla sinistra. La costruzione originaria risente di influssi architettonici tarantini. Lo spazio abitato è realizzato con murature a secco perfettamente squadrate, oggi non immediatamente visibili perchè ricoperte da vari strati di intonaco. Le coperture sono spingenti e le volte a crociera. Si intravedono pochi resti degli antichi ricoveri degli animali, che non si allevano più da circa 30 anni. Non è facile ricostruire l'antica struttura edilizia essendo state fatte molte ristrutturazioni e costruiti corpi di fabbrica aggiuntivi. La masseria risale al XVII sec., alla fine del quale apparteneva alla famiglia Bottari, una delle più ricche della terra di Francavilla. Nella Platea del 1727 il Dr. Claudio Bottari, insieme con i figli, dichiarava di possedere: «Una masseria nominata la Capitanessa, consistente in casa d'abitazione, curti, vasi d'acqua ed altri membri, in terreni semensabili chiusurati, ed aperti, ascendenti a tomola duecento incirca, che fu comprata dalli figli, ed eredi della quondam D. Vittoria Solazzo Rita, e posta in luogo chiamato Alberito appresso, la via pubblica per la quale si va da questa terra in quella delle Grottaglie da tramontana, il lemite partifeudo col Convento di S. Gio: d' Oyra da levante, e li terreni della masseria del Dr. D. Geronimo Benadduci e li terreni del Seminario d'Oyra da ponente, li terreni dell'altra nostra contrascritta massaria da scirocco». Nel catasto onciario del 1753-54, insieme con la masseria «lo Aio», risulta appartenere al barone Gaetano Bottari, successivamente al Sacerdote Bonaventura Bottari e, alla sua morte, al fratello Gio: Filippo. Nel catasto onciario del 1798 appartenne con «parte dell'Aio» a D. Francesco Bottari, e per esso a D. Ciro suo figlio ed pochi decenni fa era ancora divisa in due parti: a nord di proprietà della s.na Carissimo, a sud di proprietà di Guglielmi Giovanna. Oggi appare frantumata in più poderi: la parte nord è divisa tra Annicchiarico Angelo, ex amministratore della Carissimo, e di Summa Giuseppe; la parte sud è distribuita tra Tatarano Carmela, Tatarano Ernesta e Iurlaro Grazia. Le aziende sono prettamente agricole, alcune in parte riconvertite, perchè, scomparso o ridotto il seminativo e il pascolo, sono state riciclate con colture fisse: tendone-vigneto. Complessivamente l’estensione della masseria nelle varie quote si aggira ad una novantina di ettari; il tipo di conduzione è la mezzadria, fatta eccezione per la parte di Annichiarico, condotta direttamente.pochi decenni fa era ancora divisa in due parti: a nord di proprietà della s.na Carissimo, a sud di proprietà di Guglielmi Giovanna. Oggi appare frantumata in più poderi: la parte nord è divisa tra Annicchiarico Angelo, ex amministratore della Carissimo, e di Summa Giuseppe; la parte sud è distribuita tra Tatarano Carmela, Tatarano Ernesta e Iurlaro Grazia. Le aziende sono prettamente agricole, alcune in parte riconvertite, perchè, scomparso o ridotto il seminativo e il pascolo, sono state riciclate con colture fisse: tendone-vigneto. 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La casa padronale è separata con muro dalle abitazioni dei massari e dei coloni e comunque da tutti quegli ambienti che attendono alle attività agricole. La costruzione è di forma rettangolare; appare semplice nello stile ed ha delle feritoie ed una caditoia che fanno pensare ad un tentativo di organizzazione di una masseria fortezza. Sono presenti quasi tutti gli elementi fondamentali della masseria settecentesca: l'aia, distante dal complesso edilizio con selciato in pietra e di forma quadrata; spazi aperti e ovili recintati; la chiesetta, pure staccata dai corpi di fabbrica, oggi pericolante; un imponente camino nelle stalle utilizzato per riscaldare le bestie; una colombaia. Della masseria si hanno prime notizie nella Platea di Francavilla e si sa che appartenne a una delle famiglie francavillesi più facoltose. «Io Dr. D. Geronimo Benanduci della terra di Francavílla rivelo come fra li corpi stabili, che possedo in territorio dí detta terra vi sono li seguenti siti fra il Comprensorio della parte porzione del Feudo d'Altavilla. Una masseria di terreni fattizzi, e macchiosi in tomola duecento sessanta incirca con abitato, curti, suppenne vasi d'acqua, giardino chiesa, chiusura ed altri membri, posseduta da me come erede del quondam Giuseppe Benanduci, mio padre e delli quondam Francesco Antonio, e Nicolò Benanduci, miei zii, ed è appresso le mie vigne, le terre benificiali del Seminario d'Oyra, li terreni della masseria del Dr. Claudio Bottari e le terre che furono del Venerabile Monastero di S. Chiara di Lecce, oggi posseduta, parte dal sig. Bottari e parte dal Dr. Giuseppe Domenico Alemanno da levante, li terreni della masseria del Dr. Francesco Maria Basile, nominata di Perito da ponente, l'altra mia masseria nominata di Clemente da scirocco, le mie vigne e vigne d'altri da tramontana, [...]». Altre notizie certe e documentate di questa masseria si hanno nel 1809. Essa risulta, insieme con la masseria Clemente, di Claudia Bottari. Poichè nell'arco di circa un secolo non compaiono nei catasti riferimenti espliciti alla masseria Fortuna,riteniamo che questa sia stata sempre legata alla masseria Clemente e che l'abbia probabilmente seguita nella controversia giuridica, di cui parla lo storico P. Palumbo (vedi masseria Clemente). Verso la fine del 1800 la masseria era divisa in due Parti: una apparteneva a Lamanna Nicola, l'altra a Brost Carmela, con conduzioni agricole e zootecniche differenti. Ancora oggi la masseria ha 2 proprietari: Bencivenga Raffaele, che ha acquistato di recente la quota dai germani Greco Alfredo, assunta e Ida, e Fumagalli Francesco. L'estensione complessiva attualmente è ridotta a pochi ettari coltivati a vigneto e seminativo; non è praticata alcuna forma di allevamento di bestiame.","Fotografia1":"0B4DfLW7B1EjGSElwWUZ5Tkdac00","Link1":"https://drive.google.com/uc?export=download&id=0B4DfLW7B1EjGSElwWUZ5Tkdac00","Fotografia2":"0B4DfLW7B1EjGUDE2VTJOUzlCSlE","Link2":"https://drive.google.com/uc?export=download&id=0B4DfLW7B1EjGUDE2VTJOUzlCSlE","Fotografia3":"0B4DfLW7B1EjGOVlBczI3UnBiQlU","Link3":"https://drive.google.com/uc?export=download&id=0B4DfLW7B1EjGOVlBczI3UnBiQlU","Fotografia4":"","Link4":"","Fotografia5":"","Link5":"","Lat":"40.523812","Lon":"17.499474","Image":"https://drive.google.com/uc?export=download&id=0B4DfLW7B1EjGSElwWUZ5Tkdac00","Imageok":"https://drive.google.com/file/d/0B4DfLW7B1EjGSElwWUZ5Tkdac00/preview"},{"_id":45,"Id":45,"Nome_Originario":"Perito","name":"Perito","Uso":"Abbandonata","Descrizione":"E’ raggiungibile percorrendo la strada per Grottaglie fino al Km 7,800 e una strada rurale interna per altri Km 1,600. La masseria è in completo stato di abbandono ed in precarie condizioni statiche. E’ una delle più antiche dell’agro francavillese: la sua origine è databile sicuramente al XVI secolo. Ha più ingressi, di cui il principale è ad est ed immette in un ampio cortile dove sorge, maestosa, la costruzione a torre che si sviluppa su tre piani. Questa domina per dimensione; ai piani superiori si accede per ingressi separati ed esterni. Il piano inferiore è occupato da ampi vani per abitazioni con volte a botte. Non ci sono elementi difensivi, ma poderosi muri perimetrali rafforzati da contrafforti, lungo i quali si distendono «suppenne», cioè ricoveri chiusi da tettoie tegolate, Antistanti, esistono ampi recinti prevalentemente delimitati da muri di pietra a secco, che sono articolati certamente per utilizzare altre superfici che assolvevano ad esigenze particolari. Attiguo alla costruzione centrale, vi è un altro impianto edilizio, completo nella suddivisione degli elementi, si da far pensare ad un Complesso autosufficiente, residenza di un'altra famiglia di proprietari o del massaro. All'esterno del recinto, staccata dal fabbricato, ma poco distante, sorge una cappelletta a pianta rettangolare. L'impostazione della facciata è barocca nella sua semplicità, specialmente nella cornice terminale a spiovente spezzata al vertice. Il portale rettangolare è inserito in una riquadratura sporgente della stessa forma con cornice e architrave liscia, sormontata da un'altra cornice mondanata a forte rilievo; sopra si apre una finestrella lucernaio. All'interno e ancora visibile l'altare, circoscritto in una nicchia a tutto sesto, e sulla parete affreschi di madonne e Santi, naturalmente in fase di disfacimento. All'ingresso una data, Anno Domini MDCCIX, indica la sua origine che risale indubbiamente ad un periodo di affermazione economica e sociale delle grandi masserie nel nostro territorio. Cisterne, un acquario, un'aia lastricata di zanelle di pietra, un forno, la complessità degli spazi riservati ai cortili e ai rustici, testimoniano l'importanza raggiunta dal complesso masserizio nel 1700 che, basandosi su una prevalente attività pastorizia, si amplia anche nelle strutture edilizie che si allineano e si giustappongono all'elemento centrale. Nel catasto onciario del 1643 risulta appartenere a Marcantonio Bottaro, figlio del dottor Gio: Philippo Bottaro, nobile, di anni 10. Già allora si praticava nella masseria un fiorente allevamento di bestiame: 500 pecore e capre, 6 paia di bovi, 10 vacche. I documenti successivi testimoniano l'appartenenza della masseria ai Basile. Nella Platea di Francavilla si legge: «Io Dr. Francesco Maria Basile della terra di Francavilla con giuramento rivelo di possedere in territorio di detta terra fra il comprensorio della parte porzione del feudo d'Altavilla una masseria nominata Perito consistente in tomola ottocento di terre tra fattizze e macchiose con torre, magazzeni, suppenne, case di paglia, curti, vasi d'acqua, più chiuse di terreni ed un'altra torre separata con cortali ed altri membri di conforto, parte della quale mi è pervenuta dall'eredità del fu canonico D. Cataldo Coseggia, figlio del fu Clerico Felice, padre, dell'eredità delli quondam Francesco Maria Basile e Maria Teresa Coseggia coniugi, miei Padre e Madre respettive, e parte da me comprata dal venerabile monastero della città di Lecce, confina colli terreni della massaria del reverendo D. Geronimo Benanducci da levante, la massaria di Giovanni Forleo di detta terra commorante nelle Grottaglie da girocco, la massaria delle reverende Monache delle Grottaglie, e la massaria detta di Caliari, dell'Antoglietta di Lecce da ponente, li terreni e macchie della masseria de P. P. Paulini della Grottaglie, le terre della masseria di Grani della Principal Corte di detta terra, ed il lemite del feudo di S. Barbato della città d'Oyra da tramontana, quale masseria è redditizia di decima di frutti e prezzo, ed annui carlini venti e grana nove di censo perpetuo alla Principal Corte di detta terra di Francavilla». Nel catasto onciario del 1753-54 la masseria è in testa ai fratelli Gio: e Felice Basile che «possiedono similmente nel medesimo feudo di questa suddetta terra di Francavilla una masseria nominata \"Perito\" consistente in case di abitazione, di paglia, e di merci, giardino ad uso dei coloni, cinque cisterne, acquario, votano ed altri membri [...]». Segue un’ampia descrizione dell’estensione della masseria,delle coltivazioni in essa praticate e dell’allevamento del bestiame:«pecore di frutto n. 230, capre di frutto 140, bovi di carretta n. 8, bovi aratori n. 15, 3 genchi». Da questi documenti risulta ancora più evidente l’importanza raggiunta da questo complesso che si correda in nuove strutture edilizie e completa la sua autonomia con la edificazione della cappella. La masseria è tramandata agli eredi Basile e da questi, verso la fine dell’800 ai Cavallo che divisero il complesso in due parti, di cui la prima apparteneva a Cavallo Antonio che praticava un discreto allevamento del bestiame, la seconda a Cavallo Francesco. La frantumazione della masseria si è accentuata negli ultimi tempi. Attualmente risulta accatastata ai germani Zito, germani Argentiero, germani Annichiarico, Cavallo Santa e Miccoli Oronzo.","Fotografia1":"","Link1":"","Fotografia2":"","Link2":"","Fotografia3":"","Link3":"","Fotografia4":"","Link4":"","Fotografia5":"","Link5":"","Lat":"nessunrisultato","Lon":"nessunrisultato","Image":"https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/a/a7/Blank_image.jpg","Imageok":"https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/a/a7/Blank_image.jpg"},{"_id":46,"Id":46,"Nome_Originario":"Laio","name":"Laio","Uso":"Azienda agricola","Descrizione":"Si raggiunge percorrendo la via per Carosino per circa 7 km e, svoltando a destra, una strada vicinale per circa 3 km. Il complesso edilizio, in completo stato di abbandono, si presenta in precarie condizioni statiche. L'ingresso, sistemato a sud, è ad arco, sormontato da un semplice timpano triangolare. Sul lato sinistro si intravede un secondo ingresso, nella recinzione, che forse immetteva alli «curti». Fanno un intero corpo con l'arco due piccoli e bassi vani, ricoveri di animali da cortile, e stanze per coloni. Lungo il muro perimetrale sul lato destro si articolano stalle e ricoveri chiusi con ingressi ad arco. Seguono spazi aperti, forse giardini, ai quali si scende per una scala dagli appartamenti del piano superiore della costruzione I locali a primo piano si raggiungono mediante una scala esterna in muratura che porta su un terrazzo difeso da una caditoia; la distribuzione delle stanze fa pensare ad un uso plurifamiliare. L'intera costruzione è sostenuta da massicci contrafforti; quasi tutte le stanze sono lastricate con zanelle di pietra. Cisterne, forno, colombaia, completano l'impianto che si sviluppa ancora sul lato sinistro con altri corpi di fabbrica, forse successivi, e caratteristici resti di stalle per cavalli. Insieme con la masseria Capitanessa è appartenuta per oltre un secolo ai Bottari. Nella Platea del 1727 il Dr. Claudio Bottari dichiara di possedere: «Un'altra massaria chiamata dello Laio dotale di me Dr. Claudio pervenutami fra le doti della quondam Antonia Montefuscoli mia moglie consistente in casa d'abitazione, curti murati, torre, magazzeni, cappella, vasi d'acqua, ed altri membri, ed in tomola duecento ottanta incirca terre semensabili, e macchiose chiusurate, ed aperte, alla quale masseria vanno anche incorporate orti diecissetti di vigne piene d'ensite d'olivo, come anche alberi duecento cinquanta incirca d'olivo frà grandi, e piccoli [...]» . Alla morte di D. Ciro Bottari passò in parte agli eredi e in parte a Padula Pietro. Nel 1877 dalla relazione di G. Calò risulta appartanere a Ricci Ranieri, che la conduceva in maniera modesta soprattutto dal punto di vista zootecnico: aveva 4 vacche, 90 pecore, 1 cavallo e 3 asini. Attualmente è accatastata a nome di Bruno Pietro e Bruni Genoveffa e Giglia per 7/8.centrale. Quest'ultima presenta a piano terra ampi locali con volte a botte per uso di abitazione, nei quali si entra per un ampio porticato, e stalle ancora fornite di mangiatoie e camini.","Fotografia1":"","Link1":"","Fotografia2":"","Link2":"","Fotografia3":"","Link3":"","Fotografia4":"","Link4":"","Fotografia5":"","Link5":"","Lat":"nessunrisultato","Lon":"nessunrisultato","Image":"https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/a/a7/Blank_image.jpg","Imageok":"https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/a/a7/Blank_image.jpg"},{"_id":47,"Id":47,"Nome_Originario":"Clemente","name":"Clemente","Uso":"Azienda agricola","Descrizione":"Si trova a circa 7,500 km dall'abitato, a sinistra della via per Carosino. Si accede per un ingresso ad arco in una modesta corte su cui si affacciano i locali adibiti a deposito e a rifugio degli animali. L'abitazione dei proprietari è molto semplice, ad un solo piano ed è stata ricostruita subito dopo la seconda guerra mondiale in seguito a rovina dei vecchi locali. Complessivamente la struttura è molto modesta. Attualmente appartiene a Intermite Vincenzo ed ha un'estensione di pochi ettari, coltivati ad oliveti direttamente dal proprietario. Si allevano un centinaio di capi di bestiame (ovini, caprini e suini). Il latte è trasformato in prodotti caseari artigianalmente. Esisteva già nel XVII secolo: nel catasto onciario del 1643 la masseria apparteneva al dr. Gio: Pietro Benanducci, di anni 34. In tale documento si legge: «Per la massaria possiede nel terreno di essa terra nel loco nominato Perito, cioè per tomaia 70 di terre fattizze e macchiose, Ie fattizze sono tomola 14, e li restanti sino alle 70 sono macchiosi». Si allevavano 304 pecore e capre, 2 vacche, 2 bovi, e 2 giumente. Nel 1700 la masseria apparteneva ancora ai Benanducci e precisamente a Geronimo Benanducci, come risulta dalla Platea del Feudo di Francavilla nella quale viene così descritta: «Un'altra masseria nominata di Clemente, quale fù del quondam Gio: Antonio di Modola di tomola 140 incirca terre tra fattizze, chiusure, e macchiose, oggi disabitata, pervenutami come sopra, ed è confinata colla suddetta altra mia masseria da Tramontana, le masserie delli quondam Giuseppe ed Antonio Forleo, oggi posseduta dal Dr. Giuseppe Alemanni da levante, la masseria della quondam Elisabetta Schiavone, oggi posseduta da Gio: Antonio Forleo delle Grottaglie, da ponente, le terre del quondam Giuseppe Giacomo Cotogno oggi del reverendo D. Giammaria Caniglia, le terre demaniali di questa Principal Corte da scirocco ed altri. La quale masseria, come sopra ascritta sta soggetta alla rendita di decima dí frutti, e prezzo, ed annui carlini ventisette di censo perpetuo alla suddetta Principal Corte». Tra il 1700 e il 1800 la masseria fu oggetto di una lunga controversia giuridica di cui parla P. Palumbo. Lo storico precisa che la masseria appartenne a Nicolò Giannuzzi i cui figli maschi non lasciarono discendenti, per cui fu ereditata dalla figlia Marianna, ritiratasi nel convento di Manduria. Alla sua morte, avvenuta il 9 agosto 1796, avendo dato «quello che potè all'Ospedale e a Manduria», i parenti oppugnarono il testamento ed ai Bottarí toccò, tra l'altro, la masseria Clemente. Infatti nella Contribuzione fondiaria del 1809 la masseria risulta appartenere a Bottari Claudia, proprietaria anche, a quella data, della masseria «Fortuna». Le due masserie avevano un'estensione di 220 tomoli e 4 stoppelli. Nella prima metà dell'800 la masseria continuò ad essere oggetto di controversia, come appare nella relazione fatta da Magno' Consigliere d'Intendenza, chiamato per la verifica di usurpazione ai danni del feudo degli Imperiali, il quale nel 1843 «dichiarò demanio comunale quarantacinque tomola di Clemente». Da questo momento in poi la consistenza della masseria diventò sempre più limitata e l'allevamento scomparve gradualmente. Tale appare nella relazione igienico sanitaria di G. Calò, dove risulta di proprietà di De Fazio Francesco, da cui probabilmente è passata ai Cesari, ai quali risultava accatastata fino a pochi decenni fa.","Fotografia1":"0B4DfLW7B1EjGamVmMVJ3R0dQSlE","Link1":"https://drive.google.com/uc?export=download&id=0B4DfLW7B1EjGamVmMVJ3R0dQSlE","Fotografia2":"0B4DfLW7B1EjGb1ZrcDFuNTFKbTQ","Link2":"https://drive.google.com/uc?export=download&id=0B4DfLW7B1EjGb1ZrcDFuNTFKbTQ","Fotografia3":"","Link3":"","Fotografia4":"","Link4":"","Fotografia5":"","Link5":"","Lat":"nessunrisultato","Lon":"nessunrisultato","Image":"https://drive.google.com/uc?export=download&id=0B4DfLW7B1EjGamVmMVJ3R0dQSlE","Imageok":"https://drive.google.com/file/d/0B4DfLW7B1EjGamVmMVJ3R0dQSlE/preview"},{"_id":48,"Id":48,"Nome_Originario":"Cistonaro","name":"Cistonaro","Uso":"Azienda agricola","Descrizione":"Si trova a circa 8 chilometri sulla via per Carosino. Vi si accede lasciando la strada provinciale e dopo aver percorso, a sinistra, appena 500 metri di strada vicinale. È una delle masserie più antiche del nostro territorio, di proprietà dei Cotogno a cavallo tra il XVI e XVII secolo. Nel catasto onciario del 1638: «Giuseppe Giacomo Cotogno, nobile, anni 30, paga la decima. Per la masseria nominata la Petrosa di tomola 140 cioè chiusure terre di tomola 20 fattizi, e tomola 50 fattizze aperte, e terre macchiose tomola 70 [...]». Al tempo la masseria aveva 150 pecore e capre, 8 bovi, 6 vacche ed una giumenta. Un'annotazione marginale sul documento dice, riferendosi alle terre, che «li possiede G. Caviglia» e lo stesso trascrittore precisa che la masseria è chiamata «Cistonaro». Evidentemente era stata confusa la denominazione della masseria con la contrada in cui sorge, che era chiamata «Petrosa», come risulta dal catasto onciario del 1753-54, che si riporta successivamente.Queste annotazioni sono avvenute in epoca successiva, probabilmente quando la masseria passò dai Cotogno ai Caniglia. Lo storico P. Palumbo infatti parlando dei Canìglia dice che Giovanni Maria comprò il Cistonaro o masseria dei Greci da Nicola Cito di Lecce,erede della moglie Giovanna Cotogno. Siamo nell’anno 1702. La masseria rimase proprietà dei Caniglia fino al 1707, anno in cui passò ai Cavallo di S. Marzano. Nella Platea di Francavilla del 1727 viene descritta come: «una Masseria di terreni fattizzi e macchiosi, alberi d'olivo ed altri alberi comuni, abitato, curti, vasi d'acqua ed altri membri, nominata la masseria dello Cistonaro, la stessa comprata da Nicolò Cito della città di Lecce e tra li territori di detta masseria ve ne sono tomola ventisette incirca terre fra fattizze, e macchiose presso li terreni macchiosi della masseria del Dr. D. Girolamo Benanducci nominata di Clemente, da tramontana, e ponente il limite seu paretone partefeudo del Barone Antoglietta da levante ed altri li quali tomola ventisette son redditizi, di decima di frutti, e prezzo alla Principal Corte di detta terra di Francavilla, e li restanti terreni di detta massaria sono in feudo del detto Barone Antoglietta». Nel 1753 risulta di proprietà di Giuseppe Caniglia: «più possiede in feudo di questa terra nel luogo la Petrosa una masseria detta Cistonaro consistente in casamento, aia, curti, vasi d'acqua, e giardino. Ed in tomola 220 di terre semensabili, ed in tomola 14 di terre macchiose [...]. nella suddetta masseria, oltre li suddetti terreni vi sono altri tomola 25 di terreni fattizzi e macchiosi [...]. Nella suddetta masseria possiede animali: bovi di carretta para due, bovi aratori para quattro, vacche nove, pecore 130 e una giumenta». Anche questa masseria nell'800 fu coinvolta nelle denunce diusurpazioni ai danni del feudo degli Imperiali verificate e definite da Benedetto Magno, consigliere d'Intendenza, nel 1843. Fino a pochi anni fa la masseria apparteneva agli eredi dei Cavallo di S. Marzano. Oggi è divisa in due parti: una, di ettari 30, coltivati a oliveto e seminativo, è stata acquistata da Capuano Francesco, che ne conduce direttamente l'azienda, allevando 50 capi di bovini e sette cavalli da trotto (il latte prodotto viene inviato alla centrale «due Mari» di Massafra); l'altra, rimasta ai Cavallo, è condotta direttamente tramite il fattore Massa Cosimo. In quest'ultima è stato abolito l'allevamento del bestiame e si coltiva vigneto ed oliveto. Entrambe le aziende sono fornite di pozzo artesiano. Anche la costruzione è divisa in due parti da un muro orizzontale; ha subito ristrutturazioni, in particolare nella proprietà di Capuano, ben visibile perchè interamente imbiancata. Ha un aspetto imponente ed è ritenuta una masseria fortezza. L'ingresso principale è a est ed immetteva in un'ampia corte rettangolare occupata oggi da costruzioni aggiuntive. Lungo il lato destro vi sono ancora i rifugi degli animali, ai quali si accede anche dalla parte sud per un ingresso ad arco inserito nel muro. Sul lato sinistro si sviluppano locali di deposito e le stalle. Rimane traccia di un antico forno, ora stalla per cavalli, ed una colombaia. Il vecchio corpo di fabbrica, abitazione del proprietario, che si eleva sugli altri,formato da due piani, dei quali quello inferiore è costituito da locali di deposito. 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Animali: bovi di carretta para 3, bovi aratori para 6, vacche 12, pecore 250, capre 50, una giumenta e una somara». Dagli Alemanni è passata nell'800 a Francesco Vitale, notaio di Ceglie Messapico, e da questi alla nipote D. Caterina Vitale. Feliciano Argentina ricorda che nel 1943 le truppe alleate, appena sbarcate a Brindisi, costituirono un centro deposito delle munizioni e dei materiali negli appezzamenti della masseria. Nel 1958 è stata suddivisa in quote agli eredi e dal 1980 risulta appartenere a due proprietari: Santoro Pietrina e Angelo Epifani. La prima parte è condotta in economia tramite salariati; ha una estensione di 266 ettari, di cui parte è macchia mediterranea, parte è coltivata ad oliveto e seminativo,parte è pascolo; si allevano 250 capi ovini e due cavalli da sella. L'altra parte è condotta in affitto da Mastro Antonio, vecchio affittuario dell'intera masseria: ha un'estensione di appena 40 ettari costituiti da macchia mediterranea, pascolo e seminativo di ovini e dieci capi di bovini. Entrambe le aziende trasformano il latte in prodotti caseari. Il complesso edilizio, diviso attualmente in due da un muro, non appare molto modificato. I corpi di fabbrica si estendono in lunghezza e l'intera masseria è recintata da un massiccio muro di pietra. Vi si accede per due ingressi ad arco, che ora immettono nelle due separate proprietà, ma che un tempo erano riservati l'uno agli animali, l'altro agli abitanti della masseria. Sulla destra vi è ancora un antico frantoio oleario in buono stato di conservazione. Il corpo centrale, a due piani, era ed è adibito ad abitazioni nella parte superiore, cui si accede per mezzo di una duplice scala; la parte inferiore comprendeva una vasta stalla per bovini e deposito. Ai due lati del corpo centrale, semplice nell'aspetto architettonico, sono attaccati corpi laterali ad un piano, sui quali si affacciano locali del piano superiore. Prospiciente la costruzione vi è un vecchio granaio incorporato nel muro perimetrale; dietro si estendono i recinti aperti e chiusi degli animati, Poco distante, abbandonata e in rovina, si trova Cantagallo piccola. Appartiene all'avv. di Castri Umberto, ha un'estensione di 35 ettari coltivati a seminativo, vigneto, oliveto e condotti in affitto da Intermite Ciro, proprietario della masseria Clemente. La struttura edilizia, modesta e più recente rispetto alla masseria grande sorge su un terreno roccioso e in mezzo ad un'estesa macchia mediterranea. La costruzione è a un piano; nell'area retrostante vi sono piccoli spazi per il bestiame; sotto la costruzione vi è una cisterna scavata nella roccia. L'interno complesso è recintato da un basso muretto a secco.","Fotografia1":"0B4DfLW7B1EjGUERQV1YzM3U3S00","Link1":"https://drive.google.com/uc?export=download&id=0B4DfLW7B1EjGUERQV1YzM3U3S00","Fotografia2":"0B4DfLW7B1EjGZHFXSW9JNzRRdFE","Link2":"https://drive.google.com/uc?export=download&id=0B4DfLW7B1EjGZHFXSW9JNzRRdFE","Fotografia3":"0B4DfLW7B1EjGYmtESWxhdzRJYzA","Link3":"https://drive.google.com/uc?export=download&id=0B4DfLW7B1EjGYmtESWxhdzRJYzA","Fotografia4":"0B4DfLW7B1EjGbTNhdmRQUzh3Rkk","Link4":"https://drive.google.com/uc?export=download&id=0B4DfLW7B1EjGbTNhdmRQUzh3Rkk","Fotografia5":"","Link5":"","Lat":"40.501777","Lon":"17.507707","Image":"https://drive.google.com/uc?export=download&id=0B4DfLW7B1EjGUERQV1YzM3U3S00","Imageok":"https://drive.google.com/file/d/0B4DfLW7B1EjGUERQV1YzM3U3S00/preview"},{"_id":50,"Id":50,"Nome_Originario":"Cantagallo Piccolo","name":"Cantagallo Piccolo","Uso":"Azienda agricola","Descrizione":"Si raggiunge percorrendo la via per Carosino per Km 6,700; è visibile sul lato destro.Ai primi del 1700 la masseria, risulta appartenere a Giuseppe Domenico Alemanni, che ne era ancora proprietario nel 1753-54; secondo il catasto onciario era nominata Polinio ed era costituita da «casamento, curti, aia ed altri membri, e tomola 281 di terre semensabili, 68 di terre annicchiariche [...]. 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L'altra parte è condotta in affitto da Mastro Antonio, vecchio affittuario dell'intera masseria: ha un'estensione di appena 40 ettari costituiti da macchia mediterranea, pascolo e seminativo di ovini e dieci capi di bovini. Entrambe le aziende trasformano il latte in prodotti caseari. Il complesso edilizio, diviso attualmente in due da un muro, non appare molto modificato. I corpi di fabbrica si estendono in lunghezza e l'intera masseria è recintata da un massiccio muro di pietra. Vi si accede per due ingressi ad arco, che ora immettono nelle due separate proprietà, ma che un tempo erano riservati l'uno agli animali, l'altro agli abitanti della masseria. Sulla destra vi è ancora un antico frantoio oleario in buono stato di conservazione. Il corpo centrale, a due piani, era ed è adibito ad abitazioni nella parte superiore, cui si accede per mezzo di una duplice scala; la parte inferiore comprendeva una vasta stalla per bovini e deposito. Ai due lati del corpo centrale, semplice nell'aspetto architettonico, sono attaccati corpi laterali ad un piano, sui quali si affacciano locali del piano superiore. Prospiciente la costruzione vi è un vecchio granaio incorporato nel muro perimetrale; dietro si estendono i recinti aperti e chiusi degli animati, Poco distante, abbandonata e in rovina, si trova Cantagallo piccola. Appartiene all'avv. di Castri Umberto, ha un'estensione di 35 ettari coltivati a seminativo, vigneto, oliveto e condotti in affitto da Intermite Ciro, proprietario della masseria Clemente. La struttura edilizia, modesta e più recente rispetto alla masseria grande sorge su un terreno roccioso e in mezzo ad un'estesa macchia mediterranea. La costruzione è a un piano; nell'area retrostante vi sono piccoli spazi per il bestiame; sotto la costruzione vi è una cisterna scavata nella roccia. 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Si trovava in prossimità della masseria Clemente sulla strada a Carosino. E' ricordata nei documenti catastali e in particolare nella platea di Francavilla del 1727, dove si precisa che era appartenuta ad Elisabetta Schiavone a cui certamente risale la denominazione. Compare tra i confini della masseria Clemente è di proprietà di Gio: Antonio Forleo nel cui «rivelo» tra l'altro si legge: «...una massaria di terre macchiose, e di poche fattizze di tomola cento e trenta incirca e per quanti sono con abitato, curti, suppenne, forno, ed altri membri diruti ed un vaso d'acqua siti in luogo detto la massaria dello Capraro, seu Schiavone, appresso il limite partifeudo tra la Principal Corte dì detta terra di Francavilla, e il feudo delle Grottaglie tra ponente, e sirocco, le terre macchiose e fattizze del D. Francesco Maria Basile da tramontana, e levante, e le terre macchiose della massaria del Venerando Dr. D. Girolamo Benanducci da levante, e sirocco ed altri. Quale massaria è renditizia di decima di frutti e prezzo, ed annui carlini venti e grani nove di censo perpetuo alla Principal Corte di detta terra di Francavilla pervenutami dall'eredità del quondam D. Tommaso Forleo mio padre». Negli anni che seguono non si parla più di questa masseria, che non è riportata nei calasti onciari, nè negli atti ufficiali del XVIII secolo.Nella contribuzione fondiaria del 1809 compare tra le proprietà della Duchessa delle Grottaglie ed ha una estensione di 103 tomoli.","Fotografia1":"","Link1":"","Fotografia2":"","Link2":"","Fotografia3":"","Link3":"","Fotografia4":"","Link4":"","Fotografia5":"","Link5":"","Lat":"nessunrisultato","Lon":"nessunrisultato","Image":"https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/a/a7/Blank_image.jpg","Imageok":"https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/a/a7/Blank_image.jpg"},{"_id":52,"Id":52,"Nome_Originario":"Torricella","name":"Torricella","Uso":"Azienda agricola-ristorante","Descrizione":"Vi si giunge alla masseria percorrendo la strada provinciale Francavilla F. - Carosino e deviando a sinistra dopo circa 3 km nel viale che conduce alla masseria. Attualmente proprietaria è Forleo Grazia in Di Coste che conduce tramite salariati l'azienda. Ha un'estensione di circa 110 ettari coltivati a oliveto e seminativo (circa 7 ettari sono coltivati a pomodori). È praticato ancora l'allevamento del bestiame con 150 ovini e 4 bovini. Il latte viene trasformato artigianalmente in prodotti caseari. L'impianto edilizio è a corte chiusa e vi si accede per un ingresso che ricorda nella sua semplicità le porte cittadine. Caratteristica è la colombaia inserita nel corpo del portale. La costruzione centrale è costituita da un piano inferiore dove oggi sono abitazioni, ma originariamente dovevano esserci stalle (sono ancora presenti i camini per le bestie), e da uno superiore al quale si accede per un grazioso portone; è rimasta intatta nel tempo e ricorda lo stile architettonico dei palazzotti signorili cittadini, sia pure nella sua linea semplice, priva di qualsiasi elemento ornamentale. L'ampia corte è circondata da un alto muro lungo il quale si snodano magazzini, stalle per ovini e bovini e vani per allevamento di animali da cortile. Sorge esternamente, incorporata nel recinto, una graziosa cappella di forma rettangolare, attualmente adibita a deposito, ma il proprietario ha espresso l'intenzione di ristrutturarla ed aprirla al culto. All'interno e fornita degli strumenti di rito: altare, acquasantiera ecc. Attualmente sul lato destro sono state aggiunte nuove costruzioni che saranno utilizzate a magazzini. La masseria risale al 1600; compare nel catasto del 1643 in «testa» a Pier Aluisi Cotugno, che paga la decima «per la massaria nominata la Torricella con terre ed altri membri sita sul territorio di essa terra tomola 80». Dai Cotogno passò ai Salonna. Nella Platea del 1727 D. Claudio Canonico, dr. Marcello, Paolo e Giuseppe Salonna della terra di Francavilla dichiarano di possedere: «Un'altra massaria di tomola trecento in circa terre tra fattizze, e macchiose con abitazione, e torre, curti, suppenne, case di paglia, aia, vasi d'acqua ed altri membri volgarmente chiamata di Torricella, fra li sopradetti terreni ve ne sono tomoli cento in circa siti in luogo volgarmente chiamato Cantagallo, con fossa d'acqua, un giardino d'alberi, e con alberi cento cinquanta in circa d'olive, le quali sono redditizie di decima di frutti e prezzo al Barone Antoglietta di detta terra, fra le quali tomola cento in circa terre ve ne sono tomola 20 in circa con giardino, olive e fossa d'acqua proprie di me canonico D. Claudio per me comprate e paretate appresso le terre della masseria del dr. Nicolò Giannuzzi ed il lemite partefeudo da levante, le vigne chiamate di Cantagallo da ponente, e le terre di Nicolò Muscuggiuri da Tramontana; [...]. La masseria era ancora dei Salonna, precisamente di D. Marcello Salonna, nella metà del 1700, ed era fornita dei seguenti animali: «bovi di carretta para due, bovi aratori para tre, vacche sette, pecore 240, capre 170, e una giumenta». Tra il 1772 e il 1776 la masseria passò dai fratelli Salonna al Sacerdote D. Vito Nicola canonico Leuzzi di Galatone. Il cambio di proprietà è documentato da due atti notarili di affitto a favore sempre di Gaetano di Cesaria e figli (uno di questi atti si riporta in appendice). Gli eredi Leuzzi la possedettero fino alla fine del secolo. Nel secondo conflitto mondiale la masseria fu requisita dalle autorità militari alleate.","Fotografia1":"0B4DfLW7B1EjGbG9YQnpwa1NESlU","Link1":"https://drive.google.com/uc?export=download&id=0B4DfLW7B1EjGbG9YQnpwa1NESlU","Fotografia2":"0B4DfLW7B1EjGUjVWWnN3QlR4ZWM","Link2":"https://drive.google.com/uc?export=download&id=0B4DfLW7B1EjGUjVWWnN3QlR4ZWM","Fotografia3":"","Link3":"","Fotografia4":"","Link4":"","Fotografia5":"","Link5":"","Lat":"40.510795","Lon":"17.546417","Image":"https://drive.google.com/uc?export=download&id=0B4DfLW7B1EjGbG9YQnpwa1NESlU","Imageok":"https://drive.google.com/file/d/0B4DfLW7B1EjGbG9YQnpwa1NESlU/preview"},{"_id":53,"Id":53,"Nome_Originario":"Fontanelle","name":"Fontanelle","Uso":"Azienda agricola","Descrizione":"Si giunge alla masseria percorrendo la strada provinciale \"Francavilla F. - Carosino per circa 3 km e mezzo e svoltando a destra per una strada vicinale dopo circa 700 metri. Anticamente l'ingresso era a nord-ovest; ora è murato e si accede alla masseria da un portale posto agli antipodi del primo. Questo è formato da due pilastri quadrati sormontati da semplici capitelli. Sul cortile si affacciano i ricoveri degli animali e il corpo centrale: una notevole costruzione rettangolare che sì sviluppa su due piani. I locali inferiori, con volta a crociera a tutto sesto, sono adibiti a deposito (prima erano stalle per animali). I locali del piano superiore, antica abitazione dei proprietari, sono sormontati da una balaustra di colonnine e circondati da un terrazzo balcone che poggia sui corpi del piano inferiore. La facciata est del corpo di fabbrica è caratterizzata da una duplice scalea che immette al piano superiore. Nello spazio retrostante vi sono gli antichi locali riservati a deposito. La masseria è circondata da un alto muro perimetrale nel quale si inserisce una particolare colombaia a grata, disposta ad alveare, e altri locali per deposito e per stalle. E' attaccato alla masseria un ampio giardino nel quale vi è una piccola cappella rettangolare terminante in alto con un timpano triangolare. L'origine della masseria Fontanella risale ai primi anni del 1700 e da quell'epoca sino alla fine del 1800 ne furono proprietari gli Argentina. Nel 1727 la masseria apparteneva a D. Nicolò e Giuseppe Argentina ed era così descritta: «Una masseria di terreni fattizzi e macchiosi in tomola duecento trenta in circa ed altri membri nominata di Piscarano seu S. Todaro pervenutaci dall'eredità del quondam Paolo Argentina nostro comune padre appresso li terreni della masseria di D. Claudio Bottari da ponente, le terre della masseria del Dr. Giuseppe Alemano similmente da ponente, le terre della masseria del Reverendo Capitolo da tramontana ed altri.","Fotografia1":"0B4DfLW7B1EjGemJSc2Mtd3k1bGc","Link1":"https://drive.google.com/uc?export=download&id=0B4DfLW7B1EjGemJSc2Mtd3k1bGc","Fotografia2":"0B4DfLW7B1EjGaUcxcWhzMUFTalk","Link2":"https://drive.google.com/uc?export=download&id=0B4DfLW7B1EjGaUcxcWhzMUFTalk","Fotografia3":"","Link3":"","Fotografia4":"","Link4":"","Fotografia5":"","Link5":"","Lat":"40.518892","Lon":"17.540457","Image":"https://drive.google.com/uc?export=download&id=0B4DfLW7B1EjGemJSc2Mtd3k1bGc","Imageok":"https://drive.google.com/file/d/0B4DfLW7B1EjGemJSc2Mtd3k1bGc/preview"},{"_id":54,"Id":54,"Nome_Originario":"Caselle","name":"Caselle","Uso":"Abbandonata","Descrizione":"Già dalla fine del secolo scorso è indicata come un poggio, e sulla carta dell' I.G.M. come iazzo, ma nei catasti e nei documenti più antichi è considerata una masseria, di cui in realtà presenta caratteristiche ed elementi. E' situata a qualche centinaio di metri a sinistra della via Francavilla F. - Carosino, subito dopo la deviazione per la circumvallazione nord-ovest. Il complesso architettonico è abbandonato ed in rovina. Ha l'ingresso a sud, formato da una porta ornata da lesene laterali e da un cornicione aggettante. Adiacente c'è il forno, secondo una caratteristica tipica delle masserie di questa zona. Si notano segni di trasformazione della struttura originaria, che tuttavia rimane ben visibile. Questa ha forma rettangolare ed è attorniata su due lati da ampi giardini dove si accede per un grazioso arco inserito nel muro. Nei giardini si intravedono i resti di colonnati-pergolati. Sulla corte, interamente lastricata, si affacciano la torre, abitazioni per i coloni e ricoveri chiusi per gli animali. La torre è a due piani: quello inferiore è formato da un'unica grande stalla con un ampio camino; quello superiore, al quale si accede per una scala inserita nella muratura, è costituito da stanze con volte a crociera che formavano l'abitazione del proprietario. La torre è quasi circondata da cortiletti lastricati e delimitati dal muro di recinzione a secco, in uno dei quali sono inseriti altri ricoveri chiusi, oggi diruti, con il camino per riscaldare le bestie. Grazioso appare un balcone in pietra, chiuso, che poggia su quattro mensole. Circa tre secoli fa apparteneva al Clerico Giovanni Maria Mignozza e una sua parte era compresa nella porzione del Feudo del Castello d'Oyra. Nella prima metà del 1700 passò a D. Tommaso Salerno, come bene «stradotale» della moglie D. Filippa Galante, ed era «consistente in abitato, curti, capanne, aia, vasi d'acqua ed altro». La masseria appariva modesta sia nell'estensione che nell'attività economica: «In detta masseria vi sono bovi di carretta n. 4, bovi aratori n. 4». Tale pensiamo sia continuata ad essere nel corso dei decenni fino oggi. I signori Salerno, i quali l'hanno posseduta, evidentemente non hanno mai operato un incremento dell'azienda,che affidarono in affitto a massari del tempo senza molto curarsi della condizione. A questa ipotesi sembra condurre un documento notarile del 1769. Dai Salerno passò a Lupo Giovanni.","Fotografia1":"","Link1":"","Fotografia2":"","Link2":"","Fotografia3":"","Link3":"","Fotografia4":"","Link4":"","Fotografia5":"","Link5":"","Lat":"nessunrisultato","Lon":"nessunrisultato","Image":"https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/a/a7/Blank_image.jpg","Imageok":"https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/a/a7/Blank_image.jpg"},{"_id":55,"Id":55,"Nome_Originario":"S. Croce Inferiore","name":"S. Croce Inferiore","Uso":"Azienda agricola","Descrizione":"Chi volesse raggiungerla deve percorrere per circa 800 metri la strada vicinale, che si trova subito dopo il cavalcavia della provinciale Francavilla F. - S. Marzano; uscito sulla circumvallazione S.O. bisogna svoltare a sinistra e, dopo 200 metri, imboccare un'altra strada rurale, detta di S. Croce; la masseria appare dopo un km arca nella sua imponenza. L'impianto edilizio è una struttura agricola nella quale prevale la mole di un edificio che fa di questo complesso masserizio un interessante esempio di architettura rurale fortificata. Ha due ingressi: uno che immette direttamente in una modesta corte, l'altro che porta in locali a piano terra. Da quest'ultirno si svolge, inserita nello spessore delle murature, una scala interna che dà l'accesso alle stanze del piano superiore. La tipologia architettonica del complesso è quella tipica delle masserie salentine. Il corpo centrale si presenta con un fabbrico compatto che non ha subito alcuna modifica strutturale; si sviluppa su due piani: al piano inferiore trovano giusta collocazione ampi ambienti con volte a botte, forse trappeto o palmento, sotto cui ci sono cisterne di contenimento, e al piano superiore abitazioni dei proprietari con soffitte a padiglione. Interessante è il focolare della masseria, «esempio della sacralità con cui i cittadini della provincia consideravano il fuoco. Questo focolare infatti presenta nel suo assieme, in miniatura, la struttura di una chiesa con l'ingresso, la lunetta sovrastante l'ingresso, la volta a botte impostata su archi contrapposti ed il piano di focagna al posto della mensa». Molto severe sono le linee architettoniche del muro perimetrale, lungo il quale si snodano depositi, stalle e vani per allevamento; nelle adiacenze, per le mutate esigenze socio-economiche, sono state aggiunte altre costruzioni per la conservazione e riparo delle varie attrezzature agricole, nella parte di proprietà del sig. Lopalco. Sulla destra,ora murate, vi erano aperture che immettevano in estesi agrumenti. Degne di essere notate sono le garitte aggettanti, ad involucro cilindrico, disposte sullo spigolo del muro di recinzione a livello degli ambienti del primo piano.Sotto i fabbricati della masseria vi è una cripta Basiliana con affreschi. «La grotta è lunga m 9, larga m 6, alta m 3; le pareti sono coperte di affreschi che risalgono al secolo XIII e rappresentano la Vergine ninbata ed una Vergine coronata col bambino. Nelle tre nicchie tracce di tre Santí di cui due sono: S. Nicola e San Cataldo. Sembrano più antichi gli affreschi della parete frontale come: Gesù sotto la croce; Santa Maria dell'Abbondanza, una Trinità raffigurata dall'Eterno Padre; Santa Lucia; S. Antonio; Gesù nell'orto degli ulivi». La grotta aveva la forma di un imbuto, successivamente riempita con materiale di risulta; vi si accedeva dalla chiesetta quasi sovrastante, oggi locale di deposito, della quale si conserva ancora la tela, che si trovava sull'altare, raffigurante la «Deposizione» in toni accentuatamente drammatici e in forme artisticamente di ispirazione tardo - barocche. La masseria «Santa Croce» è molto antica; alcuni documenti la fanno risalire al 1500. La si ritrova infatti, tra i «Bona Nel 1643 apparteneva ad Alisandro Scazzeri, di anni 60, e a sua moglie Vittoria Troiana; l'estensione era di «tomola sessanta di terre fattizze». Un secolo dopo era ancora degli Scazzeri: «Francesco Saverzio Scazzeri, nobile, possiede una masseria volgarmente detta Santa Croce consistente in abitato, curti, vasi d'acqua, ed altri membri. Tomoli tredici di terre tostine, presso beni dei signori Gianuzi da scirocco, quelli di Alessandro Scazari da tramontana, anco lo passaturo. Animali: pecore settantuno, capre nove, bovi di carretta quattro, bovi aratori quattro, vacche due e una giumenta». Alla fine del secolo XVIII era di D. Saverio Scazzeri Benanducci, e all'inizio del secolo successivo di Scazzeri Benanducci Gaspare. In questi anni l'estensione della masseria si amplia notevolmente sia per l'acquisizione di altri beni terrieri da parte degli Scazzeri, sia per un probabile potenziamento dell'azienda agricola e zootecnica. Nel 1850 la masseria venne acquistata da Alfonso lurlaro i cui discendenti è stata tramandata fino ad oggi. Attualmente la masseria è accatastata a lurlaro Addolorata, lurlaro Vicenzo e Lopalco Giuseppe. La quota della prima è di circa 30 ettari coltivati a seminativo ed oliveto; comprende solo terreni e non è allevato bestiame. La quota di lurlaro Vincenzo è di 18 ettari di seminativo, vi si allevano 27 bovini, il cui latte è trasformato in prodotti caseari; comprende parte dell’antica costruzione. La quota di Lopalco comprende le proprietà di Iurlaro Vito e Francesco, che ha ereditato di recente; si aggira intorno ai 30 ettari,coltivati prevalentemente a seminativo; vi si pratica l’allevamento di 200 capi di ovini e 15 di bovini, il cui latte è trasformato in prodotti caseari.Archipresbyteratuse» negli Atti della Santa Visita di Mons. C. Bovio, e viene così descritta: «In primis unam maxariam terras cultam capacitatis in semine tumulos circa triginta cum cripta, curtibus, cisterna petritijs et taliatis intus in pertinem Francavilla in loco dicto Santa Croce». Dopo íl 1500 la masseria risulta di proprietà degli Scazzeri per oltre due secoli.","Fotografia1":"0B4DfLW7B1EjGX1U1S05XcWVSWjA","Link1":"https://drive.google.com/uc?export=download&id=0B4DfLW7B1EjGX1U1S05XcWVSWjA","Fotografia2":"0B4DfLW7B1EjGTTZFWHdleV9ZWnM","Link2":"https://drive.google.com/uc?export=download&id=0B4DfLW7B1EjGTTZFWHdleV9ZWnM","Fotografia3":"","Link3":"","Fotografia4":"","Link4":"","Fotografia5":"","Link5":"","Lat":"40.505287","Lon":"17.574122","Image":"https://drive.google.com/uc?export=download&id=0B4DfLW7B1EjGX1U1S05XcWVSWjA","Imageok":"https://drive.google.com/file/d/0B4DfLW7B1EjGX1U1S05XcWVSWjA/preview"},{"_id":56,"Id":56,"Nome_Originario":"S. Croce Superiore","name":"S. Croce Superiore","Uso":"Azienda agricola","Descrizione":"Dista poche centinaia di metri dalla masseria Santa Croce Inferiore. Il proprietario attualmente Leogrande Gaetano che ha modificato notevolmente l'azienda rendendola una delle poche in provincia di Brindisi più attrezzata secondo criteri e tecnologie avanzate. La masseria ha una estensione di 130 ettari coltivati a seminativo. E' fornita di tre pozzi artesiani e si allevano più di 400 capi tra ovini e bovini (i bovini sono di razza bruna alpina). Gli animali, a differenza di altre aziende, non vanno al pascolo, sono marchiati ed hanno un codice di riconoscimento, stazionano in ampi spazi adeguatamente attrezzati di moderne strutture di allevamento e di mangiatoie. L'attuale conduttore della masseria, coadiuvato diligentemente da tutto il personale addetto, guida con sistemi computerizzati l'intera azienda zootecnica. Architettonicamente presenta solo qualche traccia dell'antico complesso, essendo stata completamente ampliata ed arricchita di corpi moderni. L'origine della masseria è databile alla fine del secolo XVI e comprare nel 1643 in testa al Dr. Marcello Scazzeri come proprietà «extra dotem» della moglie D.na Silvia Schifone. Nel 1727 è dei Giannuzzi e precisamente del Dr. Niccolò Giannuzi nel cui «rivelo» viene così descritta: «Una masseria di terreni fattizzi, e macchiosi, chiusurati ed aperti con torre, cortiglio, abitato, curti, suppenne, vasi d'acqua, giardino d'alberi comuni ed altri membri sita in luogo volgarmente chiamato S. Croce, li terreni della quale sono siti, e compresi cioè parte nella parte porzione del feudo grande, parte nel feudo del Castello d'Orya, parte in una porzione del feudo detto di Altavilla e parte nel feudo comunale tra la Principal corte di Francavilla, ed il venerabile Convento di S. Gio: d'Oyra e quelli siti e compresi nella presente porzione del feudo grande [...]. Una più ampia descrizione, riguardante soprattutto i terreni, appare nel catasto onciario del 1753-54 sempre «in testa» a Nicolò Giannuzzi, dove si legge che la masseria ha «un Poggio nel luogo detto le Paludi, ed in tomola cento cinquant'otto, e stoppelli tre di terreni seminatoriali, ed in altri tomola trecento trenta due parte tostini seminatoriali, e parte tostini e macchiosi ad uso di erba inclusi tomola cinque e mezzo di terreni nel luogo detto il Lemite di Virgilio, presso quelli del fu D. Gioacchino Scazari, [...] ed altri, confinante detta Masseria e \"poggio\" e beni di essa colli terreni della masseria dei fratelli dei Solonna da ponente, quelli di Giacinto Bottari anche da ponente, beni di Gioacchino Gioffreda da girocco, terreni della masseria dè fratelli dei Benanducci da levante, quelli del detto Alessandro Scazeri da tramontana; girocco ed altri».Negli anni seguenti la masseria passò a Ciro Bottari e da questi, come tutti i suoi beni, a Tommaso Margherita e ai Carissimo (vedi masseria Clemente). Fino al 1963 apparteneva ai Galdo, dai quali è stata acquistata dall’attuale proprietario.","Fotografia1":"0B4DfLW7B1EjGWjhVSy1ZOEV4Znc","Link1":"https://drive.google.com/uc?export=download&id=0B4DfLW7B1EjGWjhVSy1ZOEV4Znc","Fotografia2":"0B4DfLW7B1EjGWGpLOWhHS0Y0QzQ","Link2":"https://drive.google.com/uc?export=download&id=0B4DfLW7B1EjGWGpLOWhHS0Y0QzQ","Fotografia3":"","Link3":"","Fotografia4":"","Link4":"","Fotografia5":"","Link5":"","Lat":"40.499247","Lon":"17.568778","Image":"https://drive.google.com/uc?export=download&id=0B4DfLW7B1EjGWjhVSy1ZOEV4Znc","Imageok":"https://drive.google.com/file/d/0B4DfLW7B1EjGWjhVSy1ZOEV4Znc/preview"},{"_id":57,"Id":57,"Nome_Originario":"Petrosa","name":"Petrosa","Uso":"Abbandonata","Descrizione":"Ormai quasi scomparsa, i suoi resti sono localizzabili sulla strada Francavilla F. - S. Marzano a circa 7 km dall'abitato, all'interno di una strada vicinale, sulla destra, dopo un tratto di alcuni km. Di essa rimangono oggi tracce del muro perimetrale e delle costruzioni dei vari addendi dell'antico complesso, che tuttavia è difficile ricostruire per la scarsità di elementi disponibili. Si intravedono ancora i resti della costruzione padronale, delle cisterne, delle stalle e dei ricoveri coperti. Si è invece conservato il toponimo Petrosa riportato dalla cartografia ufficiale. Una delle prime descrizioni dell'impianto masserizio risale alla Platea del 1727 nel «rivelo» di Francesco Antonio Argentina, che giurava di possedere: « Una massaria di terreni fattizzi, e macchiosi chiamata la Petrosa con abitato, curti, suppenne, case di paglia, vasi d'acqua, ed altri membri pervenutami dal Clerico Giuseppe Giacomo Borsicorsi di Lecce per me comprata per istrumento per mano di notare Andrea Mileti parte della qual massaria, dico parte delli quali terreni della detta massaria, sta redditizia di decima di frutti, e prezzo, ed annui canoni a questa Principal Corte di Francavilla e parte al barone Antoglietta di detta terra». Nel catasto del 1753-54 è in testa ad Anna Argentina vedova del quondam Francesco Antonio Argentina ed è consistente di «tomola 115 di terre semensabili e 95 macchiose [...], giusta i beni della masseria del Monte della Conca da scirocco, e i beni della masseria del Cistonaro da tramontana, paritone spartifeudo da ponente. In detta masseria tiene bovi da carretta para uno, bovi aratori para tre tacche di corpo n. due, pecore n. cento, capre n. dieci, e una giomenta». Nel 1798, pur essendo ancora accatastata a D.nna Argentina apparteneva a D. Giammaria Caniglia ed aveva un'estensione tomoli 213. La masseria non compare nel prospetto delle «masserie e poggi di Francavilla Fontana» elaborato da Generoso Calò nel 1877. Ciò fa supporre che già a quel tempo fosse abbandonata e comunque. non segnalasse alcuna attività di carattere zootecnico, che è oggetto dell'indagine svolta dal veterinario G. Calò. Attualmente è accatastata agli eredi di Rochira Cosimo ed agli eredi di De Padova Pietro. Fino a mezzo secolo fa aveva una notevole estensione assegnata in enfiteusi a numerosi contadini. Questo tipo di conduzione ha contribuito ad accellerare la frantumazione della proprietà, così come appare oggi. Ciò che rimane della antica masseria sono pochi ettari malcoltivati ad oliveto e a seminativo.","Fotografia1":"","Link1":"","Fotografia2":"","Link2":"","Fotografia3":"","Link3":"","Fotografia4":"","Link4":"","Fotografia5":"","Link5":"","Lat":"40.505287","Lon":"17.574122","Image":"https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/a/a7/Blank_image.jpg","Imageok":"https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/a/a7/Blank_image.jpg"},{"_id":58,"Id":58,"Nome_Originario":"Montelaconca","name":"Montelaconca","Uso":"Azienda agricola","Descrizione":"E' visibile dalla strada che da Francavilla Fontana porta a S. Marzano all'altezza del km 5,600; è raggiungibile percorrendo sulla sinistra un tratto di strada vicinale. Nella Platea di Francavilla del 1727 questa masseria, «nominata monte della Conca, di terreni fattizzi e macchiosi con chiusure d'olive, e con abitato, curti, suppenne, vasi d'acqua ed altri membri», è descritta come un'estesa proprietà della Prinicipal Corte degli Imperiali della Terra di Francavilla; di essa viene tracciata un'accurata definizione dei confini che si riporta integralmente in appendice II. La masseria è definita burgensatica e deriva da acquisti di terreni effettuati dagli Imperiali nel corso della seconda metà del XVII secolo. Circa un secolo dopo la masseria, ristrutturata e potenziata fa ancora parte dei beni degli Imperiali come è documentato nel catasto onciario del 1753-54. La Principal Corte degli Imperiali «possiede un'altra masseria nominata il Monte della Conca consistente in vani comodi ad uso dei Coloni, e bestiame con tomola due cento di terre semensabili giusta i terreni della masseria del fù Francesco Antonio Argentina nominata la Petrosa da ponente e tramontana, macchie dimaniali di giusta terra da scirocco, beni della masseria del Grappone da levante ed altri. ln detta masseria vi stanno due chiuse d'ulivo con alberi duecento e nove [...]. La suddetta masseria sta dotata de' seguenti bestiami: bovi di carretta para due, bovi aratori para tre, vacche di corpo n. 14». secondo P. Palumbo fu trovata nella Copisteria una «minuta d'istrumento» firmata da D. Michele Imperiali seniore fin dal 1735 che aveva il disegno di cedere al Conservatorio delle Orfane di Francavilla (edificato nel XV sec.) la masseria Monte la Conca. Di fatto questa passò in proprietà al Conservatorio delle con «istrumento dell 7/4/1770 rogato dal notaro Ignazio Palomba» da parte del nipote Michele Imperiale. Infatti nel catasto del 1798 la masseria risulta già accatastata al Venerabile Conservatorio delle Povere Orfane di Francavilla ed ha una estensione di circa 380 tomoli. Sopravvivendo al periodo napoleonico il Conservatorio delle Orfane ha posseduto la masseria fino al 1911. In quell'anno fu acquistata da Cavallo Cataldo di S. Marzano. Attualmente è divisa tra gli eredi: Cavallo Franco e Cataldo. L'uno possiede l'antico edificio della masseria e un' estensione dì circa 80 ettari, coltivati a seminativo, vigneto ed oliveto attraverso una conduzione diretta con manodopera giornaliera; vi si alleva un gregge di circa un centinaio dì capi: l'altro possiede «lu iazzu» con un'estensione di 100 ettari di terreno coltivato a seminativo, maggese e,in parte, a vigneto ed oliveto; vi si allevano 110 capi dì pecore e animali da cortile; questa azienda è condotta a mezzadria nella parte zootecnica dal sig. Argentina, direttamente invece nella parte agricola. Anche il complesso edilizio è rappresentato da due parti ben distinte: la masseria antica e «lu iazzu», distanti poche decine di metri l'una dall'altro. L'architettura di questa masseria ricorda la sua antica origine, e comunque la struttura tipica seicentesca: si accede per un ingresso ad arco in una corte sulla quale si affacciano lungo il lato sinistro i locali per deposito e per abitazione, lungo il lato destro spazi aperti. delimitati da muretti che circoscrivevano i rifugi degli animali, racchiusi da un muro perimetrale nel quale sono ricavati dei ricoveri coperti con ingressi a porticato. Al di là delle recinzioni, sì estendono piccoli e grandi spazi delimitati da muretti a secco. «Lu iazzu» ricorda ancora le caratteristiche dell'ovile. Infatti è un unico ampio spazio. suddiviso in recinti e attorniato un muro nel quale sono incorporate sul lato sinistro rifugi coperti per animali. Il corpo di fabbrica principale si estende sul lato S.O. Il frontale presenta un elemento decorativo nel bugnato, laterale arte finestre del piano superiore. Attualmente il complesso edilizio appare ristrutturato con corpi di fabbrica aggiuntivi.","Fotografia1":"0B4DfLW7B1EjGa2MwMUtab2JpenM","Link1":"https://drive.google.com/uc?export=download&id=0B4DfLW7B1EjGa2MwMUtab2JpenM","Fotografia2":"0B4DfLW7B1EjGWXd3cmtnMUZCQnc","Link2":"https://drive.google.com/uc?export=download&id=0B4DfLW7B1EjGWXd3cmtnMUZCQnc","Fotografia3":"0B4DfLW7B1EjGWlB4YkxST19mM3c","Link3":"https://drive.google.com/uc?export=download&id=0B4DfLW7B1EjGWlB4YkxST19mM3c","Fotografia4":"","Link4":"","Fotografia5":"","Link5":"","Lat":"40.477822","Lon":"17.537216","Image":"https://drive.google.com/uc?export=download&id=0B4DfLW7B1EjGa2MwMUtab2JpenM","Imageok":"https://drive.google.com/file/d/0B4DfLW7B1EjGa2MwMUtab2JpenM/preview"},{"_id":59,"Id":59,"Nome_Originario":"Grappone","name":"Grappone","Uso":"Azienda agricola","Descrizione":"Si trova a circa 7 km e mezzo dall'abitato sulla via che porta a S Marzano. E' raggiungibile percorrendo al km 5,800 e, sulla sinistra, una strada vicinale per altri 1500 m circa. L'attuale denominazione della masseria risale ad antichi proprietari che compaiono negli atti della Santa Visita di monsignor Bovio dell'anno 1565. Nel documento si legge che alcune terre dell' «ecclesia brundusina et uritana» confinavano con quelle della masseria di Fazio Grappone: «iuxta terrae et maxaria Faciy Grapponi ex austro et borea [...] ». La masseria è tuttavia legata ai Clavica che risultano proprietari per quasi tre secoli. Questa famiglia, il cui cognome sembra spagnolo, arrivò a Francavilla nel 1580 ed ebbe uno stemma nobiliare, segno di un importante casato. Nella Platea degli Imperiali del 1727 il dr. Rocco Clavica della terra di Francavilla rivela, a firma del figlio Sebastiano Clavica, suo erede, di possedere «una masseria di terre fattizze e macchiose con abitazione, vasi d'acqua, albori cinquanta circa di Olive per quanti sono, ed in albori disparsi ascendentino detta terra in tomola 400 circa, e per quanti sono in detta masseria lo Grappone appresso li terreni della masseria di Francesco Antonio Argentina, detta delli Viscigli da scirocco, le terre della massaria di Monte la Conca di questa Principal Corte da ponente, le terre della massaria di dr. Nicolò Giannuzzi e Cipriano Bonari da levante ed altri. Le stesse pervenutami dalli miei antenati, quale massaria non solo e renditizia di decima di frutti, e prezzo, ma anche sta soggetta al peso di pagare annui ducati quattro e grani novantasei di censo perpetuo alla Principal Corte di detta terra di Francavilla per li sottoscritti corpi: dichiarando che nel comprensorio di detta massaria vi sono inclusi quarantasei circa di terre fra, fattizze e macchiose pervenutami, cioè tomola 32 circa per cambio fatto colli Reverendi P. P. carmelitani di detta terra per istrumento per mano di notaro Sollo, e tomola 14 circa dal quondam Gio: Antonio Tagliavanti, alias Spada di piombo, quali tomoli quarantasei di terre sono anche renditizie di decime di frutti e prezzo alla detta Principal Corte della medesima terra. [...]». Fino a qualche anno fa la masseria apparteneva ancora ai Clavica. Oggi è passata dal dr. Rocco Clavica a Cervellera Umberto, che da qualche decennio ne era affittuario. L'azienda masserizia attualmente si estende per 58 ettari, prevalentemente di seminativo e di macchia mediterranea, Si allevano 50 bovini il cui latte prodotto viene distribuito direttamente ai commercianti al minuto. Il vecchio ingresso principale era sul lato sud-ovest sulla cui facciata si notano ancorai segni del portale, oggi chiuso, ed in alto tre finestre ad arco, più grande quella centrale, divise tra loro da due colonne liscie. Oggi si accede nella masseria per un ingresso che originariamente era secondario e posteriore. Lo spazio circostante è recintato da un muro a secco, nel quale si apre una porticciola che immette in un giardino. Il corpo di fabbrica principale è a due piani, imponente, ma semplice architettonicamente; locali conservano al loro interno vecchie strutture: hanno volte a botte le stanze inferiori, a crociera quelle superiori. Sulla destra della corte v'è un ampio spazio circondato da rifugi chiusi arcuati e da un massiccio muro a secco. Qui vi erano sicuramente recinti aperti degli animali. Sulla sinistra l'ampio Cortile è chiuso da un muro a secco e da vecchi locali di deposito, cadenti e diroccati. La parte restante della masseria è stata completamente ristrutturata con la costruzione di locali attrezzati modernamente al rifugio dei bovini, allevati nell'azienda. A poche centinaia di metri si trova «Grappone piccolo» (non riportato sulle carte dell' I.G.M.) che in passato ha avuto funzioni di iazzo della masseria omonima. Fino a 18 anni fa apparteneva ai Forleo oggi è di proprietà di Agrusti Giuseppe, che conduce l'azienda agricola in maniera diretta. La masseria si estende per 11,40 ettari, coltivati ad oliveto (6 ettari) e ortaggi. Da qualche anno è stato abolito l'allevamento del bestiame. Tutti i locali che formano il complesso edilizio sono adibiti ad abitazioni e si presentano come costruzioni molto recenti. Sembra infatti che il nucleo originario fosse, un' unico locale intorno al quale sono avvenuti ampliamenti e trasformazioni. 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Alcuni studiosi collegano la denominazione della masseria «Viscgli» a parietoni e specchie che delimitano il territorio con funzione di difesa e di vigilanza (vedi specchie). E' però, più attendibile e documentata la derivazione da «visciole», nome nobilitante del «calaprico», cioè il prugno selvatico, che cresceva in abbondanza nella zona. Questa ipotesi è confermata nella Platea di Francavilla laddove si dice che questa masseria aveva «alberi cinquanta in circa alberi di prugno dentro».I primi nuclei abitativi della masseria risalgono probabilmente all'inizio del 1600. Ma è dopo un secolo che il complesso masserizio risulta assumere una più completa funzione e struttura. Nella Platea del 1727 la masseria appartiene a Francesco Antonio Argentina ed è così descritta: una «Viscigli» e una masseria nominata li Viscigli di tomola trecento in circa di terre fattizze e macchiose, e per quanti sono con abitato, curti, suppenne, case di paglia, vasi d'acqua con un votano, ed una fossa nominata Ciccastella con alberi cinquanta in circa di Viscigli, e tre alberi d'olivo, un giardino d'alberi ed altro pervenutami dall'eredità di D. Livia Argentina, mia zia, presso li terreni della Massaria del Dr. Rocco Clavica, detta lo Grappone da tramontana, li terreni d'Angelo Paperi da ponente, li terreni della massaria del Dr. Donato M. Forleo, e di Notare Calò da girocco, e quelli della Massaria di D. Opriano Bottari da levante. Qual massaria come sopra descritta con detti suoi membri è renditizia di decima di frutti, e prezzo, ed annui carlini trenta e grani di censo perpetuo alla suddetta Principal Corte di dette terre di Francavilla». Da Francesco Antonio fu trasferita al Clerico D. Roberto Argentina, il quale l'assegnò in dote alla nipote D. Maddalena Resta, figlia di Mara Calvina Argentina e Giò: Gaspare Resta. Mara Calvina sposò nel 1742 Vito Carlo Farina, dottore in legge, in testa al quale risulta la masseria Viscigli nel catasto onciario del 1753. In questo periodo la masseria è «consistente in comodi casi di abitazione soprani, e sottani, case di paglia e di merci, curti, cortile, giardino ed aia ed in tomola cento dieci di terre semensabili, cento novanta di terreni macchiosi con tre cisterne ed una fossa d'acqua. Possiede in questa masseria bovi di carretta quattro, bovi aratori quattro, vacche tre, giumenta una, percore di frutto ottanta e capre di frutto dieci». Nel 1814 la masseria fu acquistata per la somma di lire 20.077,20 da Forleo Giuseppe di Giacinto per atto del Notare Vincenzo Picapane ed era «consistente in abitato, corti, suppenne, vasi d'acqua, territori semensabili e macchiosi, con alcuni alberi di prugno dentro, ascendenti detti terreni alla quantità di tomola duecento ottanta circa, e per quanti sono, tre semensabili e macchiosi, ma assieme colle doti e capitanie tutte addette alla stessa masseria, che più sotto si descriveranno, sita e posta detta masseria in tenimento dello stesso comune di Francavilla, luogo denominato li Viscigli, presso li terreni della masseria Colantueni del Signor Pietro Galasso, e li terreni della masseria Santa Candida ereditaria del fu Signor Gioacchino Bonari da levante, li terreni della masseria denominala il Grappone del Signor Giuseppe Clavica da tramontana, li terreni denominati la Fergola del Signor Donato Maria Forleo di detto comune, dati in enfiteusi ad alcuni naturali del comune di Sava da scirocco, e li terreni della masseria Lamalupo ereditaria del fù Alessio de Sino da ponente [...]. Le doti e capitanie ad esso Signor Forleo vendute con detta masseria sono le seguenti, cioè: pecore grosse di corpo scelte e nette di pecore vecchie, Le doti e capitanie ad esso Signor Forleo vendute con detta masseria sono le seguenti, cioè: pecore grosse di corpo scelte e nette di pecore vecchie, sitose o rinvenne, da passarsi a corsa di vato ad una ad una a soddisfazione del detto Signor Forleo acquirente numero centotrentuno - montoni quartini numero otto; montoni tersini numero dieci; agnelli primi di fiore numero sessantacinque; agnelli Gennarini scelti dal numero quindici numero nove; capre di corpo scelte come sopra numero trentuno; magliati numero quattro; annicchi numero cinque; ciavarelli primi numero venti; ciavarelli scelti di buonissima qualità del numero di quindici, numero nove; [...] Primo paio di bovi di carretta abili alla fatica, e con tutti li denti del valore di lire 479,60; secondo paio di bovi abile alla fatica e con tutti i denti del valore di lire 343,20; due vacche annicchiariche una a maschio e l'altra a femmina del valore di lire 325,60; una genca del valore di lire 83,60 [...]». Ai Forleo la masseria è appartenuta fino ad oggi; attualmente ne è proprietario l'avvocato Gaspare Forleo ed ha un'estensione di 60 ettari, coltivati a ortaggi, frutteti, seminativo, foraggio, vigneto con Piante di moscato di Pantelleria, che viene inviato a rifornire l'industria di imbottigliamento dello spumante di Locorotondo. Si allevano 400 capi di ovini e caprini, il cui latte è trasformato artigianalmente in prodotti caseari, venti suini e animali da cortile in libertà. Ammirevole e degna di nota la cura e la passione che il proprietario infonde nella conduzione dell'azienda e nei rapporti con gli animali della masseria. Tale attaccamento è testimoniato anche dalle buone condizioni statiche della bianca struttura edilizia della masseria di cui si vede, ancora senza difficoltà, l'antica sembianza nonostante abbia subito nel corso del tempo trasformazioni, ristrutturazioni, e aggiunte di nuovi corpi, adattate alle moderne esigenze socio-economiche.L'ingresso, come molte masserie del luogo, è a est; adiacenti si sviluppano: il vecchio forno, le stalle in un lungo locale con massicce volte a crociera e camino per riscaldare gli animali; depositi costruiti di recente. Due guardiole cilindriche, inserite nel muro di cinta, con feritoie lungo la superficie laterale, assolvono ancora alla primitiva funzione di controllo e di vigilanza. La costruzione centrale si articola su due piani: al piano inferiore vi sono le stanze dei coloni; a quello superiore l'appartamento dei proprietari al quale si accede per una scala esterna costruita successivamente. A destra dell'abitazione c'è una vecchia cantina e altri locali aggiunti all'inizio del nostro secolo. Inseriti nel muro di cinta, a ovest, si allineano «li curti», rifugi per gli animali con ingresso ad arco. Rendono completo l'impianto masserizio una Cappella ricavata in un vecchio locale della fabbrica centrale, dotata di arredi sacri, la cisterna, l'aia, utensili antichi, gelosamente custoditi dall'avv. G. Forleo.","Fotografia1":"0B4DfLW7B1EjGYkhreGNlelFTQms","Link1":"https://drive.google.com/uc?export=download&id=0B4DfLW7B1EjGYkhreGNlelFTQms","Fotografia2":"0B4DfLW7B1EjGY1lkSTk0UGFOUnM","Link2":"https://drive.google.com/uc?export=download&id=0B4DfLW7B1EjGY1lkSTk0UGFOUnM","Fotografia3":"0B4DfLW7B1EjGcC1SZVl3WjZDNTQ","Link3":"https://drive.google.com/uc?export=download&id=0B4DfLW7B1EjGcC1SZVl3WjZDNTQ","Fotografia4":"0B4DfLW7B1EjGVnJJMXNaSzUwQ1k","Link4":"https://drive.google.com/uc?export=download&id=0B4DfLW7B1EjGVnJJMXNaSzUwQ1k","Fotografia5":"0B4DfLW7B1EjGOFVRRTY0UGxzNVU","Link5":"https://drive.google.com/uc?export=download&id=0B4DfLW7B1EjGVnJJMXNaSzUwQ1k","Lat":"40.46554","Lon":"17.549877","Image":"https://drive.google.com/uc?export=download&id=0B4DfLW7B1EjGYkhreGNlelFTQms","Imageok":"https://drive.google.com/file/d/0B4DfLW7B1EjGYkhreGNlelFTQms/preview"},{"_id":61,"Id":61,"Nome_Originario":"S.Candita - Macchitella","name":"S.Candita - Macchitella","Uso":"Scomparsa","Descrizione":"La costruzione non esiste più da circa tre anni perché è stata fatta demolire dall'attuale proprietario. Sorgeva a destra della strada per Sava in prossimità della masseria Viscigli. Fino a un decennio fa era accatastata a nome di Lopalco Antonio, Indrocco Giuseppe e Raffaele, Bottari Alessandro e Cervellera Nicola. Tra i Proprietari compaiono ancora eredi della famiglia Bottari che questa Masseria hanno posseduto a Cavallo fra il XVII il XVIII secolo. All'origine, però, sembra appartenesse ad Antonio Meo e successivamente a suo figlio Scipione, secondo quanto si riscontra nel vecchio catasto del 1643: «Per una massaria di tomola 150 di terre in loco detto li \"Curti della Candita\" cioè tomola cinquanta fattizze e tomola cento macchiose con curtí, torre e suppenne [...]». Nella Platea del 1727 compare nel «rivelo» di Cipriano Bottari, dottore di legge, che così la descrive: « Una masseria di tomola trecento incirca terre tra fattizze e macchiose con abitato, curti, suppenne, vasi d'acqua ed altri membri sita in territorio di questa terra di Francavilla in luogo volgarmente chiamato S. Candita appresso li terreni della masseria di Notare Giò Leonardo Calò da girocco e lavente, li terreni della massaria anche di Lucente dell'Aglio da levante, li terreni di Alessandro Scazzeri e propriamente quelli della Specchia Tarantina da tramontana, li terreni della massaria di Rocco Clavica parimenti da tramontana, e da ponente, li terreni di Francescantonio Argentina anco da ponente, ed altri. [...]. Quale massaria è pervenutami in virtù di compra per me fatta dal Dr. Antonio Rhao della città di Taranto, e D. Desideria Danuscio della città d'Oyra coniugi e primo loco dal Dr. Scipione Meo». Simile descrizione della masseria si ritrova nel catasto onciario del 1753 ancora in testa a Cipriano Bottari, dove viene precisato: «possiede in detta masseria animali: bovi di carretta due, bovi aratori due, vacche cinque, pecore di frutto ottanta, capre di frutto quindici, e una somara». Da questi fu tramandata al figlio Gioacchino e quindi agli eredi fino al nostro secolo.","Fotografia1":"","Link1":"","Fotografia2":"","Link2":"","Fotografia3":"","Link3":"","Fotografia4":"","Link4":"","Fotografia5":"","Link5":"","Lat":"nessunrisultato","Lon":"nessunrisultato","Image":"https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/a/a7/Blank_image.jpg","Imageok":"https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/a/a7/Blank_image.jpg"},{"_id":62,"Id":62,"Nome_Originario":"Lamalupa","name":"Lamalupa","Uso":"Azienda agricola","Descrizione":"Si può raggiungere percorrendo la via Francavilla F. - Sava per circa 6 km e svoltando a destra, una strada vicinale per circa 5 km. Nel catasto del 1753 risulta in testa a Vitaliano Brancone di S. Marzano, così descritta: «una masseria consistente in casamenti, curti, vasi d'acqua, giardino, aia ed altro ed in tomola cinquanta di terre fattizze e diece di terre macchiose. Giusta le macchie demaniali da ponente, quelle del dr. Carlo Farina da levante. Decimale alla predetta camera di questa terra stimata di rendita per annui 26.50». Lamalupa è un'antica masseria che, scrive P. Palumbo, principe di Francavilla nel 1754 era stata ceduta a Vitaliano Francone, poi a Giuseppe e Pietro Ignazio Casale e nel 1773 ad Alessio De Sinno di Taranto. Passò nel 1887 nelle mani di Giuseppe La Gioia per ducati mille e per l'estensione di tomola centoventi mentre ne contava cinquecento. Confinava con la Masseria Visciglie di Giuseppe Forleo, il Grappone di Giuseppe Clavica, Montelaconca, Capriola e le macchie del Marchese Bonelli . Per precisione la masseria risulta già di Virgilio La Gioia nella relazione di Generoso Calò del 1877. In seguito è appartenente ai discendenti fino al nostro secolo. Da un anno è di Favaro Giuseppe che l'ha acquistata da Cavallo Pietro al quale risulta ancora accatastata. Gli attuali proprietari stanno ristrutturando l'azienda, che ultimamente aveva raggiunto precarie condizioni di abbandono. Nel mese di febbraio del 1988 è stato avviato un modesto allevamento di 45 pecore, che si intende incrementare nel futuro. La masseria si estende per 19 ettari coltivati ad oliveto, seminativo e vigneto. L'impianto edilizio è profondamente modificato rispetto all'aspetto originario: non esistono più molti corpi di fabbrica; ciò che rimane è l'arco d'ingresso, un locale a botte sulla sinistra (probabile acquaro sopraelevato al piano di terra); la costruzione per abitazione a due piani; una stalla; resti di «curti». La masseria è priva di energia elettrica e di altri servizi indispensabili per un insediamento stabile degli operatori.","Fotografia1":"","Link1":"","Fotografia2":"","Link2":"","Fotografia3":"","Link3":"","Fotografia4":"","Link4":"","Fotografia5":"","Link5":"","Lat":"nessunrisultato","Lon":"nessunrisultato","Image":"https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/a/a7/Blank_image.jpg","Imageok":"https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/a/a7/Blank_image.jpg"},{"_id":63,"Id":63,"Nome_Originario":"Maracicappa","name":"Maracicappa","Uso":"Azienda agricola","Descrizione":"Si trova nella contrada «Maraciccappa» che nel dialetto francavillese significa «guai a chi capita (da quelle parti)», forse perchè questa parte di territorio francavillese era tra le più incolte e impervie. Per raggiungerla bisogna percorrere la strada che porta a Sava per circa 5 km e svoltare a destra per una strada interna per altri 500 metri. La sua estensione è di circa 50 ettari, coltivati ad oliveto, vigneto e seminativo. Non si pratica da tempo l'allevamento del bestiame. La costruzione della masseria è del tipo aperto. Un esteso frontale si affaccia su un ampio spazio, dove v'era l'aia, delimitata da muri a secco. La facciata, in bugnato, è inframmezzata da una semplice cornice, al di sopra della quale è alleggerita da archi. In uno di questi archi si apre l'ingresso a forma di porticato con la volta a botte, che, attraversando il corpo di fabbrica, immette nella corte della masseria. Sul lato destro, attaccata agli altri corpi, sorge un'imponente chiesetta. La sua facciata, priva di elementi decorativi, richiama uno stile neoclassicheggiante; è alleggerita da una trabeazione sormontata da un'apertura circolare ornamentale e da un riquadro rettangolare dove doveva esserci qualche iscrizione o immagine. Termina in alto con una trabeazione a «tempio romano», formata da un semplice timpano triangolare. L'interno, adibito a deposito, presenta le caratteristiche di un luogo di rito. La volta è a crociera. Di fronte v'è il presbiterio di forma semicilindrica e ornato ai lati da due colonne semplici, di stile romanico. Al di sopra della porta d'ingresso v'è un piccolo coro a cui si accedeva lateralmente, forse dai locali adiacenti. All'originaria struttura edilizia della masseria sono state apportate alcune modifiche legate ai nuovi usi della stessa. La masseria nella Platea del 1727 compare in testa del Dr. Geronimo Benanducci e viene descritta come: «Una masseria di terreni fattizzi e macchiosi di tomola sessantotto in circa con alberi trecento in circa d'olive con loro suolo adiacente, e con abitato, curti, suppenne, giardino, chiusure, vasi d'acqua et altri membri, sita in loco detto la strada di Sava, giusta la strada pubblica per la quale si va dalla città d'Oyra in quella di Taranto, da scirocco, le terre di Luca Caseggia, e le terre del Dr. Nicolò Giannuzzi, da tramontana, la strada pubblica chiamata di Sava e le terre del Dr. Gioacchino Scazzeri, da ponente, et altri; quali terre parte sono stati dotali della quondam mia Madre, e parte comprata dal quondam Dr. Giuseppe Benadducci, mio padre, e tomola uno e mezzo per me comprato da Giacomo Sarli e Anna Elena e Francesca Maria d'Errico; quale masseria con detta quantità di terreni et alberi di olivo col detto loro suolo adiacente, giardino, et altri membri, come sopra descritta, non solo è redditizia di decima di frutti e prezzo alla sudetta Principal Corte di Francavilla, ma sta anche soggetta al peso di pagare annui grana venti e mezzo di censo perpetuo alla suddetta Principal Corte, cioè grana undeci per la pezza di tomola venti, nominata di Patisco, grana otto per un altra pezza di tomola dodeci di terre, e grana uno e mezzo per il suddetto tomolo uno e mezzo di terre, come sopra per me comprata». Nel catasto onciario del 1753 risulta di proprietà del Dr. Nicola Verdesca di Cupertino ed è «consistente in casamenti, curti, vasi d'acqua e in tomola 60 di terre semensabili e 50 macchiose[...]». I Verdesca, che la possedettero fino alla prima metà del 1800, ne ampliarono l'estensione, che nel 1809 risultava già di tomoli 143. Nel 1877 era di Notaristefani Concetta e si praticava un discreto allevamento di bestiame: 4 vacche, 100 pecore, 18 capre, 2 cavalli, 1 asino. L'azienda era condotta in affitto dal massaro Di Summa Francesco. Fino a qualche decennio fa apparteneva a Gargaro M. 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La denominazione di «Nuova» fa pensare che la sua origine è successiva all'esistenza di altre masserie della zona, tuttavia dalle caratteristiche architettoniche si può ritenere che risalga agli inizi del 1800. Probabilmente fu costruita dai Forleo,proprietari anche della Fergola e di Visciglie. Nella relazione di G. Calò del 1877 risulta di proprietà di Forleo Pietro, si allevavano n. 6 vaccini e 150 pecore. È abbandonata e in alcuni punti in fase di disfacimento, ma conserva quasi intatta la struttura architettonica originaria. È circondata da un alto muro di cinta rettangolare, lungo il cui lato sinistro si allineano locali bassi di destinazione diversa: un forno, abitazione per coloni o per braccianti, stalle per bovini e, forse, una piccola cappella, come vien da pensare guardando un fregio sul frontale di un vano, oggi aperto e di inspiegabile uso. Lungo il lato posteriore sono addossati ovili aperti da una successione di archi che si articolano per l'intero lato; parte di essi sono stati demoliti e se ne vedono chiaramente i segni sul muro perimetrale. Quasi al Centro dell'area della masseria si eleva una costruzione a torre a due piani formata da stalle nella parte inferiore e dall'appartamento del proprietario in quella superiore. Adiacente questa costruzione v'è una cisterna rialzata, quasi una stanza con unica apertura sul terrazzo. L'intera area è completata da un ampio spazio in cui molto probabilmente erano sistemati «li curti». All'esterno del perimetro c'è l'acquaro. Complessivamente la masseria «Nuova», se richiama addendi e caratteristiche delle altre masserie, presenta nella sua planimetria qualche elemento di novità che la libera da schemi tradizionali e convenzionali. Anche in questo forse era denominata «Nuova».","Fotografia1":"0B4DfLW7B1EjGZ2lQWno2VGRoVWM","Link1":"https://drive.google.com/uc?export=download&id=0B4DfLW7B1EjGZ2lQWno2VGRoVWM","Fotografia2":"0B4DfLW7B1EjGLV9qby1TV1VuQmM","Link2":"https://drive.google.com/uc?export=download&id=0B4DfLW7B1EjGLV9qby1TV1VuQmM","Fotografia3":"0B4DfLW7B1EjGdy04b0EtQnhqb1k","Link3":"https://drive.google.com/uc?export=download&id=0B4DfLW7B1EjGdy04b0EtQnhqb1k","Fotografia4":"0B4DfLW7B1EjGNnRlWVBLYS1HeDQ","Link4":"https://drive.google.com/uc?export=download&id=0B4DfLW7B1EjGNnRlWVBLYS1HeDQ","Fotografia5":"","Link5":"","Lat":"40.471755","Lon":"17.572836","Image":"https://drive.google.com/uc?export=download&id=0B4DfLW7B1EjGZ2lQWno2VGRoVWM","Imageok":"https://drive.google.com/file/d/0B4DfLW7B1EjGZ2lQWno2VGRoVWM/preview"},{"_id":65,"Id":65,"Nome_Originario":"Calo","name":"Calo","Uso":"Azienda agricola","Descrizione":"Si trova a circa 500 m a destra dell'8° km della strada Francavilla F. - Sava. L'antica denominazione della masseria era «Colantueni», oppure, come spesso appare nei documenti, «Greci». La designazione «Calò», con cui è riportata sui fogli di mappa catastali e sulla carta topografica dell'I.G.M si rifà al nome di proprietari che l'hanno posseduta e potenziata nell'arco del secolo XVIII. L'appartenenza ai Calò risulta nella Platea del 1727, dove il Notar Gio: Leonardo Calò rivela di possedere: «Una maseria nominata di Colantueni consistente in casa d'abitazione, case di paglia, casolaio, suppenne, curti, vasi d'acqua, ed altro, ed in tomola settecento in circa di terre tra fattizze, e macchiose, di questi tomola quattrocento in circa mi son pervenuti dagli eredi dei quondam Giuseppe Greco, e dal Dr. D. Geronimo Benadduci, redditizi al Castello d'Oyra, come si descriveranno nel presente libro nell'itinerario del Feudo del Castello, ut infra, e li restanti tomola duecento cinquanta pervenutami da Dragonetti, e moglie, i quali tomola duecento cinquanta circa sono confinanti, ed appresso le terre della Masseria del Dr. Giuseppe Oronzio Calò da levante, le terre della Masseria di D. na Giulia Maria Troiani di Casalnuovo da scirocco, ed altri; e sono li detti tomola duecento cinquanta terre non solo redditizie di decima di frutti, e prezzo alla Principal Corte di detta terra, alla quale sono anche soggette all'annuo canone di censo perpetuo di grana dieci». Negli anni successivi la masseria continuò ad appartenere agli eredi di Leonardo Calò fino alla fine del secolo, quando passò al Dr. Pietro Galasso. Nei primi decenni del 1800 divenne di proprietà del Demanio dal quale fu riscattata da Di Summa Francesco e Giuseppe. La masseria Calò in questo periodo confinava «a nord con i germani Forleo Costantino, i beni di Giuseppe Pietrangelo e canoni di Monteciminiello, ad ovest con le vigne della Masseria Visciglie e l'oliveto della Fergola; a sud con i fondi enfiteutici di Calò Vecchio e ad est con terreni della Masseria Pappaveri. La sua estensione è di ettari 204.63,25 o tomola 238,5 1/2 compresa anche la parte censita». Sappiamo anche che alla stessa data nella masseria si allevavano: 10 capi di bovini, 150 di ovini e due cavalli e che aveva un'estensione di circa 200 ettari, dei quali solo 40 attualmente sono di proprietà di Di Summa Giuseppe, (la restante parte è suddivisa in canoni versati a quest'ultimo). Il territorio della Masseria è coltivato ad oliveto, a seminativo e, in piccola parte, a vigneto. Da tempo non si pratica allevamento di bestiame. La costruzione della masseria, si presenta subito con un corpo centrale a due piani, alleggerito da un cornicione aggettante a cui sono adiacenti lateralmente corpi ad piano. Si accede per un portico ad arco su cui poggiano parte dei locali superiori. Sul cortile interno si affacciano stalle, un vecchio trappeto, locali di abitazione dei coloni e di deposito: sono ampie stanze con volte a crociera. In fondo al cortile si sviluppano lungo il muro di recinzione, a tratti rafforzato da contrafforti, rifugi coperti per animali. La fabbrica principale ha al piano inferiore capienti locali oggi adibiti a deposito, uno dei quali conserva tracce di un vecchio palmento; al piano superiore ci sono le stanze dei proprietari, razionalmente distribuite, alle quali si accedeva per una scala interna, adiacente all'ingresso. Il complesso edilizio presenta elementi di ristrutturazione e corpi aggiuntivi, adeguati all'attuale sistema di vita.","Fotografia1":"0B4DfLW7B1EjGSnBTOWd5elZxMzg","Link1":"https://drive.google.com/uc?export=download&id=0B4DfLW7B1EjGSnBTOWd5elZxMzg","Fotografia2":"0B4DfLW7B1EjGY3FERktSTkJrVFk","Link2":"https://drive.google.com/uc?export=download&id=0B4DfLW7B1EjGY3FERktSTkJrVFk","Fotografia3":"0B4DfLW7B1EjGY0ZIeENWMmluMVk","Link3":"https://drive.google.com/uc?export=download&id=0B4DfLW7B1EjGY0ZIeENWMmluMVk","Fotografia4":"","Link4":"","Fotografia5":"","Link5":"","Lat":"40.455495","Lon":"17.568243","Image":"https://drive.google.com/uc?export=download&id=0B4DfLW7B1EjGSnBTOWd5elZxMzg","Imageok":"https://drive.google.com/file/d/0B4DfLW7B1EjGSnBTOWd5elZxMzg/preview"},{"_id":66,"Id":66,"Nome_Originario":"Fergola","name":"Fergola","Uso":"Struttura quasi scomparsa","Descrizione":"La masseria prende il nome da una pianta locale, la «Freola», con infiorescenza biancastra e tronchetti leggerissimi, simili a bambù. Si trova a circa 1 km dall'abitato in mezzo a estesi oliveti, in luogo solitario e tranquillo, che si può raggiungere percorrendo per 9 km la strada Francavilia - Sava e per altri 2 km circa, sulla destra, una strada vicinale. La costruzione, nonostante sia divisa in due parti da un muro trasversale, appare un unico massiccio blocco architettonico che si affaccia su ampi cortili delimitati da muri di pietra. Adiacenti alle due entrate (una ad arco e l'altra tra pilastri di forma ottogonale, sormontati da capitelli) vi sono due spaziosi forni, probabilmente aggiuntivi, molto distanti dai corpi di fabbrica. Sul lato destro si affacciano locali ad un piano molto ampi, con volte a crociera. Uno dei portoni d'ingresso presenta elementi ornamentali sulle lesene. Di fronte si erge la costruzione centrale, a due piani, e, adiacente, una chiesetta al cui interno c'è ancora l'altare (anche se in disfacimento), il coro e nicchie. Tra la chiesetta e gli altri corpi di fabbrica laterali un piccolo ingresso porta in un giardino delimitato da un muro a secco, nel quale sono inseriti ricoveri chiusi e piccole stalle. Al di là del muro modesti spazi recintati ricordano l'esistenza di ovili per la presenza di abbeveratoi, di rifugi chiusi inseriti nel muro di cinta e di ingressi secondari. Costruzioni basse e orizzontali con funzioni di stalle dividono gli spazi abitati da quelli per gli animali. Alle stanze dei proprietari, situate al piano superiore si accede per una rampa di scale che doveva avere discreti elementi ornamentali. L'ampio appartamento è formato da capienti stanze con volte a crociera e con soffitto a padiglione; da una di esse si accedeva nel coro della chiesetta. Interessante è apparso lo spazio dei servizi: nella cucina v'è un ampio camino e un lavabo in pietra con condutture di entrata e di uscita dell'acqua, che veniva attinta da una cisterna sottostante, la cui imboccatura è adiacente al lavabo. Dalla cucina si esce su un piccolo terrazzo dove ci sono due servizi igienici incassati in due nicchie, chiuse da porticine, e una scala che porta ai lastrici. L'intero complesso edilizio della masseria è abbandonato e presenta segni di incendi e di atti vandalici. E' un peccato! Perchè questa è una delle masserie che ha conservato meglio la sua struttura settecentesca. Alla fine del 1600 apparteneva a Francesco Antonio Argentina. Fu acquistata nel 1702 dall'arciprete Francesco Maria Forleo, il quale la lasciò al fratello Donato Maria, che a sua volta, la trasmise al figlio Leonardo. Nella Platea del 1727 è intestata al dottor Donato Antonio Forleo ed è così descritta: «una masseria nominata le Curti della Fergola di tomola cento novanta uno, stoppelli due ed un quarto di stoppello terre tra fattizze e macchiose con torre, curti, cortile, case di paglia, case di merce, casolaio, suppenne, giardinetto, cinque cisterne di acqua, ed altri membri, sita in territorio di detta terra appresso li terreni della Massaria di Notare Giò Leonardo Calò da levante, li terreni della Massaria di Francesco Antonio Argentina, chiamata li Viscigli da tramontana, le terre demaniali di Francavilla da tramontana e ponente ed altri.Quale masseria è renditizia di decima di frutti e prezzo e di annui grana sessantasei e cavalli otto di censo perpetuo alla Marchesal Corte del Castello d'Oyra, la stessa fu comprata per il quondam mio fratello Dr. D. Francesco Maria Forleo comprata dal suddetto Francesco Antonio Argentina e da D. Livia Argentina, dai quali fu venduta diruta renditizia alla Principal Corte». Nel catasto del 1753-54 è chiamata «la Fevola», apparteneva a Donatantonio Maria Forleo, dottore in legge, ed era «[...] consistente in case di abitazioni, curti, suppenne, case di paglia, ed altri membri tomola quaranta uno di terre semensabili, cento cinquanta di terreni macchiosi con acquaro, cisterne [...]. Animali: bovi di carretta due, bovi di aratro due, una giumenta, pecore di frutto 60, capre di frutto 54». Dopo la formazione del successivo catasto del 1798 la masseria, nominata «La Fergola», fu concessa in enfiteusi al D. Oronzo Gigante di Sava. Ai Forleo è appartenuta fino ad oggi, come risulta dai documenti e dai catasti successivi. E' da ritenere che da più di un secolo non si sia più praticato allevamento di bestiame.","Fotografia1":"0B4DfLW7B1EjGdy1pc0ZuZWJoNW8","Link1":"https://drive.google.com/uc?export=download&id=0B4DfLW7B1EjGdy1pc0ZuZWJoNW8","Fotografia2":"0B4DfLW7B1EjGeVdUN1o3R3cxb0E","Link2":"https://drive.google.com/uc?export=download&id=0B4DfLW7B1EjGeVdUN1o3R3cxb0E","Fotografia3":"0B4DfLW7B1EjGLUFMd01VZVAwUEE","Link3":"https://drive.google.com/uc?export=download&id=0B4DfLW7B1EjGLUFMd01VZVAwUEE","Fotografia4":"","Link4":"","Fotografia5":"","Link5":"","Lat":"40.446483","Lon":"17.558285","Image":"https://drive.google.com/uc?export=download&id=0B4DfLW7B1EjGdy1pc0ZuZWJoNW8","Imageok":"https://drive.google.com/file/d/0B4DfLW7B1EjGdy1pc0ZuZWJoNW8/preview"},{"_id":67,"Id":67,"Nome_Originario":"Monteciminiello","name":"Monteciminiello","Uso":"Azienda agricola","Descrizione":"Si trova a destra della via che da Francavilla F. porta a Sava, in prossimità del serbatoio dell'E.A.A.P. Scrive P. Palumbo che «nel 1558 Giovanni Tommaso Di Maria vendeva a Gio: Carlo Martini porzione della masseria Monteciminiello sulla via di Sava. Nel 1565 Saracino Meo di Casalnuovo ne vendeva altra parte a Ortensio Pagano. Nel 1589 il capitano Mario Pagano cedeva quindici tomola a Giuseppe di Argentina. Nel 1592 Armellina Milizia ne permutava altra parte. Questa masseria si chiamava anche Lama della Gatta». Nella Platea del feudo di Francavilla del 1727 compare in testa al Dr. Geronimo Benadducci, nipote di Domenico Argentina, il cui casato l'aveva posseduta dal 1600. La masseria è così descritta: «di tomola trecento cinquanta incirca terre tra fattizze, e macchiose con abitato, curti, suppenne, giardino, vasi d'acqua, et altri membri nominata Monteciminiello, giusta la strada pubblica per la quale si va da Francavilla in Casalnuovo da levante, l'altra strada pubblica, per la quale si va dalla città d'Oyra in quella di Taranto da tramontana, li terreni della masseria del Dr. Geronimo Bax, e la masseria di notare Gio: Leonardo Calò da ponente, le terre che furono del Venerabile Ospedale d'Oyra, oggi dell'eccellentissimo Sign. Marchese d'Oyra da scirocco, et altri pervenutami dal quondam Domenico Argentina mio zio, e dal quondam Dr. Gio: Pietro Benadducci mio fratello, parte delli quali terreni sono compresi nel feudo del Castello d'Oyra, parte sono franche, parte comprese nel feudo comunale tra il Castello d'Oyra, e la Mensa Vescovile d'Oyra, parte redditizie al Feudo di S. Pietro Imbevagna, parte alla suddetta Mensa Vescovile d'Oyra, ut infra, e parte sono redditizie di decima di frutti, e prezzo alla suddetta Principal Corte di Francavilla, siti fra il comprensorio della presente porzione del Feudo grande, consistenti in tomola settanta quattro, e stoppelli due, e mezzo, divisi in tre partite». Dai Benadducci passò a Lamanna Gregorio, consigliere in Napoli, agli inizi del 1800, come si rivela nel catastuolo onciario di Francavilla del 1806-7. Nello stesso secolo passò in proprietà a Iurlaro Alfonso, e comunque questi la possedeva nel 1877, secondo le notizie offerte dalla relazione igienico sanitaria di Generoso Calò. La masseria aveva una discreta estensione di terre scarsamente coltivabili; vi si praticava un modesto allevamento di bestiame, scomparso quasi definitivamente fin dalla seconda metà del 1800. Fino al 1950 la masseria era divisa in quattro quote appartenenti a Iurlaro Luigi, Iurlaro Cesare, Iurlaro Pasquale sacerdote, Agnusdei Francesco. Si allevava una discreta quantità di ovini. Oggi l'estensione complessiva della masseria, frantumata in molte quote formatesi dalle successioni di eredità, si aggira a 150 ettari e comprende terre prevalentemente aride coltivate ad oliveto, seminativo e in piccola parte a vigneto. Ci sono stati timidi tentativi di colture irrigue, ma con scarsi risultati a causa della carenza di acque sotterranee e la natura del suolo «tufigno». Proprio questa caratteristica naturale del terreno ha stimolato nella tradizione popolare fantastici racconti sul rinvenimento di numerose «occhiature», legate ad antichi insediamenti umani. Intorno alla masseria numerose villette fanno di questa zona una residenza estiva. Le aziende agricole sono a conduzione diretta, con l'utilizzazione di manodopera stagionale. La costruzione ha più ingressi dei quali quello principale si apre ad ovest, come molte masserie del nostro agro. Esternamente si estende un'ampia aia e sorge un fresco rifugio, che secondo i riferimenti dei proprietari fornisce momenti di riposo alla manodopera bracciantile. Un alto muro recinge l'impianto sul quale si innalza maestosa la costruzione padronale turrita. Lungo il lato sinistro vi sono ovili aperti dalla solita successione di archi. Nelle vicinanze della masseria si trova Poggio Monteciminiello, abbandonato e in rovina, che quasi certamente avrà avuto nel passato funzione di «iazzo». Il poggio è di proprietà degli eredi Palmisano, ha una superficie di pochi ettari coltivati a seminativo e vigneto. L'impianto aveva l'ingresso ad est, oggi murato, attraverso un portale ad arco inserito tra locali di abitazione ad unico piano e una chiesetta , che conserva ancora l'altare, anche se cadente. Questa aveva due accessi: uno dall'esterno della masseria, l'altro dall'interno. A destra della chiesetta quasi separata da un muretto, vi sono le stalle, che si affacciano su ampi spazi aperti. Altre stalle, e comunque altri locali spaziosi esistevano sicuramente sul lato destro,attaccate alle costruzioni centrali su cui se ne intravedono i segni. Il muro di recinzione non esiste quasi più per cui è difficile ricostruire gli spazi annessi.","Fotografia1":"","Link1":"","Fotografia2":"","Link2":"","Fotografia3":"","Link3":"","Fotografia4":"","Link4":"","Fotografia5":"","Link5":"","Lat":"nessunrisultato","Lon":"nessunrisultato","Image":"https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/a/a7/Blank_image.jpg","Imageok":"https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/a/a7/Blank_image.jpg"},{"_id":68,"Id":68,"Nome_Originario":"Panemolle","name":"Panemolle","Uso":"Azienda agricola","Descrizione":"Vi si giunge percorrendo la strada Francavilla F. - Manduria per circa 3 km; al secondo incrocio si devia a sinistra verso Oria; la masseria è visibile sul lato destro dopo circa 2 km. E riportata sulle carte delI'I.G.M., ma rivela poche caratteristiche di masseria. Ultimamente parte della sua estensione è stata frazionata e venduta; oggi è ridotta a 8 ettari di proprietà di Di Geronimo Giuseppe, coltivati a vigneto, oliveto e colture varie tramite conduzione diretta. La struttura edilizia, residenza estiva dei proprietari, appartiene per metà a Di Geronimo Giuseppe e per metà alle sorelle Di Geronimo Cira e Michelina. Gli ingressi si aprono ad est lungo un frontale che architettonicamente denota diverse vicende costruttive. L'ingresso principale, che immetteva nelle stanze dei proprietari, emerge dal resto della facciata con pietre a «bugnato».Ai lati altri due ingressi simili immettevano in un trappeto, di cui si conservano ancora alcuni accessori, e in locali di deposito. Altri due ingressi quasi all'estremità della lunga facciata immettevano sulla destra in un modesto ovile e ai «curti» passando per un corridoio, sulla sinistra a stalle e all'agrumeto, che si estendeva anche nella parte retrostante la costruzione. Interessante appare la tipologia architettonica del muro ad est che all'interno ha, addossato, un avancorpo costituito da arcate che incorniciano portali d'ingresso. Le volte delle stanze di abitazione sono a crociera, tutte le altre a botte. La masseria compare con questa denominazione nel catasto del 1798 trai beni del Dr. D. Pietro Galasso, ma già allora era meglio definita un poggio: «un'altra massaria, o sia Pogio detto di Panemolle». Non compare, circa un secolo dopo, nella relazione igienico - sanitaria di G. Calò del 1877, pertanto si può ritenere che nel secolo scorso abbia avuto una destinazione d'uso di piccola azienda dì importanza irrilevante.","Fotografia1":"","Link1":"","Fotografia2":"","Link2":"","Fotografia3":"","Link3":"","Fotografia4":"","Link4":"","Fotografia5":"","Link5":"","Lat":"nessunrisultato","Lon":"nessunrisultato","Image":"https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/a/a7/Blank_image.jpg","Imageok":"https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/a/a7/Blank_image.jpg"}], "fields": [{"id": "_id", "type": "int"}, {"id": "Id", "type": "numeric"}, {"id": "Nome_Originario", "type": "text"}, {"id": "name", "type": "text"}, {"id": "Uso", "type": "text"}, {"id": "Descrizione", "type": "text"}, {"id": "Fotografia1", "type": "text"}, {"id": "Link1", "type": "text"}, {"id": "Fotografia2", "type": "text"}, {"id": "Link2", "type": "text"}, {"id": "Fotografia3", "type": "text"}, {"id": "Link3", "type": "text"}, {"id": "Fotografia4", "type": "text"}, {"id": "Link4", "type": "text"}, {"id": "Fotografia5", "type": "text"}, {"id": "Link5", "type": "text"}, {"id": "Lat", "type": "text"}, {"id": "Lon", "type": "text"}, {"id": "Image", "type": "text"}, {"id": "Imageok", "type": "text"}], "_links": {"start": "/api/3/action/datastore_search?resource_id=014f586b-5df7-454b-b07a-3313a491fa27", "next": "/api/3/action/datastore_search?resource_id=014f586b-5df7-454b-b07a-3313a491fa27&offset=100"}, "total": 68, "total_was_estimated": false}}